Usa. Per la prima volta in mostra al pubblico americano la “Dolce Vita”

Per la prima volta, sono state mostrate al pubblico americano foto inedite  di quelli che diventeranno i grandi divi del cinema internazionale. La mostra, già allestita a Roma lo scorso anno, racconta riti, caratteri e personaggi che fecero degli anni cinquanta italiani un periodo di straordinaria suggestione e, dell’Italia intera, un luogo sotto i riflettori del mondo. Le foto, selezionate dal curatore nei fondi fotografici dell’Archivio Storico Luce, ricostruiscono un’epoca la cui memoria è diventata un tratto distintivo dell’immagine italiana nel mondo.Era l’Italia in cui tutto sta per cambiare quella che traspare dalle foto della mostra, raccontata attraverso il divismo, il fascino e la bellezza, vere e proprie chiavi di lettura per proporre l’immagine di un Paese che, mentre segue con passione vicende e gossip delle celebrità, guarda con fiducia al futuro e migliora la propria condizione sociale.Moltissimi, tra i divi che in quegli anni animavano mondanità e fascino in una “Roma che contendeva ad Hollywood il primato del cinema mondiale, gli americani arrivati al seguito delle grandi major cinematografiche che, a Cinecittà, giravano i loro kolossal.Non pochi e di rara bravura, al tempo stesso, attori ed attrici italiane, “Anna Magnani, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Rossano Brazzi, Elsa Martinelli, solo per ricordarne alcuni, che attraversavano l’Oceano per girare ad Hollywood, testimonianza di un cinema italiano di grande talento e vitalità e che, proprio in quegli anni, riceve dall’Academy Awards gli Oscar a Vittorio De Sica (1948, “Sciuscià” e, 1950, “Ladri di biciclette”), Federico Fellini (1956, “La strada” e, 1957, “Le notti di Cabiria”), Anna Magnani (1956, “La rosa tatuata”), Sophia Loren (1962, “La ciociara”).“ Per la mostra, New York è un luogo elettivo -afferma Marco Panella- ideale per testimoniare e rendere omaggio a quel legame fortissimo che, negli anni cinquanta, costume e società italiani hanno avuto con gli Stati Uniti”. “Raccontare gli anni cinquanta italiani -continua Panella- è come raccontare l’adolescenza collettiva di una Nazione, un racconto suggestivo ed emozionale, a volte ingenuo, di cui tutti subiamo il fascino indiscusso e che, ancora oggi, continua a dare nel mondo un’immagine estremamente attrattiva del nostro Paese”.

 

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