Un magistrato al ministero delle infrastrutture

La politica,ancora una volta, si arrende.

Fra i possibili sostituti di Lupi alla guida del dicastero delle infrastrutture ci potrebbero essere anche dei magistrati. Circolano, con insistenza, i nomi di Cantone (meno probabile) e quello di Gratteri, già indicato dal Premier alla guida del dicastero di Giustizia, allorché si stava formando il suo esecutivo. Quando la politica vuole lavarsi le mani dai suoi errori,  proteggersi dagli attacchi giudiziari e soprattutto vuole soddisfare la piazza giustizialista, affida la poltrona che scotta ad un magistrato, ma non fa altro che riconoscere la subalternità della politica al potere giudiziario. Dalla vicenda giudiziaria, che ha portato alle dimissioni il Ministro Lupi, emerge in modo apodittico l’opportunismo di Renzi che ha scelto di seguire gli umori della piazza, anziché tirare fuori, una volta per tutte, dal cilindro un decreto legge che mettesse fine ad uno sciagurato ventennio di divulgazioni arbitrarie di intercettazioni giudiziarie. Non il solito e stucchevole disegno di legge che per vent’anni non ha mai visto la sua approvazione. Ma in quante democrazie occidentali accade che telefonate come quelle che hanno costato la poltrona di Ministro a Lupi, vengono divulgate in modo così arbitrario con scopi tutt’altro che di giustizia? Poche volte. Da noi è diventata una prassi per colpire l’avversario politico di turno. Il fatto che in Italia si faccia un uso pubblico ed extra processuale delle intercettazioni giudiziarie, non vuol dire che siamo il Paese più democratico del pianeta, perché questo cozzerebbe con la statistica che ci vede tra i primi posti nella speciale classifica dei corrotti. Ma io penso che noi non siamo né l’uno e né l’altro. Ritengo, invece, che l’Italia abbia una particolarità rispetto alle altre democrazie occidentali (che per loro fortuna non hanno), quella di aver varato nel corso di decenni un sistema elefantiaco di norme, che spesso si sovrappongono tra di loro, si escludono, si elidono, generando grande confusione oltre che difficoltà di conoscenza, anche tra gli operatori giudiziari. Siffatto sistema normativo, confuso ed a tratti poco intellegibile, ha facilitato i più furbi che spesso e volentieri riescono ad aggirarlo per la commissione di reati. Bisognerebbe abolire questo sistema di norme, crearne di nuove, ma poche e chiare, tali da poter essere comprese anche da chi non ha un grado alto d’istruzione,  forse solo così si potrebbe combattere in modo efficiente la corruzione. Ma il nostro Paese ha anche un’altra particolarità e/o piaga, che è quella dell’uso politico delle intercettazioni telefoniche, di cui abbiamo brevemente, sopra accennato. Da più parti si levano voci di protesta contro quest’andazzo, soprattutto dalla minoranza del Pd, ma a questo punto mi domando, ed è d’uopo che io lo faccia: ma dove erano lor signori che per vent’anni a fasi alterne hanno governato il Paese? Oggi per ragioni di lotta politica lo pretendono dal segretario e Premier, Matteo Renzi, che tra mille sussulti qualcosa l’ha smossa, (vedi legge sulla responsabilità civile dei magistrati) anche se ci deve mettere un po’ di coraggio in più per difendersi dai fendenti dell’ANM( Associazione Nazionale dei Magistrati), come ha potuto sperimentare negli ultimi tempi.

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