Zingaretti e linea Pd verso il voto…

Si tratta di voci di corridoio che trovano conferme importanti ma non certezze, ma sembra che Nicola Zingaretti abbia iniziato a nutrire seri dubbi sul governo con il Movimento 5 Stelle e Italia Viva.

La coalizione giallorossa è nata – inutile negarlo – anche per mettere la parola fine all’irresistibile ascesa del salvinismo. Missione fallita. Il leader della Lega continua a crescere nei sondaggi a discapito delle forze politiche al governo.

Il clima di perenne tensione tra il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Italia Viva sta facendo il gioco di Salvini, che ha conquistato l’Umbria con il minimo sforzo e che ha messo nel mirino l’Emilia Romagna. E una vittoria della Lega, non così improbabile, nella Roccaforte Rossa dell’Italia potrebbe avere serie ripercussioni. Nicola Zingaretti vorrebbe salvare il salvabile lasciando il governo e affidandosi alle urne, che potrebbero incoronare il Pd come primo partito di opposizione. A quel punto i dem sarebbero liberi di esprimersi rimanendo fedeli alla propria identità e potrebbe iniziare un nuovo capitolo della sfida a Centrodestra. Con il MoVimento che potrebbe essere relegato a un ruolo marginale. Il Movimento 5 Stelle è nel pieno della peggior crisi dal momento della sua nascita. Il governo con il Pd, tollerato a malapena dalla maggioranza della base, sta portando voti alla Lega invece che ai pentastellati. Le frizioni sono confermate da due eventi di una certa rilevanza: il primo è la decisione della Fattori di lasciare i pentastellati, il secondo è che la votazione sul capogruppo alla Camera si è conclusa con un clamoroso nulla di fatto.

La spaccatura all’interno del Movimento 5 Stelle è tragicamente confermata dalla votazione per il Capogruppo alla Camera. La fumata nera fa emergere le due anime pentastellate. Due anime che si combattono e che forse hanno un solo obiettivo in comune. Scardinare Luigi Di Maio dalla posizione di leader troppo autoritario e incapace di far fronte alla deriva del MoVimento. Sia dal punto di vista ideologico che da quello elettorale.  Di Maio sembra in balìa degli eventi. La sterzata a sinistra che ha portato il Movimento 5 Stelle al fianco del Partito democratico ha confuso anche il leader del MoVimento, forse uno dei pochi disposti a tornare al tavolo con le trattative con Matteo Salvini. Ad oggi il leader pentastellato si muove in modo autonomo, senza tenere conto delle posizioni del Pd ma senza poter riprendere la politica orientata a destra che aveva inaugurato in occasione dell convivenza con la Lega. E Conte sembra decisamente più distante di quanto non si ipotizzasse in un primo momento. Nello scacchiere politico il premier sembra decisamente più vicino ai dem che ai pentastellati. Di fatto Luigi Di Maio è un uomo solo al comando di una barca alla deriva.

 Il Movimento 5 Stelle deve fare i conti anche con l’addio di Elena Fattori. Non senza polemiche. Nel post con il quale ha annunciato il suo passaggio al Gruppo Misto, l’ormai ex pentastellata ha accusato il capitano di averla lasciata senza acqua e pane.

Salvini continui a costruire e ad ampliare il suo consenso mentre Pd e M5S continuano a calare. Se le forze al governo non dovessero iniziare a remare nella stessa direzione non si escludono clamorosi colpi di scena diretti questa volta da Zingaretti, che potrebbe stroncare anche le ambizioni di Matteo Renzi.

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