Wall Street: ieri un altro tonfo, il Dow Jones ha chiuso a -2,13%

La seduta di ieri a Wall Street e’ terminata in forte calo ma sopra i minimi intraday toccati un’ora circa prima della fine degli scambi. L’S&P 500 ha cosi’ archiviato la sesta seduta di fila in calo, la serie temporale negativa piu’ lunga dallo scorso novembre. Negli ultimi due giorni, il Dow Jones Industrial Average ha perso oltre 1.300 punti avvicinandosi pericolosamente a quota 25mila; solo a inizio mese quota 27mila sembrava a portata di mano. Il Nasdaq Composite ha ceduto nuovamente terreno riuscendo pero’ a evitare di finire in correzione, status definito da un calo di almeno il 10% dall’ultimo record. Alla vigilia dell’avvio delle trimestrali bancarie con Citi, Jpm e Wells Fargo, il settore finanziario ha sofferto (-3%). Male anche quello energetico (-3,4%) a causa dello scivolone del petrolio. Il tutto e’ successo in una giornata in cui Donald Trump e’ tornato a criticare la Federal Reserve, secondo lui responsabile del sell-off dell’azionario Usa. In realta’ anche il timore di una guerra commerciale tra Usa e Cina pesa. Secondo indiscrezioni di Bloomberg giunte ieri a mercati ormai chiusi, il Tesoro evitera’ di definire il Paese asiatico come “manipolatore di valute” in un rapporto che diffondera’ questo mese. Arrivato a perdere 699 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 545,91 punti, il 2,13%, a quota 25.052,83. L’S&P 500 ha ceduto 57,31 punti, il 2,06%, a quota 2.728,37. Il Nasdaq ha registrato una flessione di 92,99 punti, l’1,25%, a quota 7.329,06. Sia l’S&P 500 sia l’indice tech hanno chiuso sotto la media mobile a 200 giorni. Il petrolio a novembre e’ scivolato del 3,1% a 70,97 dollari, minimi del 21 settembre, a causa di un rialzo piu’ ampio delle stime delle scorte settimanali Usa.

A livello societario, la peggiore blue chip e’ stata UnitedHealth (-2,3%) seguita da Walgreens Boots Alliance (-1,9%): in quest’ultimo caso gli utili trimestrali hanno superato il consensus ma non i ricavi. Le vendite nell’azionario hanno spinto Tencent Music a posticipare i suoi piani per l’Ipo fino almeno a novembre, almeno stando alla stampa; quella del servizio cinese di musica in streaming – valutato tra i 25 e i 30 miliardi di dollari – sarebbe una delle maggiori Ipo dell’anno in Usa. Nel reddito fisso, i Treasury sono stati riscoperti come un bene rifugio, come dimostrato dalla buona asta di titoli a 10 anni. A sostenerne i prezzi e’ stato il rallentamento della crescita dell’inflazione, cosi’ come fotografato dall’indice dei prezzi al consumo di settembre. Il decennale ha chiuso con rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – al 3,131% dal 3,221% della seduta precedente; quello di ieri e’ stato il calo giornaliero maggiore dal 29 maggio scorso. Sul fronte valutario, il dollaro si e’ indebolito. Un biglietto verde ieri comprava 112,06 yen da 112,26 di 24 ore prima. L’euro ha guadagnato lo 0,6% arrivando a essere scambiato per 1,1592 dollari. La sterlina si e’ mantenuta sopra 1,32 dollari da 1,3192 dollari della seduta precedente.

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