Dopo mesi di stallo e tentativi falliti, la presidenza di turno danese dell’Unione europea è riuscita a ottenere un compromesso sul nuovo regolamento per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori online (Csam). Mercoledì, durante la riunione del Consiglio dei ministri della Giustizia, gli Stati membri hanno raggiunto una posizione comune sul testo che punta a rafforzare gli strumenti di contrasto alla pedopornografia in rete.
L’accordo prevede che le piattaforme social e i servizi digitali siano obbligati a rimuovere sistematicamente i contenuti illegali, con l’obiettivo di ridurre drasticamente la circolazione di materiale pedopornografico. Tra le misure cardine figura anche la creazione di un nuovo organismo dedicato, il Centro Ue sugli abusi sessuali sui minori, incaricato di coordinare interventi e ricevere segnalazioni.
Il compromesso raggiunto elimina però uno degli elementi più contestati delle versioni precedenti del regolamento: la scansione obbligatoria delle comunicazioni private, compresi i messaggi protetti da crittografia end-to-end. Una previsione che aveva sollevato forti critiche da parte delle aziende Big Tech e delle organizzazioni per la tutela della privacy, preoccupate dal rischio di trasformare il monitoraggio dei contenuti in una forma di sorveglianza di massa.
Nonostante le modifiche, il testo rimane altamente controverso. Le Ong temono che le nuove competenze attribuite alle autorità nazionali — che potranno imporre la rimozione o il blocco dei contenuti — possano comunque avere effetti invasivi sulla riservatezza degli utenti. Le discussioni ora proseguiranno con il Parlamento europeo, chiamato a esprimersi sulla proposta per avviare il negoziato finale.
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