Papa Francesco

Vatileaks2 e la denuncia del Papa: ‘La cassa non è in ordine’

‘La cassa non è in ordine, bisogna mettere un po’ di ordine nella cassa’, la denuncia di papa Francesco è contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, ‘Via Crucis’ e proviene dalla diretta voce del pontefice che qualcuno ha registrato nella ormai famosa riunione del 3 luglio 2013. ‘Tutti siamo buoni’, aggiunge il Papa quando annuncia la costituzione della Commissione che dovrà far luce sui costi fuori controllo. ‘ma anche il Signore ci chiede un’ amministrazione responsabile per il bene della Chiesa’. Il promotore di giustizia vaticano, in seguito a un rapporto dell’Autorità di informazione finanziaria, ha indagato Gianpietro Nattino per operazioni di compravendita titoli e transazioni, e per questo ha chiesto la collaborazione a Italia e Svizzera, tramite rogatorie. Non ci sono altri indagati. Il nome di Nattino era emerso in un rapporto di investigatori del Vaticano, pubblicato in esclusiva dal sito di Reuters, relativo ad eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato, in cui sarebbe stata utilizzata l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica che gestisce finanze ed immobili d’Oltretevere. Il rapporto, di 33 pagine, sospetta che l’Apsa sia stata utilizzata da persone estranee al Vaticano, con eventuale complicità di personale Apsa, in violazione dei propri regolamenti. In particolare, gli investigatori finanziari vaticani hanno evidenziato un portfolio che sarebbe stato relativo a Gianpietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica SpA, il cui contenuto, oltre 2 milioni di euro, sarebbe stato trasferito in Svizzera poco prima che in Vaticano fossero introdotte le nuove leggi contro il riciclaggio. Nattino si difende: ‘Ribadisco di aver sempre operato nel pieno rispetto delle normative in vigore, con la massima trasparenza e correttezza. Sono ovviamente a disposizione delle Autorità competenti per fornire ogni chiarimento’. Padre Lombardi ha voluto sottolineare che il Papa non è sconfortato dal’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di monsignor Balda e di Francesca Chaouqui: ‘Il Vaticano non prende decisioni sulla base dei libri di Nuzzi e Fittipaldi. Il Vaticano conosce già molto bene la realtà e sa cosa deve fare’. Per 40 anni, cioè fino al 2011, lo Ior, banca vaticana, ha operato in Italia senza essere autorizzata, ha accertato la procura di Roma che si appresta a notificare avvisi di chiusura indagine all’ex direttore generale Paolo Cipriani ed al suo vice Massimo Tulli. Entrambi rischiano ora di finire sotto processo. Abusiva attività di raccolta del risparmio, abusiva attività bancaria e abusiva attività finanziaria le violazioni contestate agli indagati dal pm Stefano Rocco Fava. Per i predecessori di Cipriani e Tulli i fatti sono prescritti. Dagli accertamenti è emerso che l’Istituto per le opere di religione ha svolto attività di banca, fino a quando Bankitalia ha imposto agli istituti di credito di considerarlo alla stregua di una banca extracomunitaria (2011), senza alcuna autorizzazione da parte di palazzo Koch. Lo Ior, secondo piazzale Clodio, avrebbe agito attraverso conti aperti in 11 istituti di credito. Dopo il diktat di Bankitalia, lo Ior trasferì gran parte delle proprie attività finanziere in Germania. Il ‘Vaticanogate’ non si conclude, comunque, con gli affari riservati resi pubblici dai libri di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. E mentre continuano le indagini su un’operazione, le ombre sul ruolo di Francesca Immacolata Chaouqui, la pr misteriosamente approdata alla Commissione di revisione dei conti dei dicasteri della Santa sede, aumentano. La Chaouqui, fermata tre giorni fa, insieme a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, per avere trafugato e diffuso notizie riservate, è coinvolta insieme al marito in un’inchiesta della procura di Terni nella quale si ipotizzano i reati di intrusione informatica ed estorsione. Un’altra storia di ricatti che coinvolge, in qualche modo, anche prelati. Intanto il lavoro degli inquirenti si concentra sull’identità di chi avrebbe ispirato i corvi e sui documenti che non sono finiti nei libri dello scandalo, dall’elenco riservato su 120 conti Ior, intestati a laici e ancora attivi, a dispetto di quanto comunicato dal Vaticano a Bankitalia, alle lettere private trafugate, fino alle fotografie e ai documenti, sottratti dalla cassaforte della prefettura vaticana. E’ uno stralcio dell’inchiesta della procura di Terni su monsignor Vincenzo Paglia, vescovo dal 2000 al 2012 e presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, quello che coinvolge la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e il marito Corrado Lanino, esperto informatico che a lungo ha lavorato per la Santa sede. Il fascicolo, nato dalle indagini sulla compravendita del castello di Narni, ipotizzava i reati di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti e truffa ai danni del Comune. La posizione di Paglia è stata poi archiviata ma l’indagine, oltre agli amministratori comunali dell’epoca, ha portato a processo alcuni prelati. Per i pm quell’acquisto sarebbe avvenuto attraverso i conti già dissestati della diocesi. Dalle intercettazioni, poi, sarebbe partito un altro filone ed è quello sul quale gli inquirenti stanno lavorando. Chaouqui e il marito sono coinvolti nella sottrazione, finalizzata a ricatti, di alcuni documenti riservati.

Cocis

 

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