Volkswagen: in Italia circa un milione di auto. E l’Ue sapeva da due anni dei rischi di manipolazione

Un milione di Volkswagen è il numero di auto che in Italia potrebbero avere i motori diesel truccati. E’ comunque una previsione di “massima”, secondo il viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, che a margine del meeting dei Centri di revisione auto ha evidenziato il possibile coinvolgimento di, appunto, “circa un milione di veicoli”. Tuttora “sono in corso controlli per verificare il danno provocato anche in Italia”, ha poi aggiunto. c’è molto timore nel Bel paese tanto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha espresso preoccupazioni sul fatto che ci possano essere ricadute “sull’industria italiana” che comunque “non ha colpa”. Il problema, ha sottolineato Padoan, “non è solo tedesco ma anche europeo, oltre che americano”. Intanto però la Volkswagen rimane sempre più “sola”. La Suzuki ha messo infatti una pietra sopra all’alleanza, mai decollata peraltro, con la casa automobilistica tedesca per le auto ibride ed elettriche. La casa giapponese ha annuncia di aver venduto la quota rimanente di azioni Volkswagen in suo possesso. Separatamente Porsche, in un’email, fa sapere di aver acquistato da Suzuki l’1,5% di Volkswagen.

In tutto questo ambaradam l’Unione Europa non è esente da colpe: almeno da due anni era a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni. A lanciare l’allarme è un rapporto del 2013 del Joint Research Centre della Commissione Europea che aveva evidenziato l’incapacità degli organismi comunitari nel tenere sotto controllo l’industria automobilistica. Lo scrive oggi il Financial Times segnalando come nel documento si ponesse l’attenzione sui problemi posti da dispositivi – peraltro illegali in Europa dal 2007 – in grado di alterare i risultati delle emissioni.

Il rapporto del centro di ricerca invitava a testare su strada le auto diesel invece che in laboratorio, dal momento che “i sensori e i componenti elettronici nelle auto moderne sono in grado di ‘rilevare’ l’inizio di una prova di emissioni in laboratorio”. Questi dispositivi, si indicava con estrema precisione, possono “attivare, modulare, ritardare, o disattivare i sistemi di controllo delle emissioni”. Al contrario, continuava il rapporto, i test condotti su strada “inequivocabilmente indicano che i veicoli superano i limiti delle normative attuali”.

Alessandro Moschini

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