Ci sono storie che toccano l’anima, che si insinuano nel cuore dello spettatore lasciando un segno profondo. Fate i Tuoni, tratto dal romanzo di Michele D’Ignazio, è una di queste. In scena fino al 30 marzo al Teatro Trastevere di Roma, lo spettacolo, adattato per il teatro dallo stesso D’Ignazio insieme a Antonia Fama, porta sul palco una storia capace di emozionare e far riflettere.
A dirigere la pièce è Marco Zordan, direttore artistico del Teatro Trastevere, che con sensibilità e maestria riesce a bilanciare la durezza del tema con la delicatezza dello sguardo adolescenziale. Sul palco, a dare voce e corpo ai protagonisti, troviamo Antonia Fama e Marco Zordan, interpreti di un racconto che fonde poesia e realtà, dolore e speranza.
Al centro della narrazione ci sono due ragazzi: una proveniente da un paesino della Calabria sull’orlo dello spopolamento e un giovanissimo siriano che, insieme alla sua famiglia, cerca un futuro migliore fuggendo dalla guerra civile. Le loro vite scorrono parallele, in un mondo che spesso non lascia spazio all’innocenza, ma che loro riescono comunque a guardare con occhi pieni di meraviglia. La sofferenza si mescola così alla dolcezza, trasformandosi in una malinconia leggera, mai opprimente, che invita il pubblico a riscoprire la resilienza dell’infanzia.
Fondamentale è l’aspetto visivo della messinscena: la scenografia alterna ambienti sospesi tra sogno e realtà, evocando luoghi dimenticati, abbandonati, eppure ancora carichi di emozione. I costumi e il gioco di luci rafforzano l’atmosfera onirica dello spettacolo, contribuendo a rendere l’esperienza teatrale ancora più immersiva.
Ma ciò che rende davvero speciale Fate i Tuoni è la sua capacità di coinvolgere lo spettatore, non solo emotivamente, ma anche fisicamente. La rappresentazione rompe la barriera tra palco e platea, trascinando il pubblico dentro la storia, rendendolo parte attiva di un viaggio intenso e commovente. Nel finale dello spettacolo, i due bravissimi attori coinvolgono attivamente ancora una volta gli spettatori, questa volta quattro, facendoli salire sul palco per partecipare al brindisi del paese che si è ripopolato con i nuovi abitanti.
In un’epoca in cui il teatro continua a cercare nuove forme di espressione, questo spettacolo si distingue per la sua autenticità e per il suo modo delicato e profondo di affrontare tematiche universali. Fate i Tuoni non è solo uno spettacolo da vedere, ma un’esperienza da vivere, capace di lasciare un segno nell’anima degli spettatori, ben oltre il calare del sipario.
Alla fine, l’autore del libro Michele D’Ignazio è salito sul palco e ha spiegato che il romanzo è nato da una storia vera che gli è stata raccontata dagli abitanti di Badolato, un paesino della Calabria, e avvenuta nel 1997.
Andrea Pisante


ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.