Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026 la Sala Umberto di Roma ospita Pirandello Pulp, novità della stagione 2025/2026 che porta la firma di Edoardo Erba e la regia di Gioele Dix. In scena, un affiatato e sorprendente duo composto da Massimo Dapporto e Fabio Troiano, protagonisti di un confronto serrato che attraversa metateatro, ironia e zone d’ombra dell’identità pirandelliana.
L’azione si svolge durante le prove de Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello. Sul palco c’è Maurizio, regista colto e raffinato, convinto di dover guidare l’ennesima messinscena di un classico che conosce a fondo. Ad affiancarlo dovrebbe esserci un tecnico luci esperto; arriva invece Carmine, elettricista improvvisato, ignaro del testo e per di più afflitto da vertigini. Da questo equivoco prende avvio un duello dialettico che ribalta progressivamente le gerarchie.
Costretto a spiegare passo dopo passo la struttura e i significati dell’opera, Maurizio si trova a fronteggiare le provocazioni di Carmine, che – pur dichiarandosi “vergine” di Pirandello – smonta ogni scelta registica con una logica spiazzante, concreta, talvolta irriverente. Le sue proposte nascono da una visione istintiva, perfino pericolosa della realtà, e conducono verso un’idea radicale: trasformare Il giuoco delle parti in una versione pulp, ambientata in un parcheggio di periferia teatro di scambi di coppia. Un’operazione che sfronda il testo da quelli che Carmine definisce “inutili sproloqui” e lo trascina dentro una contemporaneità ruvida, quasi scandalosa.
È qui che il metateatro pirandelliano – cifra distintiva di opere come Sei personaggi in cerca d’autore – trova una nuova declinazione. Erba non tradisce il maestro siciliano, ma ne attualizza il “sentimento del contrario”, spingendolo in territori più crudi e inquieti. Il gioco si fa sottile: chi è davvero il regista? Chi il tecnico? Chi conduce e chi è condotto? Le maschere cadono, o forse si moltiplicano. E mentre i ruoli si invertono – con Maurizio costretto a salire e scendere dalla scala per puntare le luci e Carmine sempre più dominus concettuale della scena – affiorano verità impreviste che incrinano gli equilibri e spingono la commedia verso un finale inatteso, quasi da giallo psicologico.
La regia di Gioele Dix accompagna questo slittamento con misura e intelligenza, valorizzando la parola come motore dell’azione e lasciando che sia il confronto attorale a costruire tensione e ritmo. Le scene sono firmate da Angelo Lodi, le luci da Cesare Agoni, mentre i costumi – realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni – contribuiscono a definire un impianto visivo essenziale ma denso di rimandi.
Sul piano interpretativo, lo spettacolo si regge sulla qualità dei due protagonisti. Massimo Dapporto disegna un Maurizio sofisticato, ironico, a tratti arrogante, ma attraversato da crepe emotive che l’attore lascia affiorare con eleganza: voce timbrata, tempi calibrati, una presenza scenica capace di oscillare tra controllo e fragilità. Fabio Troiano, dal canto suo, costruisce un Carmine apparentemente ingenuo, concreto, poco incline al simbolico, ma dotato di un’intelligenza pratica e di una tenacia che lentamente conquistano il centro della scena. Il loro dialogo è un contrappunto preciso, uno spartito recitativo in cui ogni battuta diventa rivelazione o inganno.
Pirandello Pulp si impone così come una rilettura divertente, intelligente e insieme perturbante: uno spettacolo che gioca con il teatro dentro il teatro, interroga il confine tra realtà e finzione e dimostra quanto l’eredità pirandelliana sia ancora capace di parlare al presente. Alla fine, mentre il sipario cala, resta la sensazione che quel “giuoco delle parti” non riguardi soltanto i personaggi, ma ciascuno di noi – spettatori compresi.
Cristiana Paoletti
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