{"id":458406,"date":"2026-08-19T12:30:36","date_gmt":"2026-08-19T10:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/?p=458406"},"modified":"2026-08-19T12:30:38","modified_gmt":"2026-08-19T10:30:38","slug":"la-nuova-legge-elettorale-e-truccata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/la-nuova-legge-elettorale-e-truccata\/","title":{"rendered":"La nuova legge elettorale \u00e8 truccata"},"content":{"rendered":"<p>La nuova legge elettorale che il Senato si appresta a esaminare alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva viene presentata come una risposta alla cronica instabilit\u00e0 della politica italiana: premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti, con l\u2019obiettivo dichiarato di garantire una maggioranza parlamentare capace di governare senza essere ostaggio dei piccoli partiti. Il principio, preso in astratto, \u00e8 difficilmente contestabile. Un sistema elettorale pu\u00f2 legittimamente cercare un equilibrio tra rappresentanza e governabilit\u00e0 e un premio condizionato al raggiungimento di una soglia minima non \u00e8, di per s\u00e9, una stranezza. Il problema \u00e8 ci\u00f2 che accade quando si guarda non alla formula scritta sulla carta, ma al modo in cui quella formula funziona nella realt\u00e0. Ed \u00e8 proprio qui che emerge il possibile trucco della riforma. Il 42 per cento viene presentato come una soglia di garanzia, ma il punto decisivo \u00e8 stabilire su quale universo di voti venga calcolata. La legge prevede uno sbarramento del 3 per cento: le liste che non lo superano, salvo le specifiche eccezioni previste dal testo, non partecipano alla distribuzione dei seggi. Questo significa che il sistema rischia di produrre un effetto paradossale: una coalizione potrebbe ottenere una percentuale consistente dei voti espressi dagli elettori, ma non arrivare formalmente al 42 per cento perch\u00e9 una parte dei voti finisce a liste escluse dal riparto. Il risultato \u00e8 che la soglia del 42 per cento pu\u00f2 diventare molto pi\u00f9 difficile da raggiungere di quanto suggerisca la sua formulazione. \u00c8 una questione tutt\u2019altro che tecnica. In una legge elettorale, la matematica non \u00e8 un dettaglio: \u00e8 la sostanza della rappresentanza. Se il denominatore sul quale viene calcolata la soglia cambia, cambia anche il significato politico di quella soglia. Ed \u00e8 proprio questo il punto sul quale sarebbe necessario un chiarimento pubblico e trasparente. La riforma approvata dalla Camera stabilisce che il premio scatti al raggiungimento del 42 per cento dei voti validi e che, in assenza di quel risultato, il premio non venga assegnato e i seggi vengano distribuiti secondo il criterio proporzionale. Il premio previsto \u00e8 di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori per la coalizione o lista vincente. La contraddizione politica \u00e8 evidente. Da una parte si dice di voler costruire un sistema capace di garantire stabilit\u00e0. Dall\u2019altra si introduce una condizione che, per come \u00e8 costruita, pu\u00f2 rendere estremamente difficile l\u2019accesso al premio. Se nessuna coalizione raggiunge il 42 per cento, il meccanismo di governabilit\u00e0 rimane sulla carta. E allora la domanda diventa inevitabile: perch\u00e9 introdurre un premio di maggioranza cos\u00ec importante se contemporaneamente si costruisce un sistema nel quale quel premio potrebbe non scattare quasi mai? La risposta non pu\u00f2 essere affidata alla propaganda dei partiti. Deve essere cercata nei numeri e nelle conseguenze concrete della legge. Qui si apre il vero problema democratico. Una legge elettorale dovrebbe essere comprensibile all\u2019elettore medio, non soltanto agli specialisti del diritto costituzionale o agli esperti di sistemi elettorali. Il cittadino deve poter sapere con ragionevole chiarezza che cosa produce il proprio voto. Se invece una coalizione pu\u00f2 arrivare molto vicina alla soglia apparentemente decisiva ma rimanere esclusa dal premio per effetto della diversa base di calcolo determinata dai voti assegnati alle liste sotto il 3 per cento, il meccanismo diventa difficilmente leggibile. E quando una regola fondamentale della democrazia rappresentativa diventa incomprensibile, la fiducia nelle istituzioni ne paga il prezzo. La soglia di sbarramento ha naturalmente una sua logica. Serve a evitare la frammentazione eccessiva del Parlamento e a impedire che una miriade di microformazioni trasformi le Camere in un mercato permanente di voti e di veti. \u00c8 un obiettivo condivisibile. Ma una cosa \u00e8 impedire ai piccoli partiti di ottenere seggi; altra cosa \u00e8 utilizzare i voti ottenuti da quei partiti in modo da modificare la soglia necessaria per attribuire il premio di maggioranza. Sono due problemi diversi e sarebbe necessario che il legislatore spiegasse con estrema chiarezza perch\u00e9 debbano essere collegati. Il rischio \u00e8 quello di costruire una legge apparentemente semplice, ma in realt\u00e0 capace di produrre risultati molto diversi da quelli annunciati. Il messaggio politico \u00e8: \u00abSe una coalizione arriva al 42 per cento, avr\u00e0 una maggioranza per governare\u00bb. Ma il messaggio completo dovrebbe essere: \u00abSe arriva al 42 per cento secondo le modalit\u00e0 di calcolo previste dalla legge\u00bb. \u00c8 una differenza enorme. Perch\u00e9 tra il consenso reale espresso dagli elettori e il consenso utilizzato per determinare l\u2019accesso al premio si inserisce un filtro matematico che pu\u00f2 alterare la percezione del risultato. \u00c8 proprio su questo terreno che la nuova legge dovrebbe essere giudicata. Non sulla sua etichetta, non sulla promessa di stabilit\u00e0, non sulla convenienza contingente dell&#8217;una o dell&#8217;altra maggioranza. Una legge elettorale seria deve essere neutrale rispetto ai governi che possono beneficiarne. Deve funzionare allo stesso modo quando vince la destra, quando vince la sinistra e quando nessuno dei due schieramenti riesce a prevalere nettamente. Se invece una regola viene costruita in modo da favorire strutturalmente chi dispone di una determinata configurazione politica, il problema non \u00e8 soltanto parlamentare: diventa istituzionale. C\u2019\u00e8 poi un secondo elemento che merita attenzione. Il testo approvato dalla Camera ha eliminato il ballottaggio previsto nelle versioni precedenti. Se nessuna lista o coalizione raggiunge il 42 per cento, dunque, non c\u2019\u00e8 un secondo turno nel quale gli elettori possano scegliere direttamente tra i due schieramenti pi\u00f9 forti: si torna al riparto proporzionale. Questo rende ancora pi\u00f9 importante la soglia del 42 per cento. Perch\u00e9 il sistema finisce per oscillare tra due modelli molto diversi: da una parte il premio che dovrebbe assicurare una maggioranza parlamentare solida, dall\u2019altra un proporzionale che, se il premio non scatta, pu\u00f2 riproporre proprio quella frammentazione che la riforma dichiara di voler superare. Il punto, quindi, non \u00e8 essere favorevoli o contrari al premio di maggioranza. Il punto \u00e8 capire se il meccanismo sia coerente con l\u2019obiettivo dichiarato. Se il premio serve a garantire la governabilit\u00e0, dovrebbe essere costruito in modo da essere concretamente raggiungibile da una forza politica che abbia ottenuto un consenso largo e inequivocabile. Se invece viene fissata una soglia molto alta e contemporaneamente si modifica la base sulla quale quella soglia viene calcolata, il premio rischia di diventare pi\u00f9 una promessa politica che uno strumento effettivo di governabilit\u00e0. Non \u00e8 un dettaglio secondario nemmeno il problema della rappresentanza. La Corte costituzionale ha pi\u00f9 volte chiarito che un premio di maggioranza \u00e8 ammissibile, ma non pu\u00f2 produrre una distorsione eccessiva tra voti espressi e seggi assegnati. Il tema della proporzionalit\u00e0 \u00e8 quindi inevitabilmente destinato a entrare nella discussione sulla riforma. Un contributo presentato al Senato durante l&#8217;esame del provvedimento ha richiamato proprio la necessit\u00e0 di valutare se la soglia del 42 per cento e l&#8217;entit\u00e0 del premio siano compatibili con i principi costituzionali che tutelano l&#8217;eguaglianza del voto. Il Parlamento ha dunque davanti una scelta che va oltre gli interessi immediati della maggioranza. Pu\u00f2 approvare rapidamente una legge che promette stabilit\u00e0 e lasciare che siano gli elettori, i matematici elettorali e forse i giudici costituzionali a scoprirne successivamente gli effetti. Oppure pu\u00f2 fermarsi, rendere trasparenti tutti i meccanismi di calcolo e spiegare agli italiani, numeri alla mano, quanti voti servano davvero per ottenere il premio. \u00c8 questa la prova decisiva. Perch\u00e9 il problema di una legge elettorale non \u00e8 soltanto chi vince. \u00c8 anche il modo in cui si stabilisce che qualcuno ha vinto. E se il 42 per cento viene presentato come la soglia della governabilit\u00e0, ma il sistema pu\u00f2 rendere quella soglia molto pi\u00f9 lontana di quanto sembri attraverso l\u2019esclusione dei voti delle liste sotto il 3 per cento, allora il Parlamento ha il dovere di spiegare il meccanismo senza formule propagandistiche. Altrimenti il rischio \u00e8 quello di consegnare agli elettori una legge che sembra garantire stabilit\u00e0, ma che potrebbe produrre esattamente l&#8217;opposto: nessun premio, nessuna maggioranza automatica e un ritorno alla trattativa tra partiti. In questo senso il vero trucco non sarebbe nel premio di maggioranza. Sarebbe nel modo in cui si costruisce la soglia necessaria per ottenerlo.<br \/>\nAndrea Viscardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova legge elettorale che il Senato si appresta a esaminare alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva viene presentata come una risposta alla cronica instabilit\u00e0 della politica italiana: premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti, con l\u2019obiettivo dichiarato di garantire una maggioranza parlamentare &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":25,"featured_media":458407,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[85344,85345],"class_list":["post-458406","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-100-editoriale","tag-nuova-legge-elettorrale","tag-truccata"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/458406","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/25"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=458406"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/458406\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":458408,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/458406\/revisions\/458408"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/458407"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=458406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=458406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettoitalianews.net\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=458406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}