Interpellato sul ruolo dei leader europei e sull’assenza di un sostegno concreto da parte di Ue e G7 durante il conflitto con Teheran, Trump non ha usato mezzi termini. “Non avevamo bisogno di alcun supporto. Abbiamo vinto la guerra. Era irrilevante”. Il presidente americano ha quindi ribadito il concetto con ancora maggiore forza: “Abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”.
Parole che segnano una netta presa di distanza dagli alleati occidentali e che rischiano di aprire nuove tensioni diplomatiche proprio mentre si tenta di consolidare la tregua tra Washington e Teheran.
Più prudente la posizione italiana. A margine della Conferenza dei Consoli d’Italia nel mondo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha accolto con favore l’annuncio dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. “Mi auguro che l’annuncio di un accordo di pace possa essere definitivo. Noi facciamo il tifo”, ha dichiarato il titolare della Farnesina.
Tajani ha sottolineato l’impegno italiano per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e ha confermato la disponibilità dell’Italia a partecipare a una futura missione internazionale sotto egida Onu o Unione Europea.
“Non interverremo da soli perché crediamo nel multilateralismo”, ha precisato il vicepremier, ricordando che due dragamine italiani già operano nell’area nell’ambito della missione europea Aspides.
Secondo quanto riferito da Axios, un accordo preliminare tra Washington e Teheran sarebbe stato raggiunto grazie alla mediazione del Qatar. Il memorandum prevederebbe: la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi; un alleggerimento delle sanzioni contro l’Iran; l’estensione di 60 giorni del cessate il fuoco; un quadro negoziale sulla gestione delle scorte di uranio arricchito. L’intesa sarebbe ancora in attesa delle ultime approvazioni politiche.
Mentre si lavora alla stabilizzazione del Medio Oriente, emergono indiscrezioni su un possibile ridimensionamento dell’impegno militare americano nel continente europeo. Secondo il New York Times, Washington starebbe valutando una significativa riduzione degli assetti messi a disposizione della Nato, inclusi aerei da combattimento, velivoli da ricognizione, una portaerei e un sottomarino lanciamissili.
Secondo un documento trasmesso agli alleati all’inizio di giugno ed esaminato dal quotidiano “New York Times”, Washington prevede di ridurre da circa 150 a 100 i caccia F-16 e F-15E assegnati alle operazioni Nato, tagliare gli aerei da pattugliamento marittimo a disposizione dell’alleanza da 26 a 15 ed eliminare gli otto velivoli cisterna finora disponibili per il teatro europeo. Il piano comprende inoltre il trasferimento in altre aree operative di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei con il relativo gruppo navale e di uno dei due gruppi di bombardieri strategici precedentemente destinati alla difesa dell’Europa
Una scelta che potrebbe ridurre le capacità di sorveglianza e deterrenza dell’Alleanza Atlantica e che si inserisce nel solco della linea politica più volte sostenuta da Trump: maggiore autonomia europea e minore dipendenza dagli Stati Uniti.
Quando mancavano appena tre ore ai bombardamenti Usa sull’Iran, Donald Trump ha ordinato di fermare tutto. Poco dopo ha annunciato quello che potrebbe essere il più importante accordo diplomatico degli ultimi mesi: “Abbiamo messo fine alla guerra”. Dietro la svolta, una bozza d’intesa che prevede tregua, riapertura dello Stretto di Hormuz e nuovi negoziati sul programma nucleare di Teheran. Al momento, l’Iran non ha ancora dato una conferma ufficiale.
Parlando in una teleconferenza a sostegno del candidato governatore della Georgia Burt Jones, Trump ha affermato che l’obiettivo principale dell’intesa è stato raggiunto: impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
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