Tra Zingarelli e neologismi per una lingua che cambia

Nuove  tecnologie, nuove abitudini, nuovi protagonisti della vita politica e delle turbolente cronache dal mondo. E la lingua che parliamo tutti i giorni si adegua ai cambiamenti. Parole che nascono, soprattutto nei linguaggi tecnici e tra le giovani generazioni, parole che rischiano di essere dimenticate o comprese solo da chi ha una certa, rispettabile, età. Come avviene ormai da più di vent’anni, è il dizionario Zingarelli a registrare voci e significati nuovi, modi di dire e locuzioni figli del loro tempo e  stavolta le parole nuove e i nuovi significati sono circa 500. Ne segnaliamo alcune. Per esempio il sostantivo maschile selfie (che deriva dall’inglese self, sé medesimo), che significa “foto scattata a sé stessi, per lo più per condividerla sui social network”, non sarebbe stata neppure concepibile prima dell’avvento di smartphone o di webcam, con i quali viene scattata. Così dicasi del termine alauita, che indica l’appartenente a un gruppo religioso islamico. Il termine deriva dal nome del genero di Maometto, Alì, ma specie in questi ultimi tempi, in cui qualcuno parla di scontro di civiltà tra il mondo occidentale e quello musulmano, anche i movimenti interni all’islamismo acquistano diritto di cittadinanza nel linguaggio comune, se tali movimenti sono consistenti e possono influenzare o condizionare le politica di un Paese. Allo stesso modo, è diventato comune, in questi ultimi tempi, l’acronimo ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria) che designa il minaccioso califfato di al-Baghdadi che attraversa in mondo arabo. Come pure il termine dhimmitudine (o dimmitudine) che designa la condizione di subalternità dei non islamici che vivono nei Paesi a religione musulmana). Altro termine introdotto per contrastare i pericoli della sigaretta tradizionale, ecco la ecigarette, ossia la sigaretta elettronica, i cui utenti sono qualificati con il verbo svapare. Una diversa concezione dei rapporti di genere ha prodotto al contrario l’eterofobia, ossia l’avversione, addirittura l’ostilità per tutto ciò che è altro, diverso, alternativo. Una maggiore conoscenza del mondo ha introdotto il termine limegno, aggettivo che deriva da Lima, capitale del Perù, mentre il crescente uso del telefonino ha creato addirittura la nomofobia (da no-mobile e fobia) che significa “timore ossessivo di non poter disporre del telefono cellulare, perché non lo si ha con sé o ci si trova in una zona priva di campo”. Sempre nel campo delle nuove tecnologie, il videoreporter è un reporter che realizza i suoi servizi usando una piccola telecamera o uno smartphone. Nelle 2688 pagine che lo compongono, il vocabolario Zingarelli 2015, edito dalla Zanichelli, raccoglie oltre 144000 voci, con più di 380000 significati. Nonostante da più parti si lamenti il prevaricare dell’inglese, le voci anglofone registrate sono meno del due per cento del totale, e la stragrande maggioranza di esse appartiene al linguaggio tecnico e tecnologico, difficilmente sostituibile a meno di complicati giri di parole.

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