Un Governo in conflitto permanente

Il modo di governare di 5 Stelle e Lega è un continuo dichiarare, un conflitto permanente, ma in quanto a decisioni si è vicino allo zero. I leader che li compongono si scontrano nelle piazze o addirittura come di Maio cerca alleanze con gli oppositori di un governo alleato e legittimato dal voto popolare. Ciò accade perché ignorano che le forze sociali possono allearsi a livello europeo, ma i governi, invece, devono cooperare nel Consiglio d’Europa e non scontrarsi nelle piazze. Quindi continui conflitti tra le due parti che compongono il governo, per risolvere i quali non si riunisce il Consiglio dei Ministri, ma si tengono vertici, quasi si trattasse di due potenze internazionali. Continui Stop end Go che comportano nuovi problemi di non facile risoluzione e molti di questi, se non affrontati con il dovuto equilibrio rischiano di minare il sistema istituzionale del Paese. L’esempio più eclatante è dato da quello che oppone Nord e Sud sull’autonomia regionale differenziata. Per non parlare poi delle promesse non mantenute, come quella di una riforma del codice degli appalti, per avviare la quale si aspetta un disegno di legge varato dal governo e mai presentato al Parlamento. Assenza di un dialogo costante tra i Ministri: la durata del Consiglio dei Ministri, anche in presenza di molti provvedimenti da discutere ha una durata inferiore all’ora, questo perché le decisioni vengono prese altrove, e l’organo si limita solo a registrare.Già in precedenti articoli ci siamo soffermati sul ruolo del nostro Premier, che più che l’Avvocato degli Italiani appare più come il mediatore legale degli scontri tra Salvini e Di Maio. Il ruolo che gli assegna la Costituzione è chiaro e non lascia spazio ad interpretazioni di sorta. Deve dirigere la politica generale del governo e mantenere l’unità d’indirizzo politico ed amministrativo. Ma il Prof Conte si limita ad assistere a patteggiare e a mediare, quando gli riesce. L’unico collante che unisce le forze di governo è l’insofferenza per il pluralismo e dissenso, rabbia nello spartirsi il potere e fastidio per le autorità indipendenti. Ma quando si tratta di scegliere uomini per occupare posti di comando, il collante viene meno e ricominciano i conflitti: Inps docet. Il Governo è il cuore del sistema e i conflitti li deve risolvere.Il governo che abbiamo oggi, purtroppo, è inconstante, instabile, ostaggio della propria latente e onnipresente conflittualità, incapace di indirizzare, poco attento a risolvere i problemi sociali, più interessato a guadagnare voti a favore di una parte e a discapito dell’altra. Dice il suo Presidente che mira al cambiamento ma fino ad oggi ha solo messo a dura prova il sistema costituzionale e minato la politica estera, dove ha incrinato rapporti di alleanze che durano ormai da quasi un secolo. Un governo che non riesce a governare ed appare sempre di più in balia di due leader che parlano a nome di un popolo immaginario e questo è un pericolo per la nostra democrazia. Una democrazia che da settant’anni sopravvive sebbene retta da governi deboli. Ora è sottoposta ad un ulteriore difficile prova, quella di un governo retto due forze politiche impegnate ad un tiro alla fune molto pericoloso. Ma quando potrà durare ancora questo strano amore?

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