Via della Seta, Salvini avverte Di Maio: ‘Il Memorandum non è un testo sacro’

Mentre Luigi Di Maio afferma che sulla firma del memorandum commerciale con la Cina è una decisione condivisa da tutto il governo, il collega Matteo Salvini continua a suggerire possibili ipotesi al documento sottolineando come il memorandum non sia un testo sacro.

Il vicepremier leghista ha sottolineato come il testo sia ancora in fase di analisi e soggetto a rilettura da parte dei ministri e delle autorità competenti. “Si sta rileggendo. Non è un testo sacro, tutto è perfettibile“, ha sottolineato Matteo Salvini frenando l’entusiasmo di Luigi Di Maio.

Il ministro dell’Interno continua a nutrire dubbi sulla firma del Memorandum, accogliendo quindi le preoccupazioni espresse dall’Unione europea e dagli stati Uniti, che hanno invitato il governo italiano a non prendere impegni vincolanti che potrebbero stravolgere il panorama economico mondiale. Il timore dei paesi occidentali è che la Cina possa in qualche modo sfruttare il gancio italiano per radicarsi ulteriormente sui mercati occidentali espandendo quindi la propria economia. Chiaro sulla questione Luigi Di Maio, che ha assicurato che il documento amplierà le esportazioni italiane in Cina e non viceversa.

“La via della seta non va vista come nuova alleanza geopolitica; è un memorandum che servirà anche ai porti del Sud come Taranto. Rappresenta una grande opportunità per le nostre imprese“, ha dichiarato quasi contemporaneamente Luigi Di Maio sottolineando la sua soddisfazione per l’approvazione del Quirinale.

Al contempo Matteo Salvini e la Lega presentano la proposta di legge sui marchi storici, un provvedimento ideato per combattere la delocalizzazione dei marchi italiani. Matteo Salvini: Se il provvedimento fosse stato approvato anni fa alcune aziende avrebbero operai al lavoro “Siamo al governo da 9 mesi, se fosse stato approvato anni fa alcune aziende avrebbero operai al lavoro, ma meglio tardi che mai”.

“Negli anni passati c’è stato un enorme shopping sottocosto di aziende italiane a cui i governi di sinistra hanno assistito senza muovere un dito, marchi storici ormai sono di multinazionale stranieri, che continuano a spacciare per made in Italy cose che non lo sono“. “Se poi vuoi aprire con il nome della Pernigotti o della Borsalino aziende in Russia o Cina, devi comunque mantenere la produzione in Italia per conservare il marchio storico”. 

La proposta di legge presentata dalla Lega prevede che i marchi storici, si parla di quelli con almeno cinquant’anni di attività, vengano registrati al Mise. In caso di chiusura dell’azienda il logo passerebbe nella mani dello Stato, che ne diventerebbe quindi il proprietario effettivo. Il provvedimento servirebbe a evitare le delocalizzazioni dei patrimoni italiani. Alla luce della proposta, per produrre prodotti con marchio italiano è necessario lavorare e produrre in Italia.

 

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