Una campagna elettorale che guarda al passato

Ciò che si percepisce in questa campagna elettorale è che i contendenti in campo guardano al passato, con un presente che si dilata sempre di più e un futuro che non esiste.Sembrano tutti prigionieri del passato nella convinzione contorta e truffaldina,verso i cittadini, che vi sia sempre la solita torta da dividere, risorse da distribuire a destra e a manca, tagli alle tasse, reddito di cittadinanza, benefici a tutti e chi più ne ha più ne metta. Si vuol far credere a tutti gli italiani che i sussidi in termini di sanità e le pensioni siano sostenibili all’infinito, senza dire esplicitamente che la nostra popolazione invecchia sempre di più e c’è bisogno di immigrati. Si cerca di far apparire una realtà da fiaba, come se il nostro Paese potesse liberamente scegliere a proprio piacimento se accettare o meno le regole di mercato imposte dalla globalizzazione, pur continuando ad esportare. Si continuano a promettere grandi investimenti, come se il nostro debito pubblico non esistesse più, perché cancellato come per incanto dalla fata turchina di turno. A questo punto è inutile prendersela con il populismo è tempo perso e anche i media hanno gravi responsabilità. Ma soprattutto una classe dirigente o pseudo tale in uno alla élite industriale e finanziaria che tace e sembra assistere inerte, ma solo apparentemente perché poi in privato tesse le sue relazioni vecchie e nuove e non ha il coraggio di parlare pubblicamente. Mostrano una finta neutralità nei confronti dei partiti, in attesa di vedere chi vincerà. La cosa più scandalosa poi. è il loro sentirsi italiani a secondo della convenienza. Lo sono quando devono tutelare le loro rendite di posizione, al contrario sono cittadini del mondo quando i loro interessi sono fuori dal Paese e dello stesso se ne infischiano.Quindi l’establishment fa finta di stare a guardare chi vince e non si espone pubblicamente e non facendo sentire la propria voce alla classe politica, compulsandola, additandole i temi su cui il nostro Paese dovrà confrontarsi con gli altri stati a livello mondiale, per affrontare le sfide per un futuro prossimo. Nel mondo accademico tutti si chiedono come mai in questa campagna elettorale nessuno dei partiti in campo, discuta di quello che dovremmo fare e decidere in fretta per essere protagonisti e non osservatori di una rivoluzione tecnologica che muterà per sempre le nostre condizioni di vita e lavoro.La cosa che a noi umili osservatori ci fa sorridere è che l’alta finanza, la grande industria e la pseudo classe dirigente di questo Paese fa finta di volere regole certe, ma non sono mai loro a chiedere di cambiarle. E mentre la società cambia velocemente la coscienza pubblica riposa tranquilla, anche in questa campagna elettorale, su un comodo letto fatto di menzogne

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