Tra sarcasmo e risate, tre donne allo specchio del nostro tempo

“Come fanno le aragoste”, in scena allo Spazio Diamante fino al 14 dicembre, è prima di tutto uno spettacolo che funziona perché diverte. E diverte davvero. Merito di una scrittura brillante firmata da Lesibù e di tre interpreti, Giulia Fiume, Francesca Anna Bellucci e Lara Balbo, che dimostrano una notevole padronanza del ritmo comico e della costruzione del personaggio.

Le battute sono ben calibrate, spesso taglienti, e riescono a strappare risate sincere senza mai scivolare nella facilità. Il dialogo è serrato, il botta e risposta continuo, e la sensazione è quella di assistere a una partita a scacchi giocata con l’ironia. Per lunghi tratti lo spettacolo procede come una commedia brillante, capace di sostenere l’attenzione e il divertimento del pubblico.

A contribuire in modo decisivo è la struttura scenografica ideata da Fabiana Di Marco, dinamica, colorata, sorprendentemente giocosa. Una scenografia che ruota, si trasforma, si sposta, seguendo l’andamento della narrazione come se ne fosse il riflesso fisico. È uno spazio che suggerisce circolarità, ritorno, ripetizione, proprio come la storia che sembra avanzare per poi ripartire dal punto di partenza.

Al centro ci sono tre donne, tre stereotipi contemporanei riconoscibilissimi eppure mai banali. L’influencer ossessionata dall’immagine e dal consenso, la manager potente e cinica che flirta con una spiritualità di facciata, la figura sciamanica e ambigua che incarna una possibile via alternativa. Ognuna è descritta con precisione, con battute cucite addosso come un abito su misura. Ogni parola sembra appartenere esattamente a quella tipologia umana, e proprio per questo risulta efficace e spesso spietatamente comica.

Le attrici reggono la scena con grande energia e intelligenza. Il loro lavoro è il vero motore dello spettacolo: riescono a rendere credibili personaggi che vivono sul confine tra caricatura e realtà, mantenendo sempre una forte empatia con il pubblico. Non è difficile, seduti in platea, scegliere il personaggio che più ci rappresenta o che più ci infastidisce, segno di una scrittura e di un’interpretazione riuscite.

Negli ultimi venti minuti, però, il meccanismo si fa più complesso. Per accompagnare le protagoniste fuori dal loro passato irrisolto, la narrazione accelera e si affolla di eventi e colpi di scena. Il finale risulta caotico, forse sovraccarico, con troppe svolte concentrate in poco tempo. Una scelta che spezza in parte l’equilibrio costruito fino a quel momento, pur senza compromettere il giudizio complessivo.

“Come fanno le aragoste” resta uno spettacolo gradevolissimo, che regala un’ora e mezza di teatro vivo, intelligente, attraversato da risate, sarcasmo e una buona dose di cinismo. Si esce dalla sala con la leggerezza di chi si è divertito e con la curiosità di capire quale di queste tre donne, alla fine, ci assomiglia di più.

Marco Marassi

Circa Barbara Lalle

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