Tolfa, Anfiteatro Villa Comunale, 20 luglio 2025 – Alle 22 in punto, mentre l’aria si fa più fresca e le luci dell’Anfiteatro della Villa Comunale iniziano ad accendersi, Francesco Cavestri fa il suo ingresso sul palco per l’ultima serata del Tolfa Jazz Festival 2025. Indossa un completo chiaro e un cappello bianco a tesa larga che dà subito un tocco retrò e cinematografico alla sua figura, quasi un personaggio venuto da un altro tempo. È un’introduzione rarefatta, poetica, che stabilisce da subito il tono di un’esplorazione musicale personale e intensa, l’inizio di un viaggio sonoro personalissimo: “Souvenir di un brano”, un brano inedito dal titolo evocativo, un gioco raffinato tra passato e presente, tra memoria e costruzione creativa, che si muove con la leggerezza del jazz contemporaneo e la profondità dell’emozione pura. Dopo questo incipit, la scena si trasforma quando introduce il brano “Distaccati dalla Dolce Vita”, ispirato all’omonimo capolavoro di Fellini; la formazione si allarga: Cavestri è affiancato da Riccardo Marchese alla batteria e Alessandro Simeoni al basso, dando vita a un trio che combina energia, raffinatezza e sperimentazione. Marchese si distingue in un assolo prolungato, in cui i piatti splash diventano pennellate brillanti in un quadro in continua evoluzione. Cavestri suona spesso ad occhi chiusi, come trasportato da un flusso interiore che definisce lui un abbandono totale alla musica, alla corrente creativa. Sul suo pianoforte campeggia una sound machine / tastiera che l’artista manipola con precisione, alzandosi in piedi per regolare suoni elettronici, loop e texture, integrando l’acustico con l’elettronica senza mai perdere la coerenza estetica. Ogni gesto è parte del suono, ogni variazione un frammento di narrazione. Non mancano gli omaggi e i riferimenti: “Rise and Shine”, una citazione diretta del pianista di Houston, Texas, Robert Glasper, viene evocata tra una modulazione e l’altra, a testimonianza dell’influenza che la scena neo- soul e jazz americana ha avuto sulla formazione musicale di Cavestri. C’è anche spazio per uno sguardo alle origini: dal suo primo album “Early Seventeen”, pubblicato quando aveva appena diciassette anni, esegue “In the Way of Silence”, un brano denso di malinconia e consapevolezza giovanile, che oggi risuona con nuova maturità e profondità. In uno dei momenti più liberi e sorprendenti della serata, miscela ora “Naima” di John Coltrane con atmosfere e armonie ispirate ai Radiohead, fondendo spiritualità jazz e inquietudine elettronica in una sintesi personale e vibrante. Il trio si muove con grande intesa, creando una tensione emotiva che sfocia nell’inaspettato. A seguire, Cavestri presenta il suo ultimo singolo, “Entropia”, scritto a quattro mani con Willie Peyote: un brano che unisce riflessione lirica e groove urbano, mantenendo una struttura musicale fluida e aperta all’improvvisazione. Lo esegue miscelando piano acustico e tastiera, sovrapponendo piani sonori in un crescendo dinamico dalle sonorità quasi alla Lyle Mays, evocando l’eleganza atmosferica e l’intelligenza armonica tipiche del grande tastierista dei Pat Metheny Group. A sorpresa, Cavestri intona a voce il ritornello, con voce calda e spontanea, e invita il pubblico ad accompagnarlo nel canto, prima di tornare al piano e proseguire il brano con una nuova energia condivisa. Un momento di connessione diretta, sincera, che amplifica l’impatto emotivo della performance. Il pubblico dell’anfiteatro, gremito ma silenzioso, è rapito. Francesco Cavestri conferma così, sul palco del Tolfa Jazz 2025, il suo talento di giovane protagonista della scena jazz italiana ed europea, capace di creare universi sonori sospesi tra eleganza, cinema e groove elettronico. Un artista che suona come se stesse sognando — e riesce a farci sognare con lui.
Quando l’orologio segna le 23:00, è il momento poi di un altro attesissimo protagonista della serata: Fabrizio Bosso fa il suo ingresso accompagnato dal fedele Julian Oliver Mazzariello al pianoforte. Indossa una delle sue camicie sgargianti, quasi a voler tradurre visivamente l’energia che sta per liberarsi sul palco. L’attacco è immediato e travolgente: “Je so’ pazzo”, omaggio infuocato a Pino Daniele, parte con forza travolgente. Il pubblico esplode, riconoscendo subito quel mix di sfida e verità che ha reso celebre il brano. Il duo costruisce una versione prolungata e dinamica, fatta di assoli alternati tra tromba e pianoforte, in cui ognuno spinge l’altro più in alto. Il piano di Mazzariello si dilata, tra invenzione melodica e potenza ritmica, mentre Bosso scolpisce l’aria con frasi taglienti e poetiche. Segue “Allora sì”, altro brano di Pino Daniele, eseguito con tensione lirica e intensità struggente. La tromba diventa voce narrante, il piano è il respiro profondo che sostiene la melodia e la spinge nell’intimità collettiva. È poi la volta di un momento speciale: Mazzariello si china direttamente sulle corde del pianoforte, pizzicandole con le mani nude. Il suono che ne scaturisce è delicato, evocativo, e introduce “Quando”, brano scritto da Daniele su testo del compianto Massimo Troisi.
L’esecuzione è intima, quasi sussurrata, e l’omaggio si trasforma in un ricordo condiviso, emozionante. Infine, il duo chiude con una versione ispirata e sorprendente di “Sicily”, brano che Pino Daniele scrisse insieme a Chick Corea. Mazzariello torna a suonare in modo percussivo, posando la mano direttamente sulle corde per smorzare i suoni e scolpire timbri sospesi. Bosso risponde con frasi calde, ampie, a tratti meditate, a tratti folgoranti. L’affiatamento tra i due è totale: non c’è bisogno di sguardi o segnali, ogni nota è un'intesa che si rinnova, un'intuizione immediata. Qui si raggiungono vette altissime, non solo tecnicamente, ma emotivamente: la loro musica vibra di verità, rispetto, libertà. Il pubblico, già in visibilio, è ora accompagnato in un preludio lungo e meditativo (citazione di” Mal di te”) a “Napul’è”. È la tromba di Bosso a intonare il refrain, rendendolo subito riconoscibile. È la volta di “Sotto ’o sole”, con il suo calore malinconico e viscerale. “Anima” arriva adesso, in una versione intimista, sospesa, quasi trattenuta nel respiro. Un finale collettivo, vibrante, pieno di consapevolezza e poesia. I due miscelano quindi in sequenza, con una, potentissima esecuzione “A Me Me Piace 'O Blues” e “Anna verrà”, un finale collettivo, vibrante, pieno di consapevolezza e poesia. Ma il pubblico ne vuole ancora. Ed è così che, tra applausi insistenti, Bosso e Mazzariello tornano sul palco per un bis attesissimo. Il brano scelto è “Se mi vuoi” di Pino Daniele, resa indimenticabile dal ritornello “E sale e sale e salirà / quest’ansia che ci unisce…”. Stavolta, però, la voce è quella del pubblico: Bosso invita tutti a cantare, trasformando l’ultima esecuzione in un momento corale e partecipato, un’unione di voci e cuori sotto le stelle. Un congedo emozionante, condiviso, che suggella in musica l’anima profonda di questa edizione del festival. Il dialogo tra Bosso e Mazzariello si conferma profondo e istintivo, frutto di anni di collaborazione e di una sintonia che, dal vivo, sfiora la telepatia. Il pianoforte di Mazzariello e la tromba di Bosso si rincorrono, si ascoltano, si aprono spazio a vicenda con una libertà fatta di rispetto e intelligenza musicale. Ogni brano diventa così un racconto condiviso, dove le melodie di Pino Daniele si rigenerano senza mai perdere la loro anima. Non è un caso che il concerto abbia ripreso buona parte del repertorio presente nel loro album del 2021, Il cielo è pieno di stelle, omaggio affettuoso e coraggioso al cantautore napoletano. In occasione dell’uscita, Bosso aveva dichiarato: “Non volevamo imitare Pino, ma respirare le sue melodie con il nostro linguaggio. Abbiamo scelto le canzoni che ci emozionavano da sempre e le abbiamo reinventate a modo nostro, cercando di conservare lo spirito originario”. A Tolfa, questo spirito è riemerso con forza: il pubblico ha potuto ascoltare non solo le note, ma il cuore stesso di quelle canzoni, filtrate da due interpreti che sembrano non suonare insieme, ma parlare.
Dopo un’intera giornata di eventi – dalle street band lungo via Roma, con Daniele Corvasce Gypsy Jazz Quartet, Resina e Delta Duo, al laboratorio “Jazzlandia” per bambini, fino al blues del Delta Duo al Casale dell’Acqua Bianca – questo momento serale è stato un culmine di poesia e tecnica, di racconto musicale e visione artistica. La domenica di Tolfa Jazz, il 20 luglio, ha visto avvicendarsi sul palco e per le strade diverse anime musicali, tutte confluite infine nel concerto notturno: un incrocio perfetto tra la tradizione jazz del festival e il suo sguardo sempre più aperto verso le contaminazioni del futuro.
https://tolfajazz.com/tolfa-jazz-2025/
Line up
Francesco Cavestri – pianoforte, tastiere, voce, elettronica
Alessandro Simeoni – basso elettrico
Riccardo Marchese – batteria
Fabrizio Bosso – tromba
Julian Oliver Mazzariello – pianoforte
Roberto Buono
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