Usa, Sessions: “Collusione con Russia? Bugia odiosa”

“Non ho mai incontrato funzionari russi” per influire sulle presidenziali, “l’ipotesi che io abbia partecipato ad atti di collusione con il governo russo per danneggiare questo Paese, che ho servito con onore per 35 anni, o per minare l’integrità del nostro processo democratico, è una menzogna terribile e odiosa”. Il ministro della Giustizia americano Jeff Sessions davanti alla commissione Intelligence del Senato respinge tutte le accuse di coinvolgimento nel caso Russiagate, ovvero le possibili ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali e gli eventuali contatti fra lo staff elettorale di Donald Trump e agenti del governo russo. La sua testimonianza, attesissima, si è svolta in udienza pubblica per richiesta dello stesso Sessions, che è stato accolto nell’aula della commissione da una selva di fotografi e telecamere. Il presidente della commissione, il repubblicano Richard Burr, ha spiegato a Sessions che l’audizione costituisce “l’opportunità per separare i fatti dalla narrativa” e “fare chiarezza su un certo numero di accuse riportate nella stampa”.Oltre a negare di aver mai partecipato a “conversazioni con funzionari russi o di qualsiasi governo straniero per influenzare le elezioni presidenziali degli Stati Uniti” e di essere stato a conoscenza di simili incontri “da parte di persone collegate alla campagna presidenziale di Trump”, Sessions ha parlato anche dei suoi contatti con l’ambasciatore russo negli Usa, Sergey Kislyak. Ha riconosciuto di aver incontrato due volte l’ambasciatore russo, durante la Convention nazionale repubblicana e nel suo ufficio del Senato. Circostanze che non aveva rivelato durante l’udienza per la conferma della sua nomina a ministro, perché considerate parte del suo lavoro di senatore e non del ruolo di attivista della campagna di Trump.

Ma, ha assicurato, “non è avvenuto nulla di improprio” durante quegli incontri. Sessions in proposito ha sottolineato di essersi ricusato dalle indagini sul Russiagate: “E’ importante, mi sono ricusato dall’indagine non perché io abbia commesso qualche condotta inadatta durante la campagna, ma per le regole del dipartimento di Giustizia”. Ha invece negato che si sia mai tenuto un terzo incontro segreto con Kislyak, che lo stesso ex direttore dell’Fbi James Comey aveva detto alla stessa commissione di ritenere possibile: Sessions ha affermato di non ricordare “se sia avvenuta una breve interazione” un anno fa all’hotel Mayflower di Washington, durante un evento della campagna elettorale di Trump. Altro argomento caldissimo il licenziamento da parte del presidente Trump di James Comey, che giorni fa ha testimoniato davanti alla stessa commissione denunciando “pressioni” di Trump perché l’indagine sull’ex consigliere Michael Flynn (dimessosi in precedenza per rivelazioni sui suoi contatti con l’ambasciatore russo) fosse “lasciata cadere”. Sessions ha difeso Trump. Per lui, nel corso dei colloqui con l’ex direttore del Bureau non ci furono comportamenti scorretti da parte del tycoon. Al contrario, a essere inappropriata sarebbe la rivelazione del contenuto di un faccia a faccia privato con il presidente da parte di Comey. “Le fughe di notizie danneggiano la sicurezza nazionale”, ha sostenuto.Motivo della sfiducia della Casa Bianca verso Comey, ha sostenuto il ministro della Giustizia, non era affatto il Russiagate, ma la gestione “problematica” del caso delle email della ex segretaria di Stato e poi candidata alla presidenza, Hillary Clinton. Al centro delle critiche la dichiarazione del luglio 2016 di Comey, quando disse che non sarebbe stato ragionevole formulare accuse contro la candidata democratica: “L’Fbi non può decidere politiche per perseguire le persone, e questo era avvenuto per il procedimento Clinton”, ha detto Sessions. Ha dichiarato di aver condiviso la nota preparata dal vice ministro della Giustizia, Rod J. Rosenstein, che indicava la gestione dello scandalo delle email di Clinton da parte di Comey come un motivo per chiedere un rinnovamento nell’Fbi, perchè le performance di Comey provocavano “gravi problemi” a causa della sua “mancanza di disciplina”.In risposta alle domande della commissione sulla possibile rimozione del nuovo procuratore speciale per il Russiagate, l’ex direttore dell’Fbi Robert Mueller che secondo i media rischierebbe di essere silurato da Trump, Sessions ha fatto notare che “non sarebbe opportuno se lo facessi”. “Ho fiducia in Robert Mueller”, ha assicurato Sessions, che poi ha aggiunto: “Ma non ho idea se anche Trump ne abbia”.

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