Ue, il presidente del Parlamento Sassoli: ‘Salvare vite in mare è un dovere’

Nei giorni caldi per quanto riguarda l’emergenza migranti, il neo presidente del Parlamento europeo David Sassoli (del Partito democratico), ha parlato ai microfoni de il Corriere della Sera schierandosi dalla parte delle Ong.

Intervistato da il ‘Corriere della Sera’, Sassoli non poteva non parlare del caso migranti. La sua posizione è scomoda. È uno degli italiani venuti alla ribalta nel nuovo parlamento europeo ma ha una visione politica decisamente differente rispetto a quella del governo di maggioranza. Di fatto più che una risorsa, Sassoli rischia di diventare un ostacolo per la Lega e il Movimento Cinque Stelle che volevano cambiare l’Europa. “Se non dotiamo l’Europa di strumenti per intervenire e governare i fenomeni migratori, i casi di cronaca riprodurranno sempre le stesse modalità e le solite domande: cosa fa l’Europa, dov’è l’Europa? Qui si gioca una partita decisiva, il trasferimento di potere. Dobbiamo mettere l’Unione in condizione di occuparsi dell’immigrazione come di altri temi”.

 Sassoli ha poi voluto ricordare una delle proposte avanzate nel 2017 per provare in qualche modo a regolamentare i fenomeni migratori dando un sostegno europeo ai paesi di approdo dei barconi e delle Ong. “La proposta del Parlamento europeo, votata nel dicembre 2017 e mai discussa dai governi dà degli strumenti. Dice per esempio che chi arriva in Italia, a Malta o in Grecia arriva in Europa. L’immigrazione è una questione epocale e il Consiglio deve riprendere in mano la nostra proposta. Ci sono buone idee per non lasciare soli i Paesi. Il richiamo alla riforma di Dublino ci ricorda anche che i governi sono spesso sordi alle sollecitazioni del Parlamento“.

 Il neo presidente del Parlamento europeo ha poi concluso con una riflessione sui salvataggi in mare senza risparmiare una critica a Matteo Salvini. “Salvare le vite in mare è un dovere e chi lo fa non può e non deve essere perseguito. Nel caso della Sea Watch ci sono tuttavia profili giuridici ancora aperti e spetta alla magistratura italiana verificarli e dire l’ultima parola”.

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