Trump tra Siria e armi chimiche

Soffiano i venti di una guerra intercontinentale in Siria. ‘Prenderemo una decisione importante nelle prossime 24-48 ore’, ha annunciato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, presiedendo una riunione di governo alla Casa Bianca. Una decisione  in risposta all’attacco contro civili innocenti a Duma,  nella zona orientale di Goutha, l’ultima roccaforte dei ribelli. Attacco che si sospetta sia stato condotto con armi chimiche.

‘Non posso tollerare simili atrocità’, avverte il tycoon. Dunque, ‘nessuna opzione è esclusa’.

Washington accusa il regime di Bashar Al Assad, ma non solo. Alla domanda se Putin abbia qualche coinvolgimento nella vicenda, Trump ha risposto: ‘Potrebbe, sì, potrebbe. E se ce l’ha, la replica sarà molto dura, molto dura: pagheranno tutti’. Russia e Iran hanno una responsabilità per questi atti, rincara la dose Sarah Sanders, portavoce di Trump,  in quanto non sarebbero possibili senza il loro aiuto materiale. In particolare la Russia ‘ha tradito l’impegno di garantire la fine del programma siriano sulle armi chimiche’.

Da parte sua Mosca nega ogni responsabilità e smentisce che a Duma siano stati usate armi chimiche: il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha precisato che militari russi non hanno trovato tracce di cloro o di altre sostanze chimiche e che la ricostruzione dei fatti è una provocazione per incolpare l’alleato Assad.

Durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha parlato di ‘fake news’ progettate per distogliere l’attenzione dal caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal in Gran Bretagna e alimentare le tensioni internazionali contro Russia e Siria, che sarebbero fomentate anche da Londra e Parigi: ‘L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) deve immediatamente volare a Damasco,  nessun residente ha confermato l’attacco chimico a Duma, non ci sono notizie negli ospedali di sintomi da attacco chimico e non è stato trovato nessun corpo contaminato’.

Ma Washington insiste: la delegata americana alle Nazioni Unite Nikki Halyal  sottolinea che ‘la storia registrerà questo momento come quello in cui il Consiglio di Sicurezza o si impegna sui suoi doveri oppure dimostra il suo triste e completo fallimento nel proteggere la Siria’.  Aggiungendo che in ogni caso, gli Stati Uniti risponderanno.

Intanto non si ferma l’escalation di violenze in Siria: tra ieri e oggi una base aerea nella provincia di Homs ha subito un attacco missilistico  che ha causato morti e feriti. Inizialmente Damasco ha chiamato in causa il Pentagono, poi ho fatta  ricadere la responsabilità su Israele, che non smentisce. Funzionari americani intervistati dalla Nbc confermano: i missili sono israeliani e gli Usa erano informati dell’attacco in cui peraltro avrebbero perso la vita anche alcuni membri dell’esercito iraniano.

In realtà la vicenda inizia alcuni giorni dopo  che Trump espresse la volontà di uscire dalla Siria e far rientrare le truppe statunitensi in patria. Poi,  le forze siriane hanno colpito un sobborgo di Damasco, Douma, con le bombe, che i soccorritori hanno detto di aver scatenato gas tossici. Ci sono minimo 100 morti per soffocamento. Nel giro di poche ore le immagini di famiglie morte nelle loro case si sono diffuse in tutto il mondo. Uomini senza vita, donne e bambini distesi sui pavimenti e sulle scale, molti con schiuma bianca sulla bocca. Insomma immagini che nessuno vorrebbe mai vedere. Purtroppo, proprio questa è una prova dell’attacco chimico ai civili.

I fatti sono avvenuti, come si diceva,  verso la fine di un mese di tentativi del governo siriano di riconquistare un gruppo di città ad est di Damasco, noto come Ghouta orientale. Le città sono nelle mani dei ribelli che cercano di rovesciare il presidente siriano Bashar Al Assad sin dai primi anni della guerra siriana, e i ribelli hanno spesso bombardato Damasco, uccidendo civili.

Il governo siriano e i suoi alleati, le forze armate russe e le milizie sostenute dall’Iran, hanno circondato e bombardato la zona, uccidendo più di 1600 persone e costringendo decine di migliaia di persone a fuggire. Sono dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che monitora il conflitto dalla Gran Bretagna attraverso i contatti in Siria.

Alcuni giorni dopo che Donald Trump espresse la volontà di uscire dalla Siria,  e far rientrare le truppe statunitensi in patria, le forze siriane hanno colpito un sobborgo di Damasco, Douma, con le bombe, che i soccorritori hanno detto di aver scatenato gas tossici. Ci sono minimo 100 morti per soffocamento. Nel giro di poche ore le immagini di famiglie morte nelle loro case si sono diffuse in tutto il mondo. Uomini senza vita, donne e bambini distesi sui pavimenti e sulle scale, molti con schiuma bianca sulla bocca. Insomma immagini che nessuno vorrebbe mai vedere. Purtroppo, proprio questa è una prova dell’attacco chimico ai civili.

Douma è l’ultima città rimasta nella zona ancora controllata dai ribelli, e il governo siriano ha promesso di riprenderla. L’attacco è sembrato infrangere la volontà dei ribelli di Douma, che hanno concordato domenica un accordo con il governo per consegnare l’area e spostarsi in un’altra zona fuori dal controllo governativo nel nord del paese. Migliaia di combattenti e decine di migliaia di loro parenti dovrebbero partire presto, entro 48 ore. In cambio i ribelli rilasceranno tutti i prigionieri che stanno trattenendo a Douma.

Ricapitoliamo: l’ultima atrocità nella dolorosa guerra civile di sette anni della Siria ha attirato immediatamente condanne dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ma gli alleati di Bashar Al Assad a Mosca e a Teheran hanno respinto le accuse di un attacco chimico come ‘falso’. Anche i mezzi di informazione statali in Siria hanno negato che le forze governative avessero usato armi chimiche. Anzi, hanno accusato il gruppo dei ribelli che controlla Douma, l’Esercito dell’Islam, di pubblicare video per sollecitare il sostegno internazionale mentre si profilava la sconfitta.

Non è la prima volta che gli alleati di Assad mettono la testa sotto la sabbia. Non vedono e non sentono. Il defunto ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, riguardo agli intensi bombardamenti sulla città siriana di Aleppo, davanti ai suoi colleghi, aveva affermato che i bambini di Aleppo venivano coperti di polvere, al fin di essere presentati come vittime dell’offensiva.

Il giorno dopo il famoso Tweet di Donald Trump, Israele viene accusato di aver bombardato la base aerea siriana a seguito dell’attacco a Douma. Un raid aereo ha colpito una base militare siriana nota come T4, nella provincia centrale di Homs, che è stata utilizzata non solo dalle forze siriane ma anche dalle milizie appoggiate dall’Iran, radunate nel paese per aiutare lo sforzo bellico di Assad. I morti sono almeno 14, tra cui alcuni soldati iraniani. La Siria e la Russia hanno dato la risposta all’accaduto all’unisono. Hanno incolpato Israele, dicendo che due aerei militari israeliani, F-15, hanno bombardato la base con otto missili dallo spazio aereo libanese. I sistemi di difesa aerea della Siria hanno abbattuto cinque degli otto missili. Secondo il governo russo il ‘gioco’ sta prendendo una piega pericolosa e il futuro può nascondere ‘sorprese’.

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