Usa 2020: liberal Sanders e Warren uniti contro moderati

Progressisti contro moderati. Si e’ giocata cosi’ la prima parte del secondo confronto tra i candidati democratici alla Casa Bianca al Fox Theatre di Detroit, nel Michigan. Anziche’ tentare di differenziarsi, i due liberal Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno fatto squadra contro i centristi dem al punto da sollevare anche dell’ironia social. “Il team Bernie-Warren e’ incredibile”, ha twittato un utente, dopo che la senatrice ha letteralmente preso le difese del collega sulla necessita’ di garantire copertura sanitaria a tutti, tema caldo della serata. I due progressisti, amici di lunga data oltre che candidati di punta, sono stati attaccati dai rivali, che li hanno accusati di promuovere istanze irrealistiche. Warren ha reclamato “importanti cambiamenti strutturali” denunciando la mancanza di spina dorsale della politica contro Donald Trump che “disonora l’ufficio della presidenza ogni singolo giorno”. Secondo il rivale dem John Delaney, seguire le politiche di Sanders e Warren, come la sanita’ per tutti, “tutto gratis”, significa fare “promesse impossibili” che allontanano gli elettori indipendenti consegnando a Trump la rielezione. “Condivido i loro valori progressisti ma sono un po’ piu’ pragmatico”, gli ha fatto eco l’ex governatore del Colorado, John Hickenlooper. Nel 2016 Trump riusci’ a vincere il Michigan strappandolo ai democratici. Sanders ha accusato i rivali di avere “paura delle grandi idee”, come il ‘Green New Deal’ per la tutela dell’ambiente, sponsorizzato anche da Warren. “Non capisco perche’ si debba fare la fatica di correre per la presidenza degli Stati Uniti per parlare solo di quello che non si puo’ fare o per cui non si deve combattere. Proprio non lo capisco”, ha insistito Warren, favorevole alla depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina. “Ma cosi’ fai il gioco di Donald Trump”, e’ stata la replica del moderato Steve Bullock, convinto che occorra un “leader sano per un sistema dell’immigrazione sano”. I due senatori dell’ala sinistra dem appoggiano entrambi l’istruzione pubblica, l’aumento delle tasse per i ricchi, la paga minima a 15 dollari l’ora ed una regolamentazione stringente per Wall Street. Ma se Sanders si proclama socialista, Warren si definisce capitalista. “Io so come combattere e so come vincere”, ha rimarcato Warren, che ha dominato il dibattito tenendo la parola per 18,11 minuti seguita a ruota da Sanders con 17,31 minuti.

Questa sera sullo stesso palco al centro della scena ci saranno l’ex vice presidente Joe Biden, tornato saldamente in testa nei sondaggi (al 32% secondo RealClearPolitics.com), la senatrice kamala Harris e il senatore Cory Booker, candidati di spicco afro americani che hanno duramente criticato l’ex numero due di Barack Obama sulla questione razziale. Quello di Detroit potrebbe essere l’ultimo dibattito democratico cosi’ affollato, con venti candidati suddivisi equamente in due serate. Il comitato direttivo del partito, la Democratic National Committee (Dnc), ha fissato regole piu’ stringenti per qualificarsi per il dibattito in programma a settembre a Houston, in Texas. Se per garantirsi un posto sul palco a Detroit era sufficiente vantare l’1% dei consensi in tre diversi sondaggi o aver ricevuto 65.000 diverse donazioni, per settembre i requisiti sono praticamente raddoppiati: i candidati dovranno avere il 2% di consensi in quattro diversi sondaggi ed ottenere contributi da 130.000 donatori. Attualmente solo 7 candidati dem soddisfano questi nuovi requisiti: Joe Biden, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Kamala Harris, Pete Buttigieg, Beto O’Rourke e Cory Booker.

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