Zingaretti crede alle intese coi 5S anche alle regionali

Non sarà una cosa semplice arrivare a un’alleanza di fatto tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

L’ipotesi di alleanza giallorossa anche sui territori piace, forse più ai dirigenti dem nazionali che alle federazioni locali, ma il tema tiene banco ovunque. A darle definitivamente forza sono state le parole di Dario Franceschini, eminenza dem nel Conte bis, che ha scandito un ‘Se lavoreremo bene, potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena’.

Insomma, lo stesso ragionamento alla base dell’alleanza di governo. La linea è stata pienamente condivisa anche dal segretario Nicola Zingaretti, che ha sottolineato il necessario ‘rispetto delle realtà locali’, ma ‘se governiamo su un programma chiaro l’Italia, perché non provare anche nelle regioni ad aprire un processo per rinnovare e cambiare?’.

Del resto, l’alleanza  nelle regioni alle urne era stato l’argomento dibattuto sottobanco tra dem e grillini già durante i giorni delle trattative per il governo. Anche nelle ore più difficili, più di un zingarettiano aveva ripetuto che ‘il governo è fatto, ora si discute delle regioni’. A prima vista due mondi distanti. A ben vedere, invece, è impossibile slegare il governo nazionale dalle elezioni regionali.

La strategia regina della Lega per picconare l’Esecutivo è quello di umiliarlo, conquistando tutte e quattro le regioni prossime al voto. Così, ragiona Salvini, si dimostrerà che chi è maggioranza in Parlamento non lo è nel paese. Fermare la Lega non solo in Aula ma anche nelle regioni, dunque, diventa cruciale per la sopravvivenza dell’Esecutivo.

E’ chiaro, che se davvero l’alleanza territoriale si formerà, il Pd non potrà pensare di fagocitare tutti i candidati. Spartire le candidature alle regionali con lo stesso bilancino usato per le nomine di governo, tuttavia rischia di far saltare il banco.

E’ la legge elettorale delle regioni a rendere la scelta di un’alleanza Pd- 5 Stelle quasi obbligata. Non esiste il secondo turno come per i sindaci, dunque governa la compagine che conquista la maggioranza relativa e il centrodestra composto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è nettamente favorito.

Quel che è certo è che – alleanza o meno – le regionali saranno la cartina tornasole non solo dell’operato del neonato governo, ma anche del gradimento.

È pur vero che nell’era dei social e della comunicazione veloce fondata sull’istant sentiment, sembrano passati decenni dalle assicurazioni sulla vita di Salvatore Romeo a favore della sindaca Virginia Raggi, dell’affare Raffaele Marra, degli svariati assessori dimessi e dismessi, del pasticcio brutto del nuovo stadio della Roma, con tanto di arresti e inchiesta della magistratura, per non parlare della grave situazione relativa alle municipalizzate, comprese le reiterate emergenze della raccolta dei rifiuti e del trasporto urbano, le strade colabrodo e il verde pubblico nella più totale incuria.

Virginia Raggi che, da peggior sindaco della storia di Roma – a sentire la vulgata dell’opposizione Pd in Campidoglio – diventerebbe un’alleata.

L’esportazione del ‘modello Lazio’ – inteso come governo della Regione fondato sull’accordo mai troppo nascosto tra i partiti a sostegno del presidente Nicola Zingaretti e i consiglieri pentastellati – si è imposto a livello nazionale, ma ciò non vuol dire che possa farlo senza tentennamenti anche a livello romano. Il Pd Roma ha impostato tutta la sua comunicazione dell’ultimo anno e mezzo a contrastare la consiliatura di Virginia Raggi e non ci si immagina con quale faccia possa domani cambiare registro.

Il pericolo reale è quello di dare il via a una campagna elettorale a spron battuto da parte della Lega di Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Magari prefigurando già da ora, in occasione delle prossime elezioni capitoline, una revanche populista che possa trovare nuova linfa proprio da un’eventuale vittoria a Roma. Se non avverrà ancor prima, in occasione delle prossime e imminenti elezioni regionali in Umbria, Emilia Romagna e Calabria.

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