In vista del vertice di maggioranza previsto sulla legge elettorale, il Corriere della Sera mette in fila i principali nodi dello Stabilicum e le posizioni dei vari partiti su ciascun punto della riforma.
Dietro il braccio di ferro sul premio di maggioranza, su cui Fratelli d’Italia valuta eventuali aperture alle opposizioni, c’è infatti il timore, trasversale a tutte le forze politiche, che le nuove regole possano penalizzarli. .
PREMIO DI MAGGIORANZA E ABOLIZIONE DEI COLLEGI
L’introduzione di un premio di maggioranza che assegni 70 seggi alla Camera e 35 al Senato a chi supera la soglia del 40%, correggendo il sistema proporzionale puro, piace, naturalmente, a Fratelli d’Italia, che da tempo ha messo nel mirino la possibilità di governare nuovamente senza dover ricorrere a intese post-elettorali.
Ma l’abolizione dei collegi uninominali è invisa alla Lega, storicamente radicata nel Nord Italia, e favorirebbe invece il Pd, Avs e M5S delle opposizioni. Questo perché il campo largo ha dimostrato di poter conquistare i collegi al Sud con un minor numero di voti rispetto a quelli necessari al centrodestra nelle regioni settentrionali, evitando così di disperdere consensi.
Inoltre, il sistema dei collegi garantisce rappresentanze più variegate e agisce da collante nei confronti dei partiti meno organici alle attuali alleanze (Italia Viva, +Europa, Noi Moderati). Una questione in parte legata al numero dei seggi che ciascuno può promettere, ma con ricadute importanti sul quorum necessario per l’elezione degli organi di garanzia e del Capo dello Stato, passaggio cruciale della prossima legislatura.
L’ATTRIBUZIONE DEL PREMIO E LA SFIDA DEL LISTONE
Un altro punto di frizione riguarda le modalità di assegnazione dei seggi ottenuti tramite il premio. La Lega spinge per l’adozione di un listone di coalizione bloccato, uno strumento che permetterebbe di blindare la propria rappresentanza, ma deve misurarsi con il muro di Forza Italia, che vanta un radicamento territoriale più diffuso e una maggiore stabilità nei consensi rispetto all’alleato leghista. Il partito azzurro preferirebbe un’attribuzione proporzionale basata sullo scorrimento delle liste singole, un meccanismo che ne valorizzerebbe il peso specifico all’interno della coalizione in caso di vittoria. Oltretutto, in caso di voto con le attuali regole e pareggio, Forza Italia si assicurerebbe la possibilità di un ruolo da ago della bilancia, scenario che svanirebbe in presenza di un premio troppo rigido o di una lista unica.
L’INDICAZIONE DEL PREMIER E IL DUELLO PER LA LEADERSHIP
La norma che prevede l’indicazione del candidato premier contestualmente al deposito di liste e programmi risponde a una precisa volontà di Giorgia Meloni, ma altera profondamente gli equilibri interni al centrosinistra.
Per Elly Schlein, tale previsione rappresenta un ostacolo, poiché la costringerebbe a passare attraverso il filtro delle primarie, mentre l’attuale legislazione la vedrebbe come candidata naturale alla Presidenza del Consiglio in quanto leader del partito maggiore.
Al contrario, la sfida diretta per la leadership è accolta con favore da Giuseppe Conte: il leader M5S punta a scippare il ruolo di leader del campo largo alla segretaria del Pd, uno scenario possibile solo in caso di confronto diretto. Sul punto però c’è anche la resistenza dei partiti minori del centrodestra, che temono di essere ulteriormente oscurati dalla forza elettorale di Fratelli d’Italia.
PREFERENZE E SOGLIE DI SBARRAMENTO
Quanto alla reintroduzione delle preferenze, il consenso trasversale è solo apparente. Se Fratelli d’Italia e il Partito Democratico si sono intestati questa battaglia insieme a Maurizio Lupi, la competizione interna che ne deriverebbe preoccupa i vertici di Lega e Forza Italia. E anche all’interno dello stesso Pd si registra una divisione tra i dirigenti parlamentari uscenti e gli amministratori locali pronti a sfidarli sul terreno del consenso personale. Una possibile mediazione ipotizza il blocco dei capilista con preferenze attive solo per le altre posizioni.
Sul fronte dei piccoli partiti, la sopravvivenza resta legata alle soglie di sbarramento: Azione punta al mantenimento del limite al 3%, mentre Noi Moderati guarda con favore alla clausola del ripescaggio per il miglior partito sotto soglia all’interno di una coalizione, meccanismo che garantirebbe maggiori garanzie di rappresentanza parlamentare.
“La coalizione di centrodestra è determinata a proseguire il percorso su una nuova legge elettorale, con l’unico obiettivo di dotare l’Italia di una riforma che garantisca governabilità e stabilità, per l’intera legislatura, a chiunque vinca le elezioni”. Lo si apprende da fonti della maggioranza al termine del vertice si e’ tenuto a Palazzo Chigi sulla riforma della legge elettorale, con la premier Meloni, i leader di Forza Italia Tajani, Lega Salvini e Noi Moderati Lupi.
Nelle prossime ore i capigruppo contatteranno l’opposizione
“Con questo spirito, la maggioranza e’ pronta ad avviare il confronto con le opposizioni, per verificare se, come si auspica, vi sia convergenza sull’obiettivo della stabilita’, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini”, si spiega ancora.
Nelle prossime ore i capigruppo alla Camera dei deputati del centrodestra contatteranno quelli dell’opposizione per avviare il tavolo di confronto”, si conclude.
La riunione, per la prima volta, e’ stata allargata agli sherpa che hanno seguito, per i partiti, la stesura della proposta di legge per la quale sono iniziate le audizioni in commissione Affari costituzionali alla Camera: Giovanni Donzelli, per FdI; Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni, per FI; Roberto Calderoli e Andrea Paganella, per la Lega.
Audizioni: quali sono i saggi convocati per riscrivere la legge elettorale
Nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sulla nuova legge elettorale, la Commissione Affari costituzionali della Camera svolgerà le seguenti audizioni da martedì a giovedì.
Si apre con D’Alimonte, Ceccanti e Baldassarre
Martedì 12 maggio alle 11 Roberto D’Alimonte, professore di sistema politico italiano presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “Luiss”, Luciano Violante, presidente dell’Associazione “Italiadecide”, e Stefano Ceccanti, professore di diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”; alle 12 Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Fulco Lanchester, professore emerito di diritto costituzionale italiano e comparato presso Università di Roma “Sapienza”, e Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli “Federico II”.
Mercoledì in audizione Pertici, Morrone e Pallante
Mercoledì 13 maggio, alle ore 14.30 Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale presso l’Università di Pisa, Andrea Morrone, professore di diritto costituzionale presso l’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, Enrico Grosso, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino e Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino.
Giovedì Chiaramonte, Gratteri, Cabiddu
Giovedì 14 maggio alle 14.15 Mauro Volpi, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Perugia, Maria Agostina Cabiddu, professoressa di diritto amministrativo e pubblico presso il Politecnico di Milano, Nicolò Zanon, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Milano, e Andrea Gratteri, professore di diritto costituzionale presso l’Università di Pavia; alle 16 Alessandro Chiaramonte, professore di scienza politica presso l’Università degli Studi di Firenze, e Carla Bassu, professoressa di diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Sassari.
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.