Il team di negoziatori di Ucraina e Russia impegnati nel secondo round di colloqui nella foresta bielorussa, 03 marzo 2022. Seduti a un tavolo, ci sono cinque russi (D) e quattro ucraini (S). Sul lato ucraino, ci sono (S-D) Mikhailo Podoliak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, David Arakhamia, leader del partito di Zelensky, il capo della delegazione Oleksii Reznikov, e Mykola Tochytskyi, già ambasciatore ucraino presso la Ue e poi in Gran Bretagna. Mentre la delegazione russa e' composta da (S-D) Boris Gryzlov, ambasciatore russo in Bielorussia, Leonid Slutsky, presidente della commissione esteri della Duma, il capo della delegazione Vlladimir Medinsky, Alexander Fomin, viceministro della Difesa, e Andrei Rudenko, viceministro degli Esteri. ANSA

Ucraina: Sì ai corridoi umanitari, intesa sulla tregua

Via al secondo round di negoziati. Ma le premesse non sono buone. Le delegazioni di Ucraina e Russia sono a Brest, tra Bielorussia e Polonia, per discutere di un eventuale cessate il fuoco a questa drammatica guerra, in corso da otto lunghi giorni. Prima dell’incontro – previsto per le 13 ma slittato di un paio d’ore -, le parti hanno delineato le loro posizioni: mentre la delegazione ucraina “spera di poter concordare almeno su corridoi umanitari”, secondo quanto dichiarato dal deputato David Arakhamia, da parte di Mosca i negoziati “si concentreranno principalmente sulla demilitarizzazione e lo status di neutralità dell’Ucraina – ha fatto sapere il Cremlino -, in modo che la minaccia alla Russia non possa arrivare da quel territorio”.

“Non ritornerò mai indietro rispetto alla mia dichiarazione che Russia e Ucraina sono un unico popolo”.

Mentre l’esercito di Mosca continua a bombardare a tappeto, stringendo l’assedio da Chernihiv a nord a Mariupol a sud, Vladimir Putin torna a parlare e rivendica la sua guerra contro “l’anti-Russia” creata dall’Occidente, “che minaccia, anche con armi nucleari”.

Un’offensiva che, secondo il presidente francese Emmanuel Macron, che ha parlato oggi con il leader del Cremlino, mira a “prendere il controllo di tutta l’Ucraina”.

Ma mentre i toni si fanno sempre più minacciosi, dal secondo round di negoziati nella foresta di Brest, al confine tra Bielorussia e Polonia, arriva l’annuncio di corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili, garantiti da un cessate il fuoco temporaneo nelle aree interessate. Secondo Kiev, sarà anche permessa la consegna di cibo e medicine alla popolazione dei centri più colpiti. Un primo, timido segnale di apertura, di fronte al dramma di oltre un milione di profughi e un’intera popolazione allo stremo, dopo 8 giorni di conflitto. I colloqui riprenderanno all’inizio della prossima settimana, sempre in una zona segreta in Bielorussia. Ma intanto, ha avvertito Putin, “l’operazione speciale” continuerà.

“Stiamo raggiungendo gli obiettivi e avendo successo”, ha scandito il presidente russo. La seconda tornata di trattative, condotte da delegazioni sostanzialmente identiche a quelle della prima, ha intanto portato all’intesa promessa da Mosca su una via d’uscita ‘sicura’ per i civili dalla aree sotto assedio. Un accordo che adesso andrà tradotto in concreto dalle rispettive Difese. Il capo-negoziatore russo, Vladimir Medinsky, ha parlato di “progressi significativi”, spiegando che sono state discusse questioni umanitarie e militari, oltre ad una possibile futura soluzione politica al conflitto.

“Le posizioni della Russia e dell’Ucraina sono chiare”, ha spiegato. Il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podoliak, non si è sbilanciato, sottolineando che non sono stati raggiunti “i risultati sperati”, mentre per il capo della commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky, anche lui ai colloqui, serviranno “diversi altri” incontri.

Nell’attesa dei quali, però, la situazione sul terreno è destinata a farsi ancora più pesante, con la minaccia di una battaglia navale campale a Odessa, insieme al martellamento dei missili sulle città. Per una vera soluzione, ha affermato Zelensky, servirebbe un incontro ai massimi livelli.

“Devo parlare con Putin, perché è l’unico modo per fermare questa guerra”, ha detto il presidente ucraino, assicurando di essere “aperto” e “pronto ad affrontare tutte le questioni”. Che, secondo i media vicini al Cremlino, riguardano anche lo status delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk nel Donbass, dove i combattimenti continuano senza sosta. “Siediti con me per negoziare, ma non a 30 metri” di distanza, è stato l’appello lanciato al leader russo, evocando col guizzo provocatorio dell’ex comico gli incontri di Putin con Macron e Scholz.

“Io non mordo. Di cosa hai paura?”, ha aggiunto il presidente ucraino, sempre più protagonista sui media internazionali, mentre secondo l’intelligence resta l’obiettivo numero uno dei sicari di Mosca. Difficilmente però il leader del Cremlino accetterà un incontro. Mentre l’Europa si prepara ad accogliere i rifugiati, Usa e Regno Unito annunciano nuove sanzioni agli oligarchi, e anche la Moldavia cerca un ancoraggio a Occidente presentando ufficialmente la sua candidatura all’adesione all’Ue. Ma è sulla difesa di Kiev, ha insistito Zelensky, che si gioca il futuro del continente.

“Se l’Ucraina cade – ha avvertito – la Russia si prenderà i Paesi baltici e l’Europa orientale. Se noi dovessimo scomparire, sarà il turno della Lettonia, della Lituania, dell’Estonia. Fino al muro di Berlino, credetemi”.

La guerra in Ucraina sta ricadendo anche sugli atleti sportivi e adesso la nazionale degli Orsi è stata esclusa dal Mondiale in Qatar. La Federcalcio russa ha annunciato che farà ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) attraverso una lunga nota.

Questo il comunicato della Russia: Nell’ambito di un’unica causa contro due organizzazioni, la RFU chiederà il ripristino di tutte le squadre nazionali maschili e femminili della Russia in tutti i tipi di tornei calcistici a cui hanno preso parte, nonché il risarcimento del danno, se presente. Al fine di garantire la possibilità della partecipazione delle squadre russe alle prossime partite in programma, la RFU insisterà su una procedura accelerata per l’esame del caso. Se la FIFA e la UEFA rifiuteranno tale procedura, verrà presentato un requisito per l’introduzione di misure provvisorie sotto forma di sospensione delle decisioni di FIFA e UEFA, nonché delle competizioni a cui avrebbero dovuto partecipare le squadre russe.

La RFU ritiene che la FIFA e la UEFA non avessero una base legale quando hanno deciso di rimuovere le squadre russe. Hanno violato i diritti fondamentali della RFU come membro della FIFA e della UEFA, incluso il diritto a partecipare alle competizioni. Inoltre, la decisione di escludere la nazionale dalla qualificazione ai Mondiali del 2022 è stata presa sotto la pressione delle dirette rivali nei playoff, che hanno violato il principio dello sport e le regole del fair play. Anche la Federcalcio russa non ha avuto il diritto di esprimere la sua posizione, il che viola il diritto fondamentale alla difesa. Inoltre, nel prendere decisioni, FIFA e UEFA non hanno tenuto conto di altre possibili opzioni di azione, ad eccezione della completa esclusione della Russia. Altri dettagli sulla presentazione del ricorso, compresi i tempi dell’esame del reclamo, saranno annunciati in seguito”, conclude il comunicato.

Non solo il mondo del calcio, il mondo paralimpico russo si è fortemente indignato per l’esclusione dai Giochi  decretato dal Comitato Paralimpico Internazionale: “Il comitato paralimpico russo ritiene che la decisione del Comitato paralimpico internazionale del 3 marzo sia del tutto infondata, in quanto contraddice ovviamente uno dei principi fondamentali della famiglia paralimpica: la natura apolitica dello sport per disabili.

Con questa decisione i colpevoli degli attuali conflitti politici pare siano l’RPC e gli atleti paralimpici russi, quando, non solo non è stato fatto nulla che potesse in alcun modo venire interpretato come una partecipazione alle attuali complicazioni politiche, ma, al contrario, in piena conformità con la decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS), sono state rimosse dal direttivo del RPC tutte le figure che potessero avere o aver avuto un qualsiasi legame con le strutture politiche”.

Per quanto riguarda il Comitato Paralimpico Internazionale, il presidente Luca Pancalli ha dichiarato di non avere avuto alternative: “E’ stato l’unico modo per salvare i Giochi”. Si attende invece adesso una risposta da parte di Fifa e Uefa, quando ormai mancano pochi giorni agli spareggi per il Mondiale di calcio in Qatar.

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