Turchia e Erdogan: ‘Stato di emergenza per 3 mesi’

Ci sono notizie di estese torture contro militari detenuti in isolamento presso la centrale di polizia di Ankara,   scrive su Twitter Andrew Gardner, analista di Amnesty International esperto di Turchia che  denuncia  che le autorità turche stanno attuando una repressione di proporzioni eccezionali dopo il fallito golpe. Oltre alle decine di migliaia di impiegati pubblici ed insegnanti licenziati, Amnesty accusa, il giro di vite è stato esteso alla censura di media e giornalisti, tra cui quelli che avevano criticato il governo. Secondo l’organizzazione, le autorità hanno bloccato l’accesso a oltre 20 siti di informazione, cancellato i tesserini di 34 giornalisti, e spiccato un mandato d’arresto per un cronista che aveva raccontato il golpe. Amnesty cita anche notizie date dalla stampa locale secondo cui le licenze di 25 media di vario tipo sono state revocate. Amnesty chiede quindi al governo di Ankara di proteggere la libertà di stampa mentre indaga sul fallito colpo di stato. Dopo il provvedimento emanato martedì dal Consiglio supremo per la radio e la televisione (Rtuk),  sono state revocate le licenze ai media ritenuti vicini a Fethullah Gulen  ed almeno 24 radio e televisioni turche sono state chiuse.  Per le stesse ragioni, la Direzione generale per l’informazione (Byegm), che dipende dalla Presidenza del Consiglio, ha revocato gli accrediti stampa a 34 giornalisti turchi. Nel frattempo il Consiglio di Sicurezza Nazionale (Mgk) ha deciso di adottare lo stato di emergenza in Turchia per 3 mesi, in base all’articolo 120 della Costituzione, per affrontare rapidamente le minacce legate al fallito  golpe, come  annunciato da Erdogan: ‘Non si tratta di una decisione contraria alla democrazia, al contrario serve a garantirla. Nel golpe fallito in Turchia abbiamo perso 246 persone, compresi quelli travolti dai tank, e 1.500 feriti. Come possono continuare a dire cose contro di me? Gli arresti  sono finora 9.004 ma penso che non sia finita, e nei prossimi giorni avremo altri nomi di persone arrestate, sempre  nel rispetto della legge, perché siamo un Paese democratico. Già prima avevamo molti sospetti, ma non potevamo agire per il rispetto della legge. In Turchia il colpo di stato è stato organizzato da una minoranza, che rappresenta un’organizzazione terroristica, che voleva imporre la propria volontà alla maggioranza del Paese e potrebbero esserci altri paesi coinvolti nel tentativo di golpe. Per 53 anni abbiamo bussato alla porte dell’Unione europea e ci hanno lasciato fuori, mentre altri entravano. Se il popolo decide per la pena di morte, e il Parlamento la vota, io la approverò’. La pena  capitale porterebbe, come è noto, a un’interruzione dei negoziati di adesione di Ankara alla Ue. Erdogan ha poi invitato il ministro francese degli Esteri, Jean-Marc Ayrault, a badare ai propri affari, riferendosi alle critiche arrivate da Parigi sulla gestione della fase successiva al tentativo di golpe del 15 luglio: ‘Ha forse l’autorità di rilasciare queste dichiarazioni sulla mia persona? No, non ce l’ha. Se vuole avere una lezione di democrazia, può ottenerla facilmente da noi’. Ayrault aveva affermato che il golpe non è un assegno in bianco» che permette a Erdogan di zittire le voci critiche.

Roberto Cristiano

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