Tra guerra e silenzio, la musica di Victoria Poleva diventa memoria, resistenza e dialogo tra tre musiciste ucraine e il mondo.
Tra le macerie della guerra e il silenzio antico del monastero di Vemmetofte, in Danimarca — rifugio per donne nobili dal 1735 — prende forma un racconto in cui la musica diventa memoria, resistenza e respiro.
Vita – Voci di vita e vittoria non è solo il ritratto della compositrice ucraina Victoria “Vita” Poleva: è un viaggio nella voce dell’arte, nell’eco di chi continua a suonare anche quando il mondo trema.
Il nome stesso di Vita — Victoria, Vita — porta dentro di sé un destino doppio: vittoria e vita, fragilità e forza. Fragilità e forza che convivono nella sua musica, riflesso della sua stessa vita sospesa tra bellezza e tragedia. La sua musica nasce da questa tensione, da questo equilibrio instabile che trasforma l’esperienza individuale in un linguaggio universale.
Tre musiciste diventano protagoniste di un dialogo che è insieme umano e musicale.
Elisabeth Holmegaard Nielsen, pianista, metà ucraina e metà danese, inizia nel Royal Ballet danese, ma sceglie presto la musica come voce della propria identità.
Quando Vita arriva a Copenaghen per un concerto, Elisabeth la accompagna a scoprire la città, guidandola tra strade e luoghi simbolici.
Da quell’incontro nasce un legame sottile e potente, fatto di note e sguardi.
Zhanna Marchinska, violoncellista, racconta un destino segnato quasi per caso. In Ucraina, da bambina, tra violino e violoncello — unici strumenti disponibili nella scuola — la madre la indirizza verso il violoncello, e lei accetta questa scelta. Quel destino diventa voce, profondità, racconto.
Maryana Golovko-Danchenko, cantante, canta fin dall’infanzia. A quattro anni la voce già la abita; a sedici, di fronte alla scelta prudente degli studi di finanza, la musica si impone come necessità, come urgenza, come luce. Molti che l’avevano ascoltata da bambina continuavano a chiedersi perché non avesse seguito la strada della musica: oggi la sua scelta è diventata missione.
Il film si intreccia con le immagini dell’invasione dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022. Tra sirene e bombardamenti, Vita pensa prima alla musica che alla propria sicurezza, preoccupata soprattutto per gli hard disk e le opere salvate, come se proteggere la musica significasse proteggere la propria vita.
Nel monastero di Vemmetofte, pianoforte e violoncello risuonano in una sala luminosa. È la Tanka for cello and piano (2020): il pianoforte scende nelle note basse e il violoncello vibra in un tremolo inquieto. Vita spiega la genesi del brano, ma lascia alle interpreti la libertà di trasformarlo in esperienza viva. Ogni gesto, ogni respiro, diventa eco della storia e dell’anima.
Le immagini si spostano nella chiesa di Stevns Klint, sospesa sul mare: un luogo incredibile, dove la cantante prova la sua voce, tra architettura e natura, tra memoria e presente. Il canto sembra danzare con le onde, con il vento, con il tempo stesso.
Maryana racconta la guerra, le notti nei rifugi antiaerei di Kyiv. La Passacaglia per pianoforte (1982), composta da Vita a vent’anni per la morte di un amico nella guerra afgana, ritorna con nuova urgenza: un brano scritto per un dolore lontano che oggi risuona nella guerra vicina.
In Eter, per pianoforte, violoncello e voce, le parole di Aleksei Alexandrov diventano messaggio di resistenza: nessuna montagna può distruggerti, nemmeno contro draghi e spiriti maligni. Vita guida, suggerisce, ma lascia libertà alle interpreti: la musica diventa dialogo vivo, incontro tra compositore e musicisti, tra intenzione e interpretazione.
Un brano del 2019, composto appositamente per Maryana, appare semplice all’ascolto, ma rivela una profondità nascosta: un talismano musicale, creato per proteggere chi si ama nelle battaglie della vita.
Per due anni Vita Poleva è stata una fuggitiva. Eppure la sua musica ha continuato a viaggiare: alla Carnegie Hall, nei concerti in tutta Europa, trovando nuove case e nuovi ascoltatori. Il film mostra un paradosso potente: mentre la compositrice è costretta alla fuga, la sua musica attraversa confini, costruisce ponti, resiste.
Vita – Voci di vita e vittoria non è solo un documentario musicale. È una meditazione sulla capacità della musica di dare forma a ciò che la storia tenta di cancellare.
Quando tutto sembra crollare, le note diventano rifugio. Non salvano il mondo. Ma salvano ciò che nel mondo rischia di scomparire: la voce, la memoria, la vita stessa.
Documentario musicale danese sulla compositrice contemporanea ucraina Victoria “Vita” Poleva.
Film diretto da Torben Skjødt Jensen e prodotto da Elisabeth Holmegaard Nielsen, con il supporto di Nielsen Saloner.
Roberto Buono
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