L’Auditorium della Conciliazione di Roma ha fatto da cornice all’assemblea della Costituente di Futuro Nazionale, il movimento che fa capo a Roberto Vannacci. Tra il dibattito sull’ampliamento dell’Assemblea nazionale, approvato per acclamazione, portando i componenti da 100 a 120 su mozione di Massimiliano Simoni, ex Fratelli d’Italia e Alleanza Nazionale, e le bandiere che sventolavano in sala, a catalizzare l’attenzione è stata una scelta musicale dal sapore a dir poco “agrodolce” per i sostenitori in sala: “Futura” di Lucio Dalla.
“Futura” come manifesto delle avanguardie
Dal palco, il deputato Rossano Sasso, ex Lega, ha invitato i presenti ad accendere le torce dei cellulari, ricreando un’atmosfera da stadio, mentre le note del brano del cantautore bolognese riempivano la sala. «Queste avanguardie futuriste saranno caratterizzate da questa bellissima canzone», ha dichiarato Vannacci, legittimando il brano come inno ufficiale del nuovo percorso politico. L’intento, nelle parole dei vertici del movimento, è quello di proiettare il partito verso una dimensione di rottura, trasformando un pezzo iconico della musica d’autore italiana in una bandiera ideologica per il proprio elettorato.
Tuttavia, l’effetto in platea è apparso eterogeneo: nonostante l’invito pressante, il canto dei militanti è stato cauto, quasi incerto. La musica, spesso terreno di contesa politica, si scontra qui con un’eredità artistica, quella di Dalla, che per decenni è stata associata a sensibilità profondamente distanti dai temi portati avanti da Vannacci e dal suo entourage.
Il clima a Roma: tra Costituente e piazza
L’evento di Futuro Nazionale si inserisce in un weekend romano ad alta tensione, segnato anche dal corteo Pro-Remigrazione, che ha visto la partecipazione attiva di sigle come CasaPound. Se all’interno dell’Auditorium la parola d’ordine era la costruzione di una nuova architettura di partito, fuori, nelle strade della Capitale, la piazza ha ribadito istanze identitarie nette e legate a un passato buio per l’Italia.
La scelta di un inno apparentemente distensivo come quello di Dalla sembra rispondere a una duplice esigenza: da un lato, nobilitare l’immagine del movimento attraverso un richiamo alla cultura nazional-popolare, con ingerenze dichiaratamente futuriste e fasciste (si pensi alla citazione alle avanguardie o ai continui richiami alla X Mas di Borghese); dall’altro, marcare una discontinuità, appropriandosi di un simbolo culturale per caricarlo di un significato politico antitetico rispetto alle radici del suo autore.
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