Una serata di virtuosismo e lirismo: Gatti dirige Santa Cecilia con Sternath

Roma, sabato 31 gennaio 2026.
La Sala Santa Cecilia era gremita, comprese le postazioni dietro l’orchestra, per la terza replica del programma, accolta con entusiasmo dal pubblico. Fin dalle prime battute si percepiva il legame profondo tra Daniele Gatti e l’Orchestra di Santa Cecilia, evidente nella precisione e nell’equilibrio naturale dell’insieme sonoro.

Anche l’aspetto visivo contribuiva all’atmosfera: Gatti, in giacca scura ma senza cravatta o farfallino, appariva informale ma elegante, mentre il giovane Lukas Sternath, con capelli corti e giacca sciallata scura, trasmetteva freschezza e naturalezza sul palco.

Gatti, dalle prime file, si distingueva anche per un coinvolgimento sonoro particolare: mugugnava seguendo il suono dell’orchestra, accompagnando le frasi musicali e dando attacchi al pianista con piccoli cenni della mano sinistra. A volte inarcava le sopracciglia o modulava il gesto per guidare Sternath, creando un’intesa immediata e spontanea tra direttore e solista.

La serata si è aperta con le Variazioni su un tema di Haydn op. 56a di Johannes Brahms, composte nel 1873 e considerate una prova generale per la futura Prima Sinfonia. Il tema, allora attribuito a Haydn e oggi riconosciuto come opera di Ignace Pleyel, dal carattere popolare e arcaico, ha permesso a Brahms di sviluppare otto variazioni di grande contrasto, culminando in un Finale in forma di passacaglia, una struttura barocca basata su un basso ostinato che si ripete costantemente, sul quale si costruiscono variazioni melodiche e armoniche sempre nuove. In questo modo Brahms fonde rigore formale e inventiva timbrica, trasformando materiali storici in un linguaggio moderno e personale.

A seguire, il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 54 di Robert Schumann ha messo in luce il giovane Lukas Sternath, astro nascente del panorama pianistico internazionale. Schumann concepì l’opera come un progetto “a metà tra sinfonia, concerto e grande sonata”, lontano dal virtuosismo fine a se stesso, privilegiando un dialogo costante e mutevole tra solista e orchestra. L’Allegro affettuoso iniziale mostra un monotematismo variato, l’Intermezzo un’intima sospensione lirica, mentre il Finale brillante e dinamico conduce a una conclusione coerente e coinvolgente.

L’intesa tra Gatti e Sternath era evidente: la direzione chiara e sicura del maestro ha permesso al pianista di dialogare con l’orchestra con libertà e precisione. Il pubblico ha reagito con applausi scroscianti e due bis, segno di un successo totale e di grande partecipazione.

La serata si è conclusa con la Terza Sinfonia di Brahms, celebre per il Poco allegretto, dal carattere cantabile e lirico che ha conquistato il pubblico. L’opera, composta nel 1883, è nota per la straordinaria coesione tra i movimenti: l’Allegro iniziale presenta temi vigorosi e motivi intrecciati, mentre l’Andante e il Poco allegretto sviluppano un lirismo profondo, quasi meditativo, arricchito da armonie delicate e dialoghi tra sezioni orchestrali. Il Finale, vivace e ritmicamente incisivo, riprende e trasforma temi precedenti, offrendo una conclusione brillante ma equilibrata. In una curiosa trasversalità culturale, Carlos Santana si è ispirato proprio al Poco allegretto per la canzone “Love of My Life” nell’album Supernatural (1999), dimostrando quanto la musica romantica di Brahms abbia permeato epoche e stili diversi. L’esecuzione della sinfonia ha messo in evidenza la compattezza e la raffinatezza dell’Orchestra di Santa Cecilia, suggellando una performance elegante, intensa e memorabile.

Il concerto si è chiuso tra applausi calorosi e ovazioni per tutti gli interpreti: Gatti, Sternath e l’orchestra hanno offerto al pubblico una serata di musica raffinata e partecipazione viva, in cui la tradizione classica e l’ispirazione romantica hanno dialogato con la freschezza di una nuova generazione di interpreti. Tra virtuosismo, complicità musicale e piccoli gesti del direttore, la sala si è trasformata in un luogo di pura magia sonora, lasciando un ricordo indelebile nella memoria di chi ha assistito.

foto: Musa

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Daniele Gatti
pianoforte Lukas Sternath

Brahms Variazioni su un tema di Haydn
Schumann Concerto per pianoforte
Brahms Sinfonia n. 3

Roberto Buono

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