C’è un filo rosso che attraversa la diciassettesima edizione del Tolfa Jazz Festival: il passaggio di testimone. Dal 17 al 19 luglio il borgo della Maremma laziale torna a essere uno dei luoghi di riferimento del jazz italiano, ma quest’anno sceglie di raccontare soprattutto il presente e il futuro di una musica che continua a reinventarsi.
La direzione artistica di Alessio Ligi costruisce infatti un cartellone che mette al centro gli under 35 del progetto “Now Generation”, affiancandoli ad alcuni dei protagonisti più autorevoli della scena nazionale. Una scelta che va oltre il ricambio anagrafico e diventa una dichiarazione d’intenti: il jazz come linguaggio in continua evoluzione, capace di dialogare con elettronica, hip hop, rap e nuove forme espressive senza perdere la propria identità.
Accanto ai nomi emergenti trovano spazio artisti che rappresentano ormai punti di riferimento del panorama italiano. Ad aprire il festival, venerdì 17 luglio, sarà Frida Bollani Magoni con il tour Semplicemente Frida, percorso che ne conferma la maturazione artistica attraverso un repertorio che alterna brani originali e riletture internazionali, seguito dal live di Davide Shorty, capace di fondere scrittura urban e sensibilità jazzistica.
Il momento simbolicamente più significativo arriverà sabato 18 luglio con il ritorno di Fabrizio Bosso, legato al Tolfa Jazz da quindici anni. Il trombettista salirà sul palco dell’Anfiteatro con lo Spiritual Trio per presentare Welcome Back, confermando un rapporto ormai consolidato tra il festival e uno dei musicisti italiani più apprezzati a livello internazionale. Nella stessa giornata spazio anche alla ricerca sonora della violinista Anaïs Drago e all’energia dei Kolosso, collettivo bolognese che porta nel jazz le contaminazioni della trap, della drill e dell’elettronica.
La chiusura di domenica 19 luglio sarà affidata a due generazioni che dialogano idealmente tra loro: da una parte Ada Montellanico, tra le voci più autorevoli del jazz italiano, con il progetto Radici, riflessione musicale sul blues e sulla memoria; dall’altra il trombonista Matteo Paggi, vincitore del Top Jazz 2025, insieme al quintetto formato da Lucia Filaci e Vittorio Cuculo, espressioni di quella nuova scena che il festival ha deciso di valorizzare.
La musica, però, è soltanto una parte dell’esperienza. Tolfa conferma la propria vocazione a trasformare l’intero centro storico in un palcoscenico diffuso con street parade, buskers, installazioni artistiche e mostre, in un dialogo continuo tra concerti, arti visive e territorio. Un’impostazione che negli anni ha contribuito a costruire l’identità del festival, riconosciuto dalla Regione Lazio tra le Buone pratiche culturali di eccellenza.
Resta anche la dimensione sociale della manifestazione: parte dell’incasso dei concerti dell’Anfiteatro sarà devoluto a Komen Italia, partner del festival dal 2016, a sostegno dei progetti dedicati alla prevenzione e alla lotta contro il tumore al seno.
Più che un cartellone, quello del Tolfa Jazz 2026 appare così come un manifesto. Da un lato la solidità di artisti che hanno segnato la storia recente del jazz italiano; dall’altro una generazione che ne sta già riscrivendo linguaggi e confini. In mezzo, un borgo che continua a fare della musica un’occasione di incontro e di comunità.
Loredana Margheriti
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