Twitter, paletti a Elon Musk e l’ombra della Cina

Twitter impone rigidi paletti a Elon Musk, il magnate che ha acquistato il social network alla cifra record da 44 miliardi, con l’acquisizione più costosa mai sborsata da un privato per una società negli ultimi 20 anni. Fonti vicine alla Securities and Exchange Commission, l’ente preposto alla vigilanza della Borsa americana, fanno sapere i dettagli degli accordi.

Secondo quanto è emerso, il patron di Tesla non potrà continuare a pubblicare contenuti contro Twitter, come ha già fatto in passato, criticandone fortemente i vertici e la gestione. Potrà continuare a cinguettare in merito alla vendita del social network, ma senza commenti negativi contro l’azienda, gli azionisti e il consiglio di amministrazione.

Inoltre Elon Musk dovrà pagare una somma ingente di denaro come termination fee. Se deciderà di ritirare l’offerta a Twitter, la cifra che sarà costretto a versare ammonta a un miliardo di dollari. Si tratta comunque di un quantitativo relativamente basso, considerando quelle che riguardano queste operazioni.

In caso di passo indietro da parte del social network, a causa di motivi regolamentari o qualora arrivasse un’offerta maggiore da un altro acquirente, toccherà invece Twitter a pagare all’imprenditore un miliardo di dollari.

E mentre oltreoceano si rincorrono voci che riguardano gli accordi economici tra Elon Musk e Twitter  in tutto il mondo c’è forte preoccupazione per il trattamento dei dati personali e per il diritto di espressione online dopo la storica acquisizione.

Secondo indiscrezioni, l’avvocatessa Vijaya Gadde, a capo della squadra di avvocati che si occupano delle politiche della privacy e della moderazione dei contenuti del social network, sarebbe scoppiata in lacrime durante una riunione con i suoi sottoposti, esprimendo forte preoccupazione per il futuro di internet.

È stata la professionista indiana a guidare Twitter attraverso alcune storiche battaglie, come la decisione di rimuovere tutta la pubblicità e oscurare il profilo dell’ex presidente americano Donald Trump dopo l’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

Un lavoro incredibile che ha portato alla stesura di un regolamento molto rigido sulla diffusione delle fake news, sull’odio online e sul razzismo e che, è il timore degli analisti, potrebbe andare in fumo con Elon Musk alla guida del social network, intenzionato a migliorare la piattaforma e iniziare una riforma a favore della libera espressione.

Ad accendere la polemica è stato anche Jeff Bezos, eterno rivale di Elon Musk per il primo posto nella classifica dei più ricchi al mondo  e concorrente per la corsa allo spazio privata. Il fondatore di Amazon ha messo la pulce nell’orecchio agli utenti del web sul ruolo che potrebbe giocare Pechino su Twitter.

La Cina e Elon Musk sono legati da importanti accordi economici, considerando che nel Paese asiatico è prodotta la metà delle Tesla vendute in tutto il mondo, e il mercato sinico è il secondo in ordine di importanza per l’azienda, dopo quello statunitense.

Il sospetto, non espresso chiaramente, riguarda dunque l’estensione della sfera di influenza della potenza asiatica attraverso la rete, con il benestare del patron di Space X  e forse anche la vendita dei dati personali degli utenti al governo cinese e alle aziende a cui si appoggia Tesla a Est.

Speculazioni subito rispedite al mittente da parte delle autorità di Pechino, e in parte ritrattate dallo stesso Jeff Bezos, che ha poi chiarito di avere solo dubbi riguardo la posizione complessa di Tesla in Cina. Spiegando tuttavia che Elon Musk è “bravo a navigare nella complessità”.

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