Il buio non arriva subito nella sala del Teatro Nazionale, le luci restano accese e una figura nera, un angelo femminile, tenta timidi movimenti d’aria, come se cercasse di ricordare il gesto del volo. È un inizio sospeso, quasi un respiro prima del rito. Poi, seduta su un piccolo trespolo, l’angelo prende il microfono e annuncia lo spettacolo con un tono serafico e inquietante allo stesso tempo, il pubblico trattiene il fiato. Dall’alto si diffonde un profumo d’incenso, mentre una presenza oscura attraversa la platea e la sala si fa tempio, lo spazio teatrale si trasforma in soglia tra mondi.
Così comincia Tragùdia – Il canto di Edipo, l’ultima creazione di Alessandro Serra, che firma regia, scene, costumi, luci e suono componendo un organismo scenico totale. Lo spettacolo apre la stagione 2025/26 del Teatro dell’Opera al Nazionale e conferma la cifra poetica di un artista che continua a reinventare il linguaggio del mito. Dopo Macbettu, il regista torna al mito come terreno di indagine spirituale e linguistica, affrontando il paradosso di una tragedia in cui l’eroe di acceca per vedere.
Il mito sofocleo è qui spogliato di ogni trama, ne resta la materia dei corpi, della terra, del suono. Il titolo “Tragùdia“(canto del capro) dichiara l’origine stessa della tragedia e insieme il suo destino di sacrificio, Edipo non è più il protagonista, ma il capro espiatorio di un’umanità che ha smarrito il proprio sacro. Serra non rappresenta la storia, ma la evoca costruendo un rito dove la parola torna canto, il gesto preghiera, la scena rovina e rinascita.
La lingua è il grecanico, nella traduzione di Salvino Nucera, una lingua che quasi nessuno comprende, ma che si sente nel corpo, come un richiamo arcaico. I sopratitoli aiutano, ma non servono perché ciò che conta è la vibrazione, il ritmo primordiale che costringe all’ascolto fisico. Il grecanico diventa la memoria sonora del Mediterraneo, una lingua che sopravvive alle lingue, capace di far percepire la tragedia non come testo, ma come canto, come sensazione intima.
Lo spazio scenico è ridotto all’essenziale: un suolo bruno, un incensiere che oscilla a tutto palco, fenditure di luce che scavano nel buio, con cui Serra disegna un paesaggio di polvere e silenzio, dove i personaggi si muovono come figure arcaiche di un affresco corroso dal tempo e l’effetto è di straordinaria suggestione visiva. Le luci, più che illuminare, feriscono e i suoni, più che accompagnare, invocano. Un allestimento teatrale totale nel quale l’occhio dello spettatore è costretto a smarrirsi.
Di particolare forza drammatica è la scena della profezia di Tiresia, un crescendo di grida corali quasi un urlo collettivo e quella dell’accecamento di Edipo, dove la violenza del gesto si trasforma in visione. Serra alterna momenti di ieraticità assoluta a frammenti di ironia o sospensione, smontando la tensione per poi ricomporla, una drammaturgia del respiro più che della parola.
Il cast composto da Alessandro Burzotta, Jared McNeill, Chiara Michelini, Francesca Gabucci, Salvatore Drago, Sara Giannelli, Felice Montervino agisce quasi come un corpo unico, la loro interpretazione è potente, radicata in un linguaggio fisico che restituisce alla tragedia la sua dimensione comunitaria.
Tragùdia – Il canto di Edipo è un’esperienza sensoriale e spirituale, un teatro che non si limita a raccontare, ma chiede di credere. Serra lavora sulla soglia tra sacro e contemporaneo, restituendo al teatro la funzione originaria di rito, di conoscenza, di ferita. E quando cala il buio definitivo resta l’impressione di aver assistito non a uno spettacolo, ma a un atto di purificazione in cui la tragedia viene ridotta al suo nucleo ardente, dove l’uomo è solo di fronte al mistero della propria cecità.
DOPPIO SOGNO – STAGIONE 2025/2026 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Tragùdia – Il canto di Edipo
Liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito
Regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra
Traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera
con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino
Voci e canti Bruno de Franceschi
TEATRO NAZIONALE
produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due Parma
In collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia
www.operaroma.it
Loredana Margheriti
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