Vitalizi ai corrotti, stop di Grasso

Un duro botta e risposta in punta di diritto tra il presidente del Senato, Pietro Grasso, e il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabella, sui vitalizi e sulle prestazioni previdenziali dei parlamentari condannati. Il vitalizio del parlamentare è una rendita vita natural durante concessa al termine del mandato al conseguimento di alcuni requisiti di anzianità di permanenza nelle funzioni elettive. Il vitalizio del parlamentare, nell’ordinamento italiano è riferibile sia ai deputati, ai senatori ma anche ai consiglieri regionali. Il carattere distintivo del vitalizio, rispetto alle altre provvidenze dello Stato, è che arriva a restituire oltre 40 volte i contributi previdenziali ad esso correlati ossia versati dal beneficiario o dall’ente statale. Poiché tale istituto previdenziale appartiene al primo pilastro della previdenza gli squilibri finanziari dei fondi che gestiscono tali erogazioni, sono integrati per la quasi totalità attingendo al bilancio dell’organo costituzionale che eroga tali prestazioni. Per Grasso i vitalizi possono essere revocabili, per Mirabelli no, perché sono un diritto legato all’indennità parlamentare. Schierata sul no ai vitalizi ai condannati, anche la presidente della Camera Laura Boldrini. ”La mia posizione sui vitalizi agli ex parlamentari è chiara e nota da tempo: ritengo personalmente inaccettabile che si continui ad erogarli a chi si è macchiato di reati gravi come mafia e corruzione. La decisione spetta ora all’Ufficio di Presidenza della Camera e al Consiglio di Presidenza del Senato, che sono certa arriveranno quanto prima a deliberare su una materia così delicata, sulla quale c’è anche molta attesa da parte dell’opinione pubblica”. Per il presidente emerito della Consulta “pur ammettendo che si possano toccare retroattivamente diritti previdenziali acquisiti”, scrive nella parte finale del parere ad esponenti del Consiglio di presidenza del Senato, “certamente non trova adeguata giustificazione la completa ablazione o la perdita del diritto pensionistico”. Nel documento di sette pagine, inviato il 19 febbraio scorso viene segnalato come siano “plurime e rilevanti” le “criticità costituzionali” della decisione immaginata sotto forma di eventuale deliberazione da parte del Consiglio di presidenza del Senato, “il cui contenuto incide per più profili su garanzie costituzionali”. A quanto si è appreso il presidente del Senato Pietro Grasso ha scritto di proprio pugno un ‘contro-parere’ di due pagine e mezza, che ha illustrato nella riunione tenutasi nel suo ufficio a palazzo Madama con i questori di Senato e Camera, alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini.La conclusione cui perviene Grasso è che non sussiste un divieto di retroattività, che varrebbe ove si trattasse di una sanzione penale accessoria. Quando una condizione di eleggibilità viene meno, che sia la moralità, collegata ad una condanna, o la cittadinanza italiana, cade il presupposto sia per l’esercizio di una carica sia per la percezione di emolumenti che sono collegati ad una carica che non si può più ricoprire. E questo deve riguardare anche i vitalizi e le pensioni. Nel suo documento, Grasso rivendica al Consiglio di presidenza la legittimità a modificare i propri regolamenti in materia di vitalizi e pensioni dei senatori, e laddove Mirabelli stabilisce un legame tra l’indennità parlamentare e i vitalizi, proprio su ciò Grasso basa la considerazione che “se vengono meno i requisiti di legge per l’appartenenza alle Camere cade il diritto all’indennità e cade il diritto al vitalizio”. E ancora: visto che la cosiddetta legge Severino tratta di un complesso normativo “che si fonda su una valutazione di indegnità a ricoprire cariche pubbliche degli autori di gravi delitti”, l’entrata in vigore di questa disciplina “pone in capo ai due rami del Parlamento il dovere giuridico e morale di interrogarsi sulle ricadute che il nuovo regime di incandidabilità produce sull’ordinamento interno delle Camere. in particolare, alle modifiche che riguardano la normativa sui trattamenti previdenziali riconosciuti ai parlamentari cessati dal mandato”.Grasso ricorda che la proposta che ha presentato al Consiglio di Presidenza dispone la cessazione nell’erogazione degli assegni vitalizi e delle pensioni nel caso in cui il senatore, cessato il mandato, sia stato condannato in via definitiva per alcuni dei reati soggetti al nuovo regime di incandidabilità. Si tratta di condanne a pene della reclusione di almeno due anni per reati di particolare gravità, quali i delitti di mafia, alcuni delitti contro la pubblica amministrazione, come il peculato, la concussione e la corruzione e altri gravissimi delitti come quelli eversivi e di terrorismo e contro la personalità dello Stato, la strage, l’omicidio, la tratta di persone, la violenza sessuale, l’estorsione, il riciclaggio, lo spaccio di sostanze stupefacenti. Per la seconda carica dello Stato il parere di Mirabelli “non è fondato” perché la cessazione delle prestazioni non è una pena accessoria: la Legge Severino non ha previsto una sanzione accessoria, ma una condizione per l’esercizio dell’elettorato passivo, in particolare una condizione di moralità, collegata alla condanna per determinati gravi reati. Se viene meno la condizione, il soggetto non può ricoprire la carica di parlamentare e cessa da ogni connesso diritto. E la “base costituzionale di questa previsione è l’art. 54 della Costituzione, secondo cui ‘i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con onore. Il legislatore nell’approvare la Legge Severino ha ritenuto che non sussista questa condizione di onore se la persona è stata condannata per gravi reati. Da questo si desume che non sussiste un divieto di retroattività, che varrebbe ove si trattasse di una sanzione penale accessoria. Quando una condizione di eleggibilità viene meno cade il presupposto sia per l’esercizio di una carica sia per la percezione di emolumenti che sono collegati ad una carica che non si può più ricoprire. E questo deve riguardare anche i vitalizi e le pensioni.

 

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