Ue, in vista del vertice dei leader, stringe sul fronte dei rimpatri dei migranti

L’Ue stringe sul fronte dei rimpatri in vista del vertice dei leader del 25 e 26 giugno. Difenderemo la nostra proposta fino all’ultima parola, dice Jean Claude Junker parlando a nome della Commissione. Ovvero, non intende fare marcia indietro sulla sua proposta di ripartire i 40mila richiedenti asilo sbarcati in Italia e in Grecia e diretti verso altri paesi europei. Una decisione della riunione di martedì a Lussemburgo dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea non si discosterà da quanto già deciso e detto da Junker, perché non è previsto alcun voto per dare il via libera al meccanismo di risposta all’emergenza. Unica possibilità attualmente in essere è rendere la ricollocazione dei migranti da obbligatoria a volontaria. L’obiettivo numerico dei 40mila verrebbe mantenuto ma ogni Stato membro sarebbe libero di accettare o rifiutare i richiedenti asilo. Matteo Renzi invita tutti, sia in Italia che in Europa, a non strumentalizzare le paure: “Oggi ci sono tanti che abbaiano alla luna, vivono sulle paure e pensano che la soluzione sia chiudersi in casa. Ma non è così”. Germania, Austria e Francia bloccano i migranti diretti a Nord invocando le regole di Dublino, mettendo in discussione il trattato di Schengen. In Francia non devono entrare e il numero di procedure di riconduzione alle frontiere italiane è aumentato. Il prefetto del dipartimento delle Alpi Marittime, Adolphe Colrat, è stato chiaro: “Faccio applicare le regole in vigore nell’Ue. Qualsiasi persona in situazione irregolare in provenienza da un paese vicino deve essere ricondotta in questo paese, nella fattispecie in Italia. Dobbiamo prevenire problemi gravi all’ordine pubblico e non mi aspetto un ritornello alla calma nelle prossime settimane”. Mentre resta alta la tensione per la situazione di emergenza italiana e viene sgomberata la stazione di Milano dove da giorni pernottavano migranti arrivati dopo gli sbarchi sulle coste siciliane. Persone, in diversi casi anche bisognose di cure: in 30 sono risultati, infatti, affetti da scabbia e in due di sospetta malaria. I molti profughi che affollavano i due mezzanini della stazione Centrale a Milano sono stati allontanati dalle forze dell’ordine e gli spazi sono stati chiusi con delle reti. E’ accaduto la scorsa notte ed è stato confermato oggi da personale di sicurezza della stazione oggetto, nei giorni scorsi, di polemiche proprio per la presenza dei molti rifugiati. Ora e’ all’esterno della Stazione centrale di Milano che si sta concentrando il disagio dei rifugiati e anche dei volontari che cercano di aiutarli. Dopo la chiusura dei due grandi mezzanini operata nella notte dalle forze dell’ordine, i profughi stazionano all’esterno, appena fuori dall’ingresso, nella cosiddetta Galleria delle carrozze, in una situazione di evidente disordine e disorganizzazione. Pochi volontari fanno del loro meglio, in mezzo ai passanti e ai turisti, per distribuire proprio adesso, con l’ora di pranzo, un pallet pieno di bottiglie d’acqua e generi di prima necessità alimentare. Gli immigrati, quasi tutti del Corno d’Africa, sono tranquilli e silenziosi in fila ma intorno a loro tutti si arrangiano come possono. Secondo quanto riferito da alcuni addetti della sicurezza, alcuni di questi profughi sono quelli allontanati ieri sera che sono tornati all’esterno, in piazza Duca d’Aosta, ma tra essi vi sono anche molti nuovi arrivi. Noi aiutiamo tutti indistintamente, spiega un volontario, ma è evidente che non possiamo conoscere le condizioni igienico-sanitarie di tutti soprattutto delle facce nuove che cambiano in continuazione. Strada, quindi, sempre più in salita per la proposta della Commissione Ue sui ricollocamenti urgenti da Italia e Grecia di 40mila siriani e eritrei, richiedenti protezione internazionale. Lo stesso documento della presidenza lettone, al di là del nodo dell’obbligatorietà, mette in discussione i parametri scelti per la ripartizione il numero delle persone da ricollocare, i fondi a disposizione, e la capacità delle strutture degli Stati. Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, che godono di regimi speciali, si sono chiamate fuori. Molti Paesi sono arroccati sulle proprie posizioni, e a seconda dello schieramento di appartenenza, si propongono visioni diverse. C’è chi sottolinea ancora una volta il concetto di “solidarietà in cambio di responsabilità”, facendo riferimento ai fotosegnalamenti e alla raccolta delle impronte digitali, così come previsto dal regolamento di Dublino.  Se dovesse saltare la solidarietà anche tutto il resto del pacchetto sarebbe da rivedere.

 Roberto Cristiano

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