Un Paese bloccato da una burocrazia malata

Sono pochi ormai gli italiani che fanno affidamento sui servizi resi dagli uffici pubblici, considerati un apparato parassitario e quindi inefficiente, ed ora anche il Governo manifesta apertamente la sua sfiducia verso di essi. Inefficienze, ritardi, disattenzione per le esigenze dei cittadini ed altro ancora, sono i mali della burocrazia nostrana. Ma la loro causa non è intrinseca, bensì va cercata nella legislazione eccessiva, caotica e contraddittoria allo stesso tempo, nei troppi controlli preventivi e troppi controllori, nei giudici amministrativi che troppo spesso si sostituiscono all’amministrazione attiva, nelle Procure penali e contabili che troppo spesso e con superficialità e scarsa attenzione, mettono sotto accusa gli amministratori, favorendo in tal modo l’inerzia e frenandone l’azione amministrativa e politico-programmatica. Non è da tralasciare in tutto questo anche le debolezze delle amministrazioni stesse, determinate dalla fuga di molti tecnici che trovano altrove maggiori retribuzioni e meno responsabilità. Ne consegue un’esternalizzazione dei compiti che abitua l’amministrazione a non fare e con il tempo a non saper più fare. Per non parlare dell’arretratezza digitale e della scarsa professionalità nell’utilizzo delle tecnologie che l’epoca digitale ci fornisce. Allora come si può rimettere in sintonia la burocrazia, tanto malata, con il Paese? I rimedi più urgenti sono 1)soppressione degli spoils system, che fanno comodo unicamente a tutti i governanti, sia nazionali che regionali, sul breve periodo, ma ne danneggiano l’azione sul lungo periodo, perché i vertici amministrativi, inevitabilmente, finiscono per essere politicizzati. 2)La distribuzione dei compiti tra Stato e Regioni.3) Applicazione delle norme costituzionali riguardanti la scelta degli impiegati pubblici. Esse sanciscono il criterio di eguaglianza di tutti in quanto all’accesso, e il merito rispetto alla selezione.Ma se si continua ogni giorno ad assumere persone ritenute idonee da prove sostenute anni prima, si mettono in ruolo precari, si scelgono funzionari in base alla loro scuderia politica, si riempiono gli uffici di funzionari scelti senza che abbiano superati idonei e selettivi concorsi, non possiamo poi lamentarci e dire che la causa unica di tutti i mali sia la tanto vituperata burocrazia, quella che ostacola lo sviluppo del Paese. Sono tutti questi interessi esterni che hanno mosso il direttore generale umbro, anch’egli nominato dalla Presidente della Regione Umbria, verso direzioni poco ortodosse.Un’amministrazione di tecnici competenti, indipendenti e neutrali, servirebbe meglio il Paese e renderebbe più funzionali e quindi più efficaci i programmi del suo Governo.

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