{"id":460597,"date":"2026-10-12T07:28:00","date_gmt":"2026-10-12T05:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/?p=460597"},"modified":"2026-10-09T15:37:49","modified_gmt":"2026-10-09T13:37:49","slug":"ue-usa-cina-un-ottobre-decisivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/ue-usa-cina-un-ottobre-decisivo\/","title":{"rendered":"UE-Usa-Cina, un ottobre decisivo"},"content":{"rendered":"<p>Pechino pu\u00f2 permettersi di aspettare, Bruxelles molto meno. Con un deficit commerciale che sfiora un miliardo di euro al giorno, industrie europee sempre pi\u00f9 esposte alla concorrenza cinese e dipendenze strategiche difficili da ridurre, l\u2019Unione europea entra in una fase decisiva del rapporto con la Cina. La posta in gioco va oltre il risultato di un negoziato commerciale: \u00e8 la capacit\u00e0 dell\u2019Europa di trasformare il proprio peso economico in potere negoziale, senza compromettere la coesione interna. E molto del futuro si gioca nelle prossime settimane.<\/p>\n<p>Parliamo di questo momento cruciale nelle relazioni UE-Cina, che parte con la missione del commissario europeo al Commercio Maro\u0161 \u0160ef\u010dovi\u010d a Pechino, ma si snoda sulla svolta franco-tedesca riguardo alla difesa industriale e quello che in un nuovo non-paper. Il termine &#8220;non-paper&#8221; si riferisce a un documento informale o non ufficiale, spesso utilizzato in contesti internazionali per esplorare accordi senza che chi lo presenta debba pronunciarsi ufficialmente sulle questioni in discussione. \u00c8 noto anche come &#8220;aide-m\u00e9moire&#8221; e viene utilizzato per testare la reazione dei membri di un&#8217;organizzazione, come l&#8217;Unione Europea, prima di rivelare una proposta ufficiale.<\/p>\n<p>La posta Maro\u0161 \u0160ef\u010dovi\u010d \u00e8 arrivato a Pechino per due giorni di colloqui con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, l\u20198 e il 9 ottobre. La Commissione europea cerca risultati tangibili per riequilibrare una relazione commerciale sempre pi\u00f9 asimmetrica, dopo mesi di negoziati tecnici avviati a giugno. I numeri spiegano l\u2019urgenza: nel 2025 l\u2019UE ha importato dalla Cina beni per circa 559 miliardi di euro, esportandone per circa 200 miliardi. Il deficit ha raggiunto quasi 360 miliardi, mentre nel solo secondo trimestre del 2026 ha superato i 100 miliardi. Ma il problema, per Bruxelles, non riguarda soltanto la bilancia commerciale. Le importazioni cinesi a basso costo esercitano una pressione crescente su comparti industriali considerati strategici: automotive, chimica, farmaceutica, aerospazio e macchinari. La Commissione punta a ottenere impegni concreti su accesso al mercato, gestione dei flussi commerciali e prevedibilit\u00e0 delle esportazioni di materiali critici. Tra le ipotesi discusse figurano restrizioni volontarie alle esportazioni e quote per determinati prodotti, soluzioni verso cui Pechino ha gi\u00e0 espresso forti riserve, soprattutto nel settore dei veicoli elettrici. La Cina dispone inoltre di una leva importante: il controllo di segmenti cruciali della lavorazione delle terre rare e della produzione di magneti permanenti, indispensabili per automotive, difesa e tecnologie pulite. Le restrizioni introdotte nel 2025 hanno mostrato quanto rapidamente queste dipendenze possano trasformarsi in vulnerabilit\u00e0 industriali.<\/p>\n<p>E mentre \u0160ef\u010dovi\u010d negozia, la pressione politica aumenta anche in Europa. Il 5 ottobre Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno inviato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen una proposta congiunta per rafforzare la risposta europea alle distorsioni sistemiche del commercio internazionale. \u00c8 un passaggio significativo soprattutto per la Germania, tradizionalmente pi\u00f9 prudente rispetto a misure commerciali capaci di provocare ritorsioni cinesi. Parigi e Berlino chiedono di utilizzare pi\u00f9 rapidamente gli strumenti gi\u00e0 disponibili e di costruirne di nuovi, compreso un meccanismo che consentirebbe, in circostanze particolarmente gravi, di limitare l\u2019accesso al mercato unico.<\/p>\n<p>Il corridoio \u00c8 qui che entra in gioco l\u2019\u201cOctober decision corridor\u201d. La missione di \u0160ef\u010dovi\u010d dell\u20198\u20139 ottobre costituisce il primo test. Seguono il Consiglio Affari esteri del 12 ottobre, il Consiglio Affari generali del 13 e soprattutto il Consiglio europeo del 15\u201316 ottobre. Il confronto proseguir\u00e0 poi con la riunione informale dei ministri del Commercio del 22\u201323 ottobre. \u00c8 questo il \u201cdecision corridor\u201d lungo cui passa parte del prossimo futuro delle relazioni sino-europee. Ogni passaggio pu\u00f2 aumentare la pressione politica su quello successivo. Un risultato negoziale concreto a Pechino potrebbe contribuire a calibrare la risposta europea. Concessioni limitate o difficilmente verificabili potrebbero invece rafforzare la richiesta franco-tedesca di accelerare gli strumenti di difesa commerciale. L\u2019aspetto interessante \u00e8 che i due percorsi non si escludono. Nel non-paper si descrive una strategia parallela: continuare il dialogo con Pechino, utilizzare subito gli strumenti esistenti e costruire nel frattempo una capacit\u00e0 europea di risposta pi\u00f9 ampia. Il vero interrogativo non \u00e8 dunque se Bruxelles debba negoziare oppure difendersi. \u00c8 come rendere credibili entrambe le opzioni.<\/p>\n<p>Tre nodi<br \/>\n1. Potere di mercato: La proposta franco-tedesca segna un cambiamento nel modo in cui l\u2019Europa concepisce la propria politica commerciale. Finora Bruxelles ha prevalentemente affrontato le distorsioni attraverso indagini su singoli prodotti, dazi antidumping e misure antisovvenzioni. Macron e Merz propongono di affiancare a questi strumenti una risposta capace di intervenire quando lo squilibrio investe interi settori industriali.<\/p>\n<p>2. L\u2019asimmetria temporale: L\u2019Europa dispone di un mercato di circa 450 milioni di consumatori, di poteri regolatori e di strumenti capaci di imporre costi significativi ai partner commerciali. Ma attivarli richiede procedure, coordinamento e consenso politico. La Cina possiede invece strumenti pi\u00f9 concentrati e immediati. Pu\u00f2 rallentare licenze per materiali critici, avviare indagini contro esportazioni europee o esercitare pressioni amministrative sulle imprese presenti nel proprio mercato. <\/p>\n<p>3. Il paradosso politico: Il consenso europeo verso una maggiore protezione industriale potrebbe ampliarsi anche con l\u2019affermazione di governi pi\u00f9 conservatori. Reciprocit\u00e0 commerciale, difesa della manifattura, preferenza europea e controllo degli investimenti cinesi sono temi che attraversano diverse famiglie politiche. Ma sostenere una politica commerciale pi\u00f9 assertiva non equivale necessariamente ad accettare un maggiore trasferimento di poteri a Bruxelles. Il non-paper evidenzia una possibile tensione: governi favorevoli a misure pi\u00f9 dure verso la Cina potrebbero opporsi alla discrezionalit\u00e0 della Commissione, al voto a maggioranza qualificata inversa o a meccanismi comuni di finanziamento e compensazione. Le prossime scadenze elettorali in Spagna, Francia, Italia e Polonia rendono questa distinzione particolarmente importante. <\/p>\n<p>LA VARIABILE AMERICANA<br \/>\nIl negoziato europeo si svolge inoltre in un contesto internazionale che pu\u00f2 influenzare i calcoli di Pechino. Il non-paper richiama la visita di Stato di Donald Trump e Xi Jinping del 24 settembre, caratterizzata da un clima politico relativamente disteso ma senza svolte sostanziali sulle principali questioni strategiche. Con le elezioni americane di met\u00e0 mandato previste per il 3 novembre, sbocco indiretto del corridoio decisionale di ottobre, Washington ha incentivi a contenere nuove turbolenze economiche. Per Pechino, questa finestra potrebbe ridurre l\u2019urgenza di fare concessioni significative anche all\u2019Europa. Il punto, per\u00f2, non \u00e8 immaginare un coordinamento automatico tra Washington e Bruxelles. Le due capitali condividono alcune preoccupazioni sulle dipendenze industriali e sulle distorsioni commerciali, ma operano attraverso strumenti e priorit\u00e0 differenti. L\u2019Europa vuole mantenere un mercato relativamente aperto, preservando al tempo stesso la capacit\u00e0 di intervenire contro pratiche considerate sistemicamente dannose. In questa prospettiva, la stabilit\u00e0 temporanea del rapporto USA-Cina pu\u00f2 rappresentare sia un\u2019opportunit\u00e0 diplomatica sia un incentivo per Pechino ad attendere, verificando quanto sia solido il nuovo consenso europeo.<\/p>\n<p>OLTRE OTTOBRE<br \/>\nIl Consiglio europeo del 15\u201316 ottobre non risolver\u00e0 da solo gli squilibri commerciali tra Bruxelles e Pechino. Potrebbe per\u00f2 stabilire se la risposta europea rester\u00e0 una somma di interventi settoriali oppure inizier\u00e0 ad assumere la forma di una strategia coordinata di sicurezza economica. Allo stesso modo, strumenti pi\u00f9 incisivi contro la Cina potrebbero rivelarsi politicamente difficili da utilizzare se gli Stati membri non fossero pronti a condividere i costi delle eventuali ritorsioni. Il vero risultato dell\u2019\u201cOctober decision corridor\u201d andr\u00e0 quindi misurato non soltanto sulle concessioni ottenute da Pechino, ma sulla capacit\u00e0 dell\u2019Unione di rendere coerenti diplomazia, difesa commerciale e politica industriale. Perch\u00e9 il punto non \u00e8 chiudere il mercato europeo alla Cina, ma \u00e8 stabilire a quali condizioni mantenerlo aperto, e dotarsi della capacit\u00e0 politica e industriale necessaria per far rispettare quelle condizioni.<br \/>\nIl Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cenato con l\u2019amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei ma ha ribadito la sua contrariet\u00e0 a rallentare lo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale. Trump ha anche ripetuto la sua convinzione che nuove regolamentazioni rischierebbero di permettere alla Cina di superare gli Stati Uniti nella corsa all\u2019IA. Pur riconoscendo le preoccupazioni di Amodei sui rischi di uno sviluppo troppo rapido dell\u2019intelligenza artificiale, il presidente ha affermato che per Washington \u00e8 pi\u00f9 importante mantenere il vantaggio tecnologico su Pechino. \u00abSiamo avanti alla Cina di circa un anno e mezzo\u00bb, ha detto Trump a Fox News. \u00abSiamo in testa e stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perch\u00e9 dovremmo rinunciarci?\u00bb. <\/p>\n<p>In un\u2019intervista andata in onda domenica sulla Nbc, a Meet the Press, il cofondatore di Microsoft Bill Gates ha detto che vorrebbe incontrare Trump per discutere di intelligenza artificiale. <\/p>\n<p>\u00abSpero che, considerando il lavoro di tutta la mia vita in questo settore, il fatto che io dica quanto questa tecnologia sia unica, diversa e quanto mi preoccupi, possa aggiungersi a ci\u00f2 che sta gi\u00e0 ascoltando da altri\u00bb, ha dichiarato Gates, riecheggiando gli appelli di Amodei e di altri per nuove regole. \u00abLe forze dell\u2019ordine e i politici devono entrare nella discussione su quali debbano essere le garanzie e i sistemi di monitoraggio. E questo deve diventare obbligatorio\u00bb.<br \/>\nTrump aveva gi\u00e0 definito una \u00abbufala\u00bb il coro delle preoccupazioni sull\u2019IA. Gates ha invece sostenuto che le garanzie non ostacolerebbero in modo significativo l\u2019industria e che i rischi di non introdurle sono reali. \u00abNon \u00e8 affatto una bufala\u00bb, ha detto alla Nbc.  L\u2019ex ricercatore di Anthropic Jacob Coxon ha avvertito che l\u2019IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio, spingendo alcuni parlamentari americani a chiedere nuove regole. Evan Hubinger, responsabile della ricerca sull\u2019allineamento di Anthropic, ha rilanciato l\u2019allarme: secondo lui c\u2019\u00e8 una probabilit\u00e0 superiore al 10 per cento che un simile evento si verifichi entro i prossimi dieci anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pechino pu\u00f2 permettersi di aspettare, Bruxelles molto meno. 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