Vittoria della May, primo sì sulla Brexit

 

La bozza di accordo per la Brexit è salva, Theresa May anche.  La premier britannica è sopravvissuta alla giornata più lunga, incassando il sostegno del consiglio dei ministri al suo piano di divorzio dalla Ue.  La attende un’altra prova, ancora più dura: il voto del Parlamento, tra le critiche feroci che le arrivano da tutte le parti. E potrebbe dover fronteggiare dimissioni di ministri e perfino una mozione di sfiducia da parte dei conservatori delusi.

La bozza prevede una ‘soft’ Brexit che consente al Regno Unito di mantenere il libero scambio delle merci con il blocco dei 27, attraverso un allineamento normativo con la Ue; un periodo di transizione fino al 2020; e una clausola di salvaguardia per evitare il ritorno al confine fisico in Irlanda, punto su cui i negoziati si erano arenati per mesi. ‘Ci riprendiamo il controllo del nostro denaro, dei confini e delle leggi’, ha detto May.

Il governo britannico ha ‘quindi’ deciso ‘collettivamente’ di adottare la bozza d’accordo sulla Brexit definita a Bruxelles.  Secondo May, la bozza consentirà a Londra di recuperare il controllo, mentre l’alternativa sarebbe stata tornare alla casella numero 1 e rischiare di non attuare il mandato referendario.

Questa mattina prima delle 8 il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier incontrerà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per informarlo dei ‘progressi decisivi’ fatti sull’accordo di addio. Questo apre la strada per la convocazione del vertice Ue a 27 per dare l’ok all’intesa sul ritiro ordinato della Gran Bretagna dall’Ue. Barnier non ha fatto date, ma quella finora ipotizzata dal premier irlandese è per domenica 25 novembre. Barnier, dopo aver visto Tusk, andrà a Strasburgo dove il Parlamento europeo è riunito in plenaria per informarlo degli ultimi sviluppi. È infatti necessario anche l’ok dell’Aula per avallare l’accordo sulla Brexit.

Potrebbe essere  il 25 novembre il giorno da cerchiare in rosso per la certificazione politica del patto di divorzio consensuale tra Unione europea e Regno Unito.

La data del summit Ue straordinario, nel giorno del via libera del gabinetto di Theresa May al piano d’accordo, è stata evocata dal premier irlandese Leo Varadkar durante il suo discorso in Parlamento a Dublino, ed è un appuntamento cruciale.

Ecco le tappe principali del processo:

* 14 novembre 2018 – Il governo britannico di Theresa May dà il via libera politico all’intesa.

* 25 novembre 2018 – Possibile summit straordinario della Ue per l’ok dei 27 all’accordo.

* entro il 29 marzo 2019 – Procedure di ratifica da parte dei 27, delle istituzioni Ue e, soprattutto del Parlamento britannico, dove i numeri non sono affatto scontati.

* mezzanotte del 29 marzo 2019 – Scatta la Brexit, parte il periodo transitorio di 21 mesi dove Londra continuerà ad applicare le regole Ue ma non avrà più potere decisionale, e si avviano i negoziati per gli accordi commerciali tra Gb e gli altri Paesi.

* 31 dicembre 2020 – Fine del periodo transitorio,  a meno che i negoziatori non chiedano altro tempo, cessa l’applicazione del diritto Ue in Gran Bretagna.

* 1 gennaio 2021 – La Gran Bretagna è a tutti gli effetti un Paese Terzo.

‘E’ una tappa determinante per concludere questi negoziati’, afferma il capo negoziatore Ue Michel Barnier: ‘Sono stati fatti progressi decisivi per un ritiro ordinato della Gran Bretagna dall’Ue e per gettare le basi per la relazione futura tra le due.  Resta molto lavoro da fare, il cammino è ancora lungo e difficile’.

‘Ogni membro del gabinetto che è un autentico Brexiteer deve dimettersi subito o non sarà più attendibile, questo è il peggior accordo della storia’, così su Twitter l’europarlamentare euroscettico britannico Nigel Farage.

Circa un terzo dei ministri del governo britannico si è espresso contro la bozza d’intesa, riferisce la Bbc citando fonti secondo le quali fra 9 e 11 componenti del gabinetto hanno manifestato riserve durante la discussione, alcuni con particolare foga come la titolare del Lavoro, Esther McVey. I media non escludono le dimissioni di alcuni di loro, anche se ieri sera  non sono emerse finora intenzioni del genere. Mentre sottolineano come fra i ministri dichiaratamente ‘brexiteers’ solo Michael Gove, capofila della piattaforma pro Leave nella campagna referendaria del 2016, abbia parlato apertamente a favore della proposta avanzata dalla premier. Fra gli ex ministri degli Esteri, Boris Johnson è tornato da parte sua a denunciare l’accordo come totalmente inaccettabile per chi tenga alla democrazia. Mentre William Hague, già leader Tory, si è schierato con May avvertendo che silurarne la linea negoziale significherebbe non avere affatto una Brexit.

L’annuncio di un accordo è positivo ma restano numerose difficoltà e il processo della Brexit continuerà ancora per diverso tempo’, afferma l’agenzia di rating Moody’s, sottolineando che l’annuncio dell’intesa è un ‘passo positivo, ma è ben lontano dal mettere fine al processo’ della Brexit. Gli sviluppi al Parlamento britannico saranno decisivi: se non sosterrà l’accordo e ‘in assenza di ulteriori sviluppi, l’Ue e la Gran Bretagna si avvieranno verso una Brexit no deal per default.

 

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