{"id":461218,"date":"2026-10-24T07:52:00","date_gmt":"2026-10-24T05:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/?p=461218"},"modified":"2026-10-21T17:09:30","modified_gmt":"2026-10-21T15:09:30","slug":"sciopero-dei-panificatori-perche-il-pane-potrebbe-costare-di-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/sciopero-dei-panificatori-perche-il-pane-potrebbe-costare-di-piu\/","title":{"rendered":"Sciopero dei panificatori: perch\u00e9 il pane potrebbe costare di pi\u00f9?"},"content":{"rendered":"<p>Il pane \u00e8 l\u2019alimento pi\u00f9 quotidiano che ci sia, e per questo ogni variazione del suo prezzo si nota subito. Centinaia di fornai hanno scelto di farlo mancare per qualche giorno, spegnendo i forni e abbassando le serrande in segno di protesta.<\/p>\n<p>Lo sciopero del pane si \u00e8 unito alla mobilitazione di camionisti e agricoltori contro il caro gasolio: sul tavolo ci sono rincari che toccano ogni voce di spesa di un panificio e un rapporto sempre pi\u00f9 teso con la grande distribuzione.<\/p>\n<p>Lo sciopero del pane: cosa sta succedendo<br \/>\nFarina, gas e imballaggi: i rincari che pesano sui forni<br \/>\nIl pane a 3,80 euro al chilo<br \/>\nIl nodo dei supermercati e del pane reso<br \/>\nCosa chiedono i panificatori<br \/>\nLo sciopero del pane: cosa sta succedendo<br \/>\nLa protesta \u00e8 partita il 16 ottobre in Calabria, in provincia di Cosenza, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale del pane. A dare il via sono stati 31 panificatori dell\u2019Alto Ionio cosentino, che hanno raggiunto la statale 106 nella piana di Sibari per presidiarla insieme agli autotrasportatori. Nel giro di pochi giorni le adesioni sono salite fino a coinvolgere 873 forni di tutta la provincia, quasi tutti piccole attivit\u00e0 a conduzione familiare.<\/p>\n<p>La serrata era stata pensata per due giorni ed \u00e8 stata poi prolungata almeno fino al 20 ottobre. Al presidio si sono uniti anche alcuni colleghi arrivati da altre regioni, tra cui la Sicilia, mentre i sindaci della Sibaritide hanno scritto al ministro dell\u2019Agricoltura per chiedere un confronto diretto sulle difficolt\u00e0 del settore. La mobilitazione dei forni si inserisce in un\u2019ondata pi\u00f9 ampia, che al Sud coinvolge camionisti e agricoltori contro l\u2019aumento del prezzo del gasolio e manifestanti scesi in piazza contro il carovita.<\/p>\n<p>Farina, gas e imballaggi: i rincari che pesano sui forni<br \/>\nI panificatori in protesta hanno messo in fila i costi che stanno mettendo in difficolt\u00e0 le loro attivit\u00e0. La farina, da met\u00e0 settembre, \u00e8 aumentata di 10 euro al quintale e ha raggiunto i 60 euro. Carta e plastica, indispensabili per confezionare il pane, hanno registrato rincari che arrivano al 50%.<\/p>\n<p>Uno dei fornai ha indicato anche il prezzo del gas, salito a 1,10 euro al litro con un aumento di 70 centesimi. A queste voci si sommano la bolletta elettrica e il costo della vita in generale, che porta i dipendenti a chiedere stipendi pi\u00f9 alti: una richiesta che gli stessi titolari dei forni considerano legittima.<\/p>\n<p>Il pane a 3,80 euro al chilo<br \/>\nLe conseguenze rischiano di arrivare presto sul banco. Uno dei panificatori ha annunciato che dal primo novembre sar\u00e0 costretto a portare il prezzo del pane da 3 a 3,80 euro al chilo, con un aumento di 80 centesimi (poco meno del 27%).<\/p>\n<p>Si tratta della scelta di un singolo forno e i listini restano diversi da zona a zona e da negozio a negozio. Il segnale per\u00f2 pesa, perch\u00e9 riguarda un alimento che due italiani su tre portano in tavola ogni giorno.<\/p>\n<p>Il nodo dei supermercati e del pane reso<br \/>\nNel mirino dei fornai c\u2019\u00e8 anche la grande distribuzione organizzata. Secondo uno dei partecipanti alla protesta, i supermercati avrebbero fatto sapere che, in caso di un aumento di 80 centesimi, met\u00e0 della differenza dovrebbe andare a loro; in alternativa il pane resterebbe fuori dagli scaffali.<\/p>\n<p>Un altro punto dolente \u00e8 il cosiddetto reso, cio\u00e8 il pane invenduto che torna indietro al produttore. Per chi lo sforna significa farsi carico del costo di ci\u00f2 che resta a fine giornata, una pratica che, secondo i panificatori in protesta, viene applicata soltanto nelle regioni a sud di Roma.<\/p>\n<p>Cosa chiedono i panificatori<br \/>\nLa richiesta principale riguarda le agevolazioni contributive per le assunzioni: senza un sostegno sul costo del lavoro, avvertono i fornai, il mestiere rischia di scomparire. Alcuni di loro hanno raccontato di aver provato a coinvolgere la Regione, lamentando un\u2019attenzione rivolta soprattutto ai finanziamenti per il fotovoltaico e l\u2019eolico industriali.<\/p>\n<p>Il primo banco di prova arriver\u00e0 con i listini di novembre, quando si capir\u00e0 quanti forni seguiranno la strada degli aumenti annunciati e quanto di questi rincari arriver\u00e0 sul conto di chi compra il pane ogni mattina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pane \u00e8 l\u2019alimento pi\u00f9 quotidiano che ci sia, e per questo ogni variazione del suo prezzo si nota subito. Centinaia di fornai hanno scelto di farlo mancare per qualche giorno, spegnendo i forni e abbassando le serrande in segno di protesta. 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