Tumori mammari sensibili all’acido retinoico

L’acido retinoico, un derivato attivo della vitamina A utilizzato con successo dalla metà degli anni Novanta nel trattamento della leucemia acuta promielocitica, potrebbe trovare un’applicazione anche nel tumore alla mammella. Il suo effetto anti-tumorale è oggetto di diversi studi mirati a valutare l’efficacia di questo composto in altri tipi di tumori, con particolare riferimento al carcinoma della mammella che è una collezione di malattie con caratteristiche molecolari molto diverse. Dal momento che è altamente improbabile che tutti i tipi di carcinoma mammario rispondano egualmente all’effetto anti-tumorale dell’acido retinoico, secondo gli esperti, un utilizzo razionale del composto in ambito clinico richiede l’identificazione dei sottotipi di tumore del seno sensibili. Per questo i ricercatori dell’Irccs-Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, in collaborazione con il dipartimento di Oncologia della Fondazione Maugeri di Pavia e e la facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, hanno condotto una ricerca per identificare le caratteristiche cellulari e molecolari dei tumori mammari sensibili all’acido retinoico. Lo studio, pubblicato su EMBO Molecular Medicine e finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca contro il cancro (Airc), dimostra che circa il 70% dei modelli cellulari di carcinoma della mammella di tipo luminale, il gruppo più diffuso, e in particolare i tumori caratterizzati da positività al recettore degli estrogeni, risultano sensibili all’effetto anti-tumorale dell’acido retinoico. Solamente il 20% dei cosiddetti tumori basali o triplo-negativi è, invece, in grado di rispondere all’acido retinoico. Il tumore del seno detto ‘triplo-negativo’, un gruppo eterogeneo di manifestazioni tumorali che colpiscono la ghiandola mammaria, si divide in realtà in due malattie, ben distinte per eziologia ed origine, dato che esso è determinato da cellule differenti tra loro. In base ai risultati la forma più aggressiva del triplo-negativo sarebbe determinata da cellule staminali, mentre quella un po’ più attenuata da cellule specializzate. In generale, le cellule staminali possiedono caratteristiche simili alle cellule tumorali, tra cui la plasticità e la flessibilità, nonché la capacità di proliferare e diffondersi nei tessuti, una delle prerogative del tumore. Ritornano all’acido retinoico il lavoro dimostra, tra l’altro, che l’effetto anti-tumorale è mediato da un recettore specifico dell’acido retinoico conosciuto con il nome di RARα. Enrico Garattini, responsabile della ricerca, identifica una trentina di geni che, nel loro insieme, sono in grado di predire la risposta dei diversi tipi di carcinoma mammario all’effetto anti-tumorale dell’acido retinoico. Tale “impronta” genetica ha il potenziale di essere utilizzata nella pratica clinica a livello diagnostico per la selezione dei pazienti in grado di beneficiare di trattamenti personalizzati basati sull’utilizzo di acido retinoico. La specificità dell’effetto anti-tumorale dell’acido retinoico ha dato il via ad una notevole quantità di studi mirati a valutare l’efficacia di questo composto in altri tipi di tumori, con particolare riferimento al carcinoma della mammella che è una collezione di malattie con caratteristiche molecolari molto diverse. E’ altamente improbabile che tutti i tipi di carcinoma mammario rispondano egualmente all’effetto anti-tumorale dell’acido retinoico. Un utilizzo razionale di questo composto in ambito clinico richiede l’identificazione dei sottotipi di tumore del seno sensibili.  

Clementina Viscardi

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