Virus cinese, 132 morti. Si comincia a lavorare sul vaccino

E’ di 132 morti e circa seimila persone infettate l’ultimo bilancio ufficiale del coronavirus cinese, anche se sembrano rallentare i contagi giornalieri. Tuttavia i casi hanno già superato quelli della Sars nel 2002-2003. Intanto in Cina Toyota ha bloccato la produzione mentre Starbucks ha chiuso temporaneamente metà punti vendita. British Airways ha sospeso tutti i voli da e per la Cina. E’ pronto l’aereo per gli italiani bloccati a Wuhan.

Il volo organizzato dall’Unità di Crisi della Farnesina, per rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan, la città cinese maggiormente coinvolta dal nuovo coronavirus, partirà domani una volta acquisite le necessarie autorizzazioni da parte cinese. Lo riferisce la Farnesina in una nota. Il volo, operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze raggiungerà direttamente l’aeroporto di Wuhan con a bordo personale medico specializzato. All’arrivo in Italia i connazionali seguiranno un protocollo sanitario definito dal Ministero della Salute.

Si susseguono misure di protezione rispetto alla diffusione del virus. Le prove di Coppa del mondo di sci, previste in Cina a febbraio, sono state annullate. La British Airways ha deciso di sospendere tutti i voli da per la Cina. Toyota ha interrotto la produzione in Cina fino al 9 febbraio. Starbucks ha annunciato la chiusura temporanea di metà dei punti vendita in Cina. Pochi giorni fa anche McDonald’s aveva annunciato una decisione simile.

All’estero la nazionale di calcio femminile cinese è stata messa in quarantina in Australia. L’Ue chiede alla Cina piena cooperazione e assistenza a tutela dei cittadini comunitari che attualmente sono bloccati a Wuhan e nell’Hubei. La richiesta, secondo quanto appreso dall’ANSA da fonti comunitarie, è in una lettera inviata al ministero degli Esteri dalla presidenza di turno croata, nel mezzo delle battute finali dei negoziati per mettere a punto l’evacuazione dei cittadini di diversi Paesi Ue dall’area del focolaio.

 

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il loro primo caso del nuovo coronavirus cinese. Tre nuovi casi di Coronavirus sono stati accertati in Baviera.

Si comincia a lavorare sul vaccino contro il coronavirus 2019-nCoV e nell’era delle mappe genetiche e di internet questo sforzo è possibile anche senza che il virus debba uscire dalla Cina. Proprio da qui è arrivato il primo annuncio, seguito da quello degli Stati Uniti, e sono almeno cinque le aziende che nel mondo occidentale stanno lavorando in questa direzione, una delle quali si trova in Italia.

Lo Shanghai East Hospital dell’Università Tongji si è detto pronto a sviluppare un vaccino in collaborazione con l’azienda Stermirna Therapeutics; poi è stata la volta di una delle maggiori autorità internazionali nel campo dei vaccini, Anthony Fauci, direttore dell’Istituto americano per le malattie infettive (Niaid) dei National Institutes for Health (Nih): “abbiamo già cominciato, insieme con diversi nostri collaboratori”. Si tratta di un processo lungo e che presenta incertezze, ha aggiunto Fauci, “ma stiamo procedendo come se si dovesse produrre un vaccino. In altre parole, stiamo considerando lo scenario peggiore, ovvero che si verifichi un’ulteriore diffusione”.

In ogni caso sarà un vaccino costruito al computer e basato sull’informazione genetica. Il vaccino “non potrà essere quello classico basato sul virus inattivato: dovrà essere un vaccino di tipo genetico, basato sull’informazione contenuta nel materiale genetico del virus”, ha detto all’ANSA Luigi Aurisicchio, amministratore delegato dell’azienda di biotecnologie Takis, di Roma, che sta lavorando al vaccino contro il nuovo coronavirus.

Non è infatti più necessario, come un tempo, avere fisicamente a disposizione il virus: basta conoscerne il materiale genetico. Quest’ultimo è liberamente accessibile online e a tutti i ricercatori del mondo perché è stato depositato nelle banche dati GeneBank e Gisaid.

La tecnologia messa a punto dall’azienda italiana consiste nel prendere un frammento del genoma del virus e nel clonarlo nei filamenti circolari di Dna presenti nei batteri. Il pacchetto così ottenuto viene iniettato nel muscolo e poi una breve scossa elettrica fa entrate il vaccino all’interno della cellula, nell’area diversa dal nucleo chiamata citoplasma. Le cellule producono così una sostanza che può essere riconosciuta dal sistema immunitario (chiamata antigene) e la portano sulla loro superficie.

La tecnica di somministrazione, chiamata elettroporazione, viene utilizzata attualmente per alcune forme di chemioterapia e in passato era prevista anche per il vaccino contro un altro coronavirus, quello responsabile della Mers (Middle East Respiratory Syndrome) del 2015.

 

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