Ttip e Donald Trump

 

‘Nazionalismo economico e fine delle politiche di libero scambio’,  è  questo il nuovo protezionismo promesso da Donald Trump, e da lui proclamato più volte nel corso della sua campagna elettorale. Una possibilità che agita i mercati mondiali: in ballo ci sono il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) con l’Europa, che rischia lo stallo a tempo indeterminato, così come il Nafta (North american free trade agreement), minacciato dalla proposta di penalizzare le compagnie Usa che delocalizzano in Messico, e anche la minaccia di ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Wto (World trade organization).  Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, o Ttip) è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America.  Inizialmente definito Zona di libero scambio transatlantica (TransAtlantic Free Trade Area, Tafta) ha l’obiettivo di integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie, ossia le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie. Abbattendo gli ostacoli che ora si pongono tra Usa e Ue per la libera circolazione delle merci, facilitando così il flusso degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici. La speranza è quella di creare la più grande area di libero scambio esistente, poiché Ue e Usa rappresentano circa la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio globale. E potrebbe essere esteso ad altri paesi con cui le due controparti hanno già in vigore accordi di libero scambio, ma ora è a rischio per Trump, come quello tra i paesi membri della North American Free Trade Agreement (Nafta). Chi è a favore sostiene che l’accordo porterà crescita economica per i paesi partecipanti, mentre i critici sostengono che questo aumenterà il potere delle multinazionali e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo. Più o meno il quadro negativo prospettato da Trump nella sua campagna elettorale contro la Clinton, e che ha incontrato i favori dalle ex classe media, sempre più in crisi e senza lavoro. Lanciandosi sul terreno degli accordi commerciali internazionali, Trump corre comunque pochi rischi perchè il rapporto annuale del Public Religion Research Institute,  e della Brookings Institution, mostra che il 57% degli americani considera questi accordi pericolosi e poco utili alle imprese americane. Un tasso che raggiunge il 69% tra i sostenitori di Trump, il 60% tra i repubblicani e il 49% tra i democratici. ‘Trump ha detto molte cose sui trattati commerciali che non sono positive, ma non si é mai pronunciato sul Ttip’, ha argomentato la commissaria europea Cecilia Malmstrom, a Milano per un incontro sulla politica commerciale europea: ‘La proposta  sarà congelata per un pò di tempo. É una buona idea facilitare il commercio tra due delle piú grandi economie mondiali, molta gente supporta questo progetto sia in Europa che negli Usa, sia tra i democratici che tra i repubblicani. Richiederà il suo tempo, non sappiamo ancora quanto’.

Roberto Cristiano

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