The UME (Emergency Army Unit) attend the train station in Granada, Spain Tuesday March 17, 2020. Police checked passports and IDs at the Pyrenees' border with France and along the 1,200 kilometer shared border with Portugal, as Spain re-established controls for incoming and outgoing travellers to stem the new COVID-19 coronavirus outbreak. For most people, the new coronavirus causes only mild or moderate symptoms. For some, it can cause more severe illness, especially in older adults and people with existing health problems. (AP Photo/Carlos Gil)

Torna l’incubo Covid: cosa farà il Governo se ci sarà una nuova ondata. La circolare del Ministero della Salute

La vasta e preoccupante ondata di contagi da Covid registrata in Cina, dove la situazione si aggrava giorno dopo giorno, ha fatto scattare l’allarme per la diffusione del virus in mezzo mondo. Inclusa l’Italia, che si è mossa subito per arginare la possibile nuova esplosione dell’epidemia anche da noi.

Ma cosa succederebbe se anche nel nostro Paese dovesse scoppiare un’altra grande ondata di casi, con incidenza e curva epidemiologica ad alti livelli? Cosa farebbe il Governo?

Se c’è una cosa, tra le altre, che l’esperienza cinese ci ha insegnato è che la politica di “tolleranza zero”, caratterizzata da feroci restrizioni delle libertà personali, non la strada giusta per contrastare i contagi. A sottolinearlo è stata proprio la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante il suo discorso di fine anno agli italiani, dichiarando che al momento la situazione è sotto controllo.

Nulla indica dunque che si tornerà alle misure estreme, come lockdown e chiusure di attività, che hanno ferito a fondo il Paese negli anni 2020-2021. Anche perché, ha osservato ancora Meloni, i primi 15 virus sequenziati su persone in arrivo dalla Cina in questi giorni hanno rivelato la presenza della variante Omicron, già in Italia conosciamo bene e che rientra nelle mutazioni già contrastate con efficacia dai vaccini (ecco quali varianti ci minacciano dalla Cina).

Come ci ha drammaticamente insegnato l’esperienza, però, la prudenza non è mai troppa. Per non rischiare di ripiombare nell’incubo della pandemia, il Governo ha deciso la linea del controllo rigido, sottoponendo a tampone chiunque arrivi in Italia a bordo di un volo proveniente dalla Cina. Una mossa che tuttavia da sola, ha sottolineato la premier, non è sufficiente a scongiurare ogni pericolo. Chi parte dal Paese asiatico, infatti, potrebbe giungere nel nostro Paese dopo aver fatto scalo in Germania o in Francia, evitando dunque i test stabiliti dal Ministero della Salute.

Per questo motivo l’amministrazione Meloni spinge per la definizione di una norma europea sugli screening Covid. Giorgia Meloni ha dunque chiesto ai ministri Schillaci e Salvini di avanzare una formale richiesta all’Unione europea. “Ci auguriamo che l’Ue voglia lavorare in questo senso”, ha sottolineato l’inquilina di Palazzo Chigi. E intanto le opposizioni tuonano, con in prima fila l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, secondo il quale “far finta che il Covid non esista più, e che tutto sommato si possa fare a meno dei vaccini, è una strategia fallita“.

L’Esecutivo, dal canto suo, Che poi, ha rinnovato l’invito a vaccinarsi contro il coronavirus soprattutto a soggetti anziani e fragili, chiudendo – a quanto pare – la porta al ritorno delle discusse restrizioni delle libertà personali. Puntando ancora su tamponi e mascherine e lavorando “prioritariamente sulla responsabilità cittadini e non sulla coercizione“, ha affermato Meloni.

C’è però un elemento che in particolare fa crescere l’allarme per la situazione epidemiologica in rapida evoluzione: la quasi totale assenza di informazioni da parte delle autorità cinesi. A sottolinearlo sono diversi esperti, in primis il microbiologo e senatore del Pd Andrea Crisanti.

“La prima cosa da fare è cercare di capire cosa sta succedendo. Bisognerebbe attivare tutti i canali della Farnesina ed eventualmente anche convocare l’ambasciatore cinese“, ha dichiarato l’esperto. A preoccupare è dunque una popolazione non immunizzata o adeguatamente protetta, vulnerabile al virus e potenzialmente contagiosa. “Assistiamo a un livello di trasmissione elevatissimo. Non sappiamo poi nulla sull’incidenza di casi gravi e mortali”, ha sottolineato ancora Crisanti. “Penso dunque che il Governo italiano la prima cosa che dovrebbe fare è chiamare l’ambasciatore e chiedere cosa sta succedendo in Cina”.

In una nuova circolare del Ministero della Salute è descritto il piano del governo per arginare un eventuale peggioramento della situazione Covid-19 in Italia.

Nella nuova circolare del Ministero della Salute, a proposito del possibile ritorno delle mascherine anti Covid in Italia, si legge che “l’utilizzo di mascherine è efficace nel ridurre la trasmissione dei virus respiratori e nel caso in cui si documentasse un evidente peggioramento epidemiologico con grave impatto clinico e/o sul funzionamento dei servizi assistenziali, potrebbe essere indicato il loro utilizzo in spazi chiusi, finalizzato in particolare a proteggere le persone ad alto rischio di malattia grave”.

La circolare prosegue così sul tema dello smart working: “Analogamente, nel caso di un eventuale sensibile peggioramento del quadro epidemiologico, si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti”.

La circolare del Ministero della Salute contiene, inoltre, alcune raccomandazioni alle Regioni: si sottolinea, infatti, che per l’inverno 2022-23, è “indispensabile che i servizi sanitari regionali verifichino e, se necessario, rafforzino lo stato di preparazione al fine di fronteggiare un eventuale aumento della domanda di assistenza per i casi di SarsCoV2”. In particolare, si raccomanda, tra le varie cose, la verifica dei posti letto in ricovero e terapia intensiva; l’approvvigionamento di dispositivi, farmaci, vaccini; la disponibilità di personale sanitario formato che “possa supportare reparti e servizi territoriali nel caso di un aumento dei casi tale da superare l’attuale capacità dei sistemi assistenziali”.

Tra le misure di organizzazione dei servizi sanitari, il Ministero della Salute ha indicato anche la disponibilità e corretta applicazione di protocolli ospedalieri formalizzati per la disinfezione e sanificazione degli ambienti di soggiorno dei pazienti positivi e modalità e protocolli dell’assistenza a domicilio.

È considerato, inoltre, importante, come si legge nella Circolare, “sottolineare che l’assetto organizzativo dei servizi sanitari dedicati al Covid dovrà seguire dinamicamente gli andamenti della relativa domanda e della situazione epidemiologica, per limitare le ricadute della gestione della pandemia sulle cure di patologie diverse dal Covid e sulle liste d’attesa per le prestazioni programmate. A questo proposito si raccomanda lo stretto monitoraggio dell’andamento delle liste d’attesa per le prestazioni programmate di ricovero, ambulatoriali e di screening oncologico e l’attento aggiornamento dei piani di recupero”.

La circolare del Ministero della Salute si conclude così: “Sebbene l’evoluzione della pandemia sia allo stato attuale imprevedibile, il nostro Paese deve prepararsi ad affrontare un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute, prima fra tutte l’influenza, e alla possibile circolazione di nuove varianti di SARS-CoV-2, determinato anche dai comportamenti individuali e dallo stato immunitario della popolazione. Si evidenzia la necessità di intensificare il sequenziamento al fine di raggiungere una numerosità sufficiente a identificare l’eventuale circolazione di nuove varianti. È particolarmente importante evitare la congestione delle strutture sanitarie limitando l’incidenza di malattia grave da Covid-19 e le complicanze dell’influenza nelle persone a rischio, proteggendo soprattutto le persone più fragili”.

Il governo ha anche puntato l’indice contro la Cina e l’ondata di casi che rischia di travolgere l’Europa. Senza una risposta coordinata, aveva avvertito la stessa premier, la stretta italiana rischia di essere inutile. La risposta arrivata  dai centri di controllo europei è una doccia fredda: lo screening dei viaggiatori dalla Cina è “ingiustificato”. dal momento che i Paesi Ue “hanno livelli relativamente alti di immunizzazione e vaccinazione” e “le varianti che circolano in Cina sono già in Ue”. Tale misura dunque “non è necessaria a livello dell’Unione Europea nel suo complesso”. Lo stesso direttore regionale dell’Oms in Europa, Hans Kluge, è scettico: “Non bisogna discriminare alcuna popolazione o gruppo”. Dura la replica del portavoce del ministro degli esteri cinese, Wang Wenbin: “Le misure imposte ai passeggeri provenienti dalla Cina dovrebbero essere basate sulla scienza e appropriate”.

La nuova ondata del Covid innesca anche la polemica politica. “Oggi la Meloni scopre che i controlli e le mascherine sono armi indispensabili per combattere il virus, meglio tardi che mai” sentenzia l’ex premier, Giuseppe Conte. Polemico il leader del Pd, Enrico Letta, che contesta le norme “no vax” contenute nel decreto contro i rave. Mentre Fratelli d’Italia ripropone la commissione di inchiesta sulla gestione del virus in Italia. Obiettivo: metterla nell’agenda dei lavori parlamentari entro la prima metà di gennaio. Forza Italia chiede, invece, di rilanciare la campagna vaccinale.

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