Venezuela: Maduro accusa l’ex capo dell’intelligence Figuera per il golpe del 30 aprile

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha dichiarato ieri, in un discorso tenuto nella Piazza Bicentenario del Palazzo di Miraflores di Caracas, che il generale Manuel Ricardo Cristopher Figuera, ex capo del Servizio di intelligence bolivariano (Sebin), e’ il responsabile della fallita rivolta del 30 aprile contro il suo governo. Maduro ha detto che l’alto ufficiale “e’ stato catturato dalla Cia un anno fa e lavora come traditore, talpa e infiltrato”. L’accusa e’ stata lanciata in seguito all’annuncio degli Stati Uniti della revoca delle sanzioni contro Figuera. “Chi ha organizzato il colpo di Stato e’ un codardo, e’ un traditore, si chiama generale Manuel Ricardo Cristopher”, ha detto Maduro, in occasione della presentazione del programma educativo Ribas.

Maduro ha affermato che Maduro ha organizzato “l’intera trappola, la bugia, l’intrigo” e poi “e’ fuggito”. Al tempo stesso il presidente venezuelano ha smentito le voci che parlavano di un proprio tentativo di lasciare il paese dopo i fatti del 30 aprile: “Un evento del genere non e’ mai accaduto e mai accadra’”, ha detto. L’altro ieri Figuera e’ apparso in un video in cui ha raccontato di aver chiesto al presidente Usa, Donald Trump, di revocare le sanzioni al Venezuela; ha sostenuto di aver sacrificato tutto per la lotta “con la rivoluzione e contro l’ingiustizia” e ha invocato la ricostruzione del paese.

La crisi in corso in Venezuela ha conosciuto la scorsa settimana una nuova escalation. Il 30 aprile, all’alba, il presidente dell’Assemblea nazionale (An) Juan Guaido’, autoproclamatosi capo di Stato ad interim, ha chiamato il paese a una nuova mobilitazione generale contro Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez, liberato dagli arresti domiciliari con la complicita’ di almeno un elemento del servizio di intelligence. Nel giro di poche ore, pero’, e’ emerso che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata i presa. Lo stesso Lopez, nella serata, ha chiesto e ottenuto ospitalita’ nella residenza dell’ambasciatore di Spagna a Caracas.

Maduro ha subito dichiarato chiusa la crisi e promesso punizioni per “i golpisti”, rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo. Nei giorni successivi le opposizioni hanno avviato nuove manifestazioni di protesta, arrivando a momenti di tensione e scontro con le forze di sicurezza. Ad oggi il bilancio degli scontri e’ secondo alcune fonti di almeno cinque persone morte e diversi feriti. Secondo l’organizzazione non governativa Foro Penal tra il 30 aprile e il primo maggio sono state arrestate almeno 168 persone, di cui 13 adolescenti. Lo stesso Guaido’, intervistato dal quotidiano statunitense “The Washington Post”, ha poi ammesso il sostanziale insuccesso dell’operazione pur promettendo di proseguire la lotta e accogliendo con interesse la disponibilita’ degli Usa a ipotizzare l’uso della forza.

Il tentato “colpo di stato” e’ quindi entrato nell’agenda della giustizia venezuelana. Il 6 maggio, il procuratore generale Tareck William Saab ha riferito della richiesta di 18 ordini di cattura contro civili e militari coinvolti nella sollevazione. Inoltre, il 7 maggio l’Assemblea nazionale costituente (Anc), l’organo legislativo controllato dalla maggioranza di governo, ha ratificato la richiesta della Corte suprema (Tsj) di revocare l’immunita’ parlamentare a sette deputati dell’Assemblea nazionale (An) ritenuti responsabili del tentato “colpo di stato” e accusati di “tradimento della patria, cospirazione, istigazione all’insurrezione, ribellione civile, associazione a delinquere, usurpazione di funzioni e istigazione alla disobbedienza della legge”: Ramos Allup, Luis Florido, Jose Blanco, Mariela Magallanes, Simon Calzadilla, Dairene Delgado e Americo De Grazia. De Grazia e Magallanes sono stati accolti nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas; Blanco nell’ambasciata argentina.

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