Il ministro dell'Economia Giovanni Tria durante il dibattito in aula al senato sul voto di fiducia, Roma, 05 giugno 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

Tria: ‘Niente manovra nel 2018, aumentare gli investimenti’

‘Non ci sarà una manovra correttiva’,  il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, conferma quanto già sostenuto nell’audizione in Parlamento nei giorni scorsi, dove di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulle linee guida del suo mandato, aveva detto che non era intenzione del governo adottare alcuna misura correttiva in corso d’anno. Ma l’Europa insiste: per l’Italia serve una correzione da 5 miliardi.

Al termine dell’Ecofin,  Tria ha detto che il profilo di discesa debito non sarà in discussione, discuteremo dei tempi e del profilo dell’aggiustamento. Il centro della manovra è ribaltare la tendenza fino ad oggi di aumentare sempre la quota di spesa corrente a scapito della spesa per investimenti. E’ probabile che dovremo rivedere il timing aggiustamento in relazione anche al rallentamento dell’economia, ma per il 2018 non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no gli impegni con l’Ue. Riteniamo che non ci sarà nessun allargamento di bilancio e nessuna restrizione nel senso di manovra correttiva, l’abbiamo già detto . E’ probabile che il gap di 0,3 si colmi, e se non si colma vedremo, discuteremo a consuntivo, a primavera e non ci sarà nessun a inversione di tendenza per quanto riguarda l’aggiustamento strutturale. La misura e i tempi sono gli unici in discussione. Non è in discussione che si prosegua aggiustamento.

L’Econfin, dunque, ha approvato le raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio. All’Italia viene chiesto ‘uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull’anno’. Si tratterebbe di un aggiustamento da 5 miliardi di euro, che tuttavia il ministro Tria esclude per quest’anno: ‘Il profilo di discesa del debito non sarà in discussione ma si deve ribaltare la tendenza’ di aumentare sempre la quota di spesa corrente a scapito degli investimenti’. Nel 2019, scrive ancora il Consiglio dei ministri delle Finanze dell’Ue, ‘dato il debito sopra il 60%’, l’aggiustamento richiesto all’Italia è di 0,6%.

 

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