Trump apre su Obamacare

La riforma sanitaria voluta e approvata   dall’amministrazione di  Barack Obama, ‘Obamacare’, come viene chiamata dai media e quelli che vogliono abolirla, si chiama  in realtà   ‘Patient Protection and Affordable Care Act’, operativa da due anni e mezzo e che è stata la riforma  più importante approvata dall’amministrazione. Ha avuto nella pratica  effetti immediati sugli americani visto che  più di 13 milioni di persone che prima non erano assicurate oggi hanno una copertura sanitaria.   È stata approvata  dopo anni di discussioni, è tuttora contestata dai repubblicani che  promettono di abolirla,  e la cui entrata in vigore è stata laboriosa e complicata. La riforma sanitaria  non piace al 56 per cento degli americani. I pilastri della legge sono tre. Ciascun cittadino deve dotarsi di un’assicurazione sanitaria, pena il pagamento di una multa. Nessun ente assicurativo può rifiutarsi di stipulare una copertura a causa dei trascorsi clinici o delle attuali condizioni di salute di un dato paziente. Infine, lo stato federale si impegna a garantire sussidi legati agli stipendi per contribuire all’acquisto di una copertura sanitaria, così da permetterla anche ai meno abbienti. Ciascun governo statale si impegna inoltre a mettere in piedi un ‘mercato’, ovvero un sito internet, attraverso cui ciascuno può comprare un’assicurazione scegliendo quella più adatta al proprio caso. Prima dell’ottobre 2013 circa 42 milioni di cittadini americani non avevano una copertura sanitaria; oggi sono 28,9 milioni. Di questi 13 milioni di persone in più, 11,4 hanno comprato un’assicurazione utilizzando i sussidi federali. Altri 8 milioni di persone hanno approfittato dei sussidi per migliorare la propria assicurazione. Altre persone ancora sono state coperte grazie all’espansione del Medicaid, il programma sanitario federale per i più poveri e  questa espansione è stata resa però facoltativa da una sentenza della Corte Suprema, che ha permesso ha ogni stato di decidere se finanziarla o no. In tutto 31 milioni di persone sono state interessate dalla riforma sanitaria: poco meno del 10 per cento della popolazione degli Stati Uniti. Chiariamo che circa la metà degli americani possiede una copertura sanitaria compresa nel proprio contratto di lavoro,  e questa è considerata una delle ragioni per cui la riforma non è generalmente popolare. Una delle rassicurazioni che fece Obama prima dell’entrata in vigore della legge, per esempio, era che nessuno sarebbe stato obbligato a cambiare il proprio piano sanitario se avesse voluto mantenere quello di prima. In realtà, invece, i piani che sono stati giudicati al di sotto degli standard minimi consentiti sono stati sostituiti da coperture più ampie ma anche più costose. Negli Stati Uniti le spese sanitarie sono altissime, sebbene questo abbia avuto una scarsa incidenza sul reale miglioramento della salute dei cittadini. Già a metà degli anni Ottanta le spese sanitarie sopportate dal bilancio federale avevano superato il 10 per cento del Pil annuale.  Oggi le spese sanitarie degli Stati Uniti sono equivalenti a circa il 17 per cento del Pil annuale.  Si parla di un circolo vizioso dove  i medici hanno tutto l’interesse a sottoporre i propri pazienti a una marea di esami e terapie, anche superflui, di cui le persone fornite di assicurazione non si curavano perché  erano ‘coperte’. Le assicurazioni, per far fronte alle spese, si sono viste  costrette ad alzare i prezzi dei propri prodotti, rendendo la copertura sanitaria sempre meno economica. Lo stato federale statunitense aveva previsto di spendere da qui al 2025 circa 1,1 migliaio di miliardi di dollari per sostenere le spese della riforma sanitaria: una cifra che da anni i repubblicani ritengono insostenibile per lo stato.      Il principio su cui si fonda il ‘Patient Protection and Affordable Care Act’ rivoluziona l’accesso alle cure mediche per i cittadini americani. L’aspra battaglia politica e giudiziaria vinta da Obama contro le lobby delle assicurazioni e l’opposizione repubblicana completa idealmente il percorso iniziato nel 1935 da Franklin D. Roosevelt con il Social Security Act, e consolidato trent’anni più tardi con l’introduzione, sotto Lyndon Johnson, di Medicare e Medicaid, la copertura sanitaria federale per anziani e indigenti. La legge ribattezzata Obamacare prevede il diritto e il dovere,  pena sanzioni,  per le quasi 48 milioni di persone non assicurate di stipulare una polizza con prestazioni minime garantite, tra cui le cure per i figli fino a 26 anni. Una copertura sanitaria non pubblica ma universalmente accessibile grazie a una piazza virtuale,  il sito healthcare.gov,  in cui contrattare sul libero mercato la propria assicurazione al prezzo più vantaggioso, senza  più discriminazioni per chi soffre di patologie pregresse. L’Obamacare potrebbe sopravvivere in parte sotto la presidenza di Donald Trump. E’ lo stesso neopresidente ad affermarlo nella sua prima intervista dall’elezione rilasciata al Wall Street Journal. Il tycoon spiega come Barack Obama gli abbia chiesto di  rinunciare alla totale abolizione della riforma sanitaria e racconta di aver assicurato che valuterà i suggerimenti del presidente uscente.  Arrivano dunque i primi ‘aggiustamenti’ del presidente eletto rispetto alla campagna elettorale al vetriolo in cui ogni cosa fatta dai democratici era un errore, se non un crimine. Oltre a parlare della riforma sanitaria approvata nel 2010 e voluta con forza dal presidente Barack Obama,  che non va per forza abrogata ma può essere modificata.    Trump sottolinea poi che la commissione di inchiesta su Hillary Clinton non è una priorità.

Roberto Cristiano

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