Relatives and family of Farkhunda, 27, who was lynched by an angry mob, wail at her home in central Kabul on March 22, 2015. Hundreds of people on March 22, attended the burial of an Afghan woman who was beaten to death and set on fire by a mob for allegedly burning a copy of the Koran. The body of Farkhunda, 27, who was lynched on March 19 by an angry mob in central Kabul, was carried to the graveyard by women amid crowds of men, an AFP reporter said, a rare act of protest in a male-dominated society. AFP PHOTO / Wakil Kohsar (Photo credit should read WAKIL KOHSAR/AFP/Getty Images)

Usa, colloqui con talebani su diritti umani e sicurezza

Gli Stati Uniti hanno accettato di fornire aiuti umanitari a un Afghanistan disperatamente povero e sull’orlo di un disastro economico, ma si sono rifiutati di dare un riconoscimento politico ai nuovi governanti del paese: lo hanno annunciato i talebani al termine dei primi colloqui diretti del movimento con funzionari statunitensi, tenutisi a Doha in Qatar, dal giorno del ritiro delle truppe internazionali dal Paese asiatico. La dichiarazione rilasciata dagli Stati Uniti è stata però meno definitiva. Le due parti “hanno discusso della fornitura da parte degli Stati Uniti di una robusta assistenza umanitaria, direttamente al popolo afgano”, ha fatto sapere il dipartimento di Stato. I colloqui sono arrivati mentre Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno avvertito i loro cittadini di stare lontani dagli hotel della capitale, Kabul, in particolare dall’Hotel Serena, per una non meglio specificata minaccia alla sicurezza.

I talebani hanno affermato che i colloqui tenuti a Doha, in Qatar, “sono andati bene”, con Washington che ha liberato gli aiuti umanitari all’Afghanistan dopo aver accettato di non collegare tale assistenza al riconoscimento formale dei talebani. Gli Stati Uniti hanno chiarito che i colloqui non erano in alcun modo un preambolo al riconoscimento dei talebani, che sono saliti al potere il 15 agosto dopo il crollo del governo in carica. Il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price ha definito le discussioni “schiette e professionali”, con gli Stati Uniti che hanno ribadito che i talebani sarebbero stati giudicati in base alle loro azioni piuttosto che alle loro parole. “La delegazione statunitense si è concentrata sulle preoccupazioni in materia di sicurezza e terrorismo e sul passaggio sicuro per i cittadini statunitensi, altri cittadini stranieri e i nostri partner afgani, nonché sui diritti umani, compresa la partecipazione significativa di donne e ragazze in tutti gli aspetti della società afgana”, ha affermato Price in una dichiarazione.

Il portavoce politico dei talebani Suhail Shaheen da parte sua ha precisato che il ministro degli Esteri ad interim del movimento al potere a Kabul ha assicurato agli Stati Uniti durante i colloqui che i talebani sono impegnati a garantire che il suolo afgano non venga utilizzato dagli estremisti per lanciare attacchi contro altri paesi. Sabato scorso, tuttavia, i talebani hanno escluso la cooperazione con Washington per contenere il gruppo sempre più attivo dello Stato islamico in Afghanistan, ricorda oggi il Guardian. “Siamo in grado di affrontare Daesh in modo indipendente”, ha detto Shaheen quando gli è stato chiesto se i talebani lavoreranno con gli Stati Uniti per contenere l’Isis.

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