{"id":460577,"date":"2026-10-08T16:08:44","date_gmt":"2026-10-08T14:08:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/?p=460577"},"modified":"2026-10-08T16:08:47","modified_gmt":"2026-10-08T14:08:47","slug":"e-adesso-il-governo-meloni-deve-ridistribuire-la-spesa-con-uninflazione-al-42","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/e-adesso-il-governo-meloni-deve-ridistribuire-la-spesa-con-uninflazione-al-42\/","title":{"rendered":"E adesso il governo Meloni deve ridistribuire la spesa con un\u2019inflazione al 4,2%"},"content":{"rendered":"<p> Un\u2019inflazione al 4,2% cambia il quadro economico e costringe il governo Meloni a misurarsi con una questione che non pu\u00f2 essere rinviata: come ridistribuire la spesa pubblica senza trasformare l\u2019aumento dei prezzi in una nuova perdita di potere d\u2019acquisto e senza compromettere gli equilibri dei conti dello Stato. Non \u00e8 soltanto una questione di cifre. Quando i prezzi crescono a questo ritmo, una parte delle risorse disponibili viene assorbita automaticamente dal maggiore costo di beni, servizi, energia, trasporti e prestazioni pubbliche. Il bilancio dello Stato, quindi, non \u00e8 pi\u00f9 neutrale rispetto all\u2019inflazione: alcune voci diventano pi\u00f9 onerose, mentre redditi e consumi delle famiglie possono perdere capacit\u00e0 reale anche quando gli importi nominali non diminuiscono. Il problema politico per Palazzo Chigi \u00e8 che non esiste una soluzione indolore. Se l\u2019obiettivo \u00e8 proteggere famiglie e imprese, occorre destinare pi\u00f9 risorse a quelle categorie maggiormente esposte all\u2019aumento del costo della vita. Ma ogni nuova spesa deve trovare una copertura, soprattutto in un contesto nel quale il margine di manovra della finanza pubblica non \u00e8 illimitato. La scelta, dunque, non consiste semplicemente nello spendere di pi\u00f9, ma nello stabilire quali priorit\u00e0 finanziare e quali altre voci ridimensionare. \u00c8 qui che entra in gioco la ridistribuzione della spesa. Il governo dovrebbe verificare con maggiore severit\u00e0 l\u2019efficacia delle misure gi\u00e0 finanziate, distinguendo ci\u00f2 che produce un risultato economico e sociale misurabile da ci\u00f2 che continua a essere finanziato soprattutto per inerzia. In una fase di inflazione elevata, ogni euro pubblico ha un costo-opportunit\u00e0 pi\u00f9 evidente: destinarlo a una misura significa rinunciare a utilizzarlo altrove. La politica economica dovrebbe quindi diventare meno dispersiva e pi\u00f9 selettiva. La prima priorit\u00e0 dovrebbe essere la difesa del reddito reale. Non attraverso interventi generalizzati e indistinti, che rischiano di essere costosi e poco efficienti, ma concentrando le risorse sui redditi pi\u00f9 esposti alla perdita di potere d\u2019acquisto. Famiglie con redditi bassi, lavoratori con salari stagnanti e pensionati con minore capacit\u00e0 di assorbire gli aumenti dei prezzi sono i soggetti per i quali l\u2019inflazione produce gli effetti pi\u00f9 immediati. Una politica di sostegno efficace dovrebbe partire da qui. Il secondo fronte riguarda le imprese. L\u2019aumento dei prezzi non \u00e8 automaticamente un vantaggio per chi produce: se crescono contemporaneamente energia, materie prime, trasporti, finanziamenti e costo del lavoro, una parte consistente dell\u2019aumento dei ricavi pu\u00f2 essere semplicemente nominale. Il rischio \u00e8 che le imprese pi\u00f9 fragili riducano gli investimenti, rinviino le assunzioni o trasferiscano integralmente i maggiori costi sui prezzi finali. La politica di bilancio dovrebbe perci\u00f2 privilegiare gli interventi capaci di sostenere produttivit\u00e0, investimenti e competitivit\u00e0, evitando di moltiplicare incentivi temporanei privi di una strategia industriale riconoscibile. Il terzo capitolo \u00e8 quello della spesa pubblica. Qui il governo ha la possibilit\u00e0, ma anche la responsabilit\u00e0, di intervenire sulle priorit\u00e0. Sanit\u00e0, infrastrutture, istruzione, sicurezza energetica e manutenzione del territorio non possono essere trattate come semplici capitoli contabili. Al contrario, una revisione della spesa dovrebbe partire dalle inefficienze, dalle sovrapposizioni amministrative e dalle misure che non hanno dimostrato di produrre benefici proporzionati alle risorse impiegate. Tagliare indistintamente sarebbe la soluzione pi\u00f9 semplice e probabilmente la meno utile. C\u2019\u00e8 poi il nodo delle pensioni e delle altre grandi componenti della spesa corrente. \u00c8 su questi capitoli che ogni governo incontra i maggiori vincoli politici. Ma proprio per questo la discussione dovrebbe essere pi\u00f9 trasparente. Se le risorse sono limitate e l\u2019inflazione aumenta la pressione sulle famiglie, non \u00e8 possibile promettere contemporaneamente pi\u00f9 protezione sociale, pi\u00f9 agevolazioni fiscali, pi\u00f9 investimenti e una riduzione del debito senza spiegare con precisione dove reperire le coperture. La credibilit\u00e0 di una politica economica si misura anche nella capacit\u00e0 di indicare ci\u00f2 a cui si \u00e8 disposti a rinunciare. L\u2019inflazione al 4,2%, inoltre, non pu\u00f2 essere affrontata soltanto come un\u2019emergenza temporanea. Se l\u2019aumento dei prezzi si traduce in aspettative persistenti, il problema diventa pi\u00f9 complesso. Salari, contratti, tariffe e costi finanziari possono incorporare progressivamente l\u2019inflazione, rendendo pi\u00f9 difficile riportarla verso livelli compatibili con una crescita stabile. Il governo deve quindi evitare sia il negazionismo sia l\u2019allarmismo: servono misure mirate, temporanee quando necessario e strutturali quando il problema riguarda debolezze permanenti dell\u2019economia. La vera partita, per Meloni, \u00e8 dunque quella delle priorit\u00e0. Ridistribuire la spesa non significa semplicemente spostare risorse da un capitolo all\u2019altro. Significa decidere quale modello economico sostenere in una fase nella quale il denaro pubblico vale meno in termini reali e costa di pi\u00f9 in termini di opportunit\u00e0. Significa scegliere se proteggere soprattutto i consumi immediati oppure utilizzare una parte delle risorse per rafforzare produttivit\u00e0 e crescita futura. Significa anche stabilire quanto dello sforzo debba ricadere sul bilancio pubblico e quanto, invece, debba essere sostenuto dal sistema economico attraverso salari, investimenti e maggiore efficienza. Il governo non pu\u00f2 controllare direttamente ogni componente dell\u2019inflazione, ma pu\u00f2 decidere come distribuirne gli effetti. \u00c8 questa la responsabilit\u00e0 politica che ora diventa centrale. Con prezzi al 4,2%, lasciare invariata la composizione della spesa equivale, in molti casi, a compiere comunque una scelta: significa accettare che siano i cittadini, in modo diseguale, a sopportare il costo dell\u2019aggiustamento. Una politica di bilancio seria dovrebbe invece rendere esplicite le priorit\u00e0, proteggere chi ha meno margini e concentrare le risorse sulle attivit\u00e0 capaci di produrre crescita. La sfida per il governo Meloni non sar\u00e0 quindi dimostrare di poter spendere di pi\u00f9, ma di saper spendere meglio. In una fase di inflazione elevata, la qualit\u00e0 della spesa pubblica diventa parte integrante della politica economica. E la ridistribuzione delle risorse non pu\u00f2 essere affidata alla contingenza o alla pressione delle diverse categorie. Deve diventare una scelta politica dichiarata, verificabile e coerente con l&#8217;obiettivo di tenere insieme potere d&#8217;acquisto, crescita e sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici.<br \/>\nAndrea Viscardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019inflazione al 4,2% cambia il quadro economico e costringe il governo Meloni a misurarsi con una questione che non pu\u00f2 essere rinviata: come ridistribuire la spesa pubblica senza trasformare l\u2019aumento dei prezzi in una nuova perdita di potere d\u2019acquisto e senza compromettere gli equilibri dei conti dello Stato. 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