Terrorismo internazionale e sua evoluzione

La questione della definizione di terrorismo, che fino ad oggi non ha trovato una configurazione definitiva, è tornato recentemente di attualità in seguito al dilagare del terrorismo islamico. Parliamo di persone e gruppi organizzati, collegati ad organizzazioni, operanti all’estero, responsabili di crimini di natura terroristica. Individuare una definizione  precisa del concetto è impresa impropria, in quanto il fenomeno può realizzarsi secondo modalità estremamente diverse, in relazione sia alle ideologie che lo sottendono, ai territori in cui vengono realizzate le azioni terroristiche, ed alle diverse questioni geopolitiche che attualmente caratterizzano la situazione internazionale. La percezione del fenomeno non è soggettiva perché mutevole a seconda del contesto socio-politico al quale si fa riferimento e dei diversi orientamenti politici esistenti. L’atto terroristico è in realtà un atto violento e intenzionale, finalizzato a diffondere il terrore nella collettività attraverso determinate azioni violente con finalità  politiche e falsamente religiose. Parlando delle caratteristiche dei terroristi moderni va considerato che se nei secoli XIX e XX, essi perseguivano scopi prevalentemente politici, ora commettono assassini come intimidazioni di massa. È ovvio che non possono operare su una scala così ampia senza un forte supporto esterno, anche finanziario. Non è sorprendente che nella società nascano varie teorie cospirative in merito al governo o al reclutamento di tutti i gruppi terroristici che sarebbero il prodotto di servizi speciali. Secondo la teoria della cospirazione tutti i gruppi terroristici sono proprietari di qualche potere e dietro i gruppi terroristici ci sarebbero i servizi di sicurezza del Paese che è il nemico principale. L’esperienza storica, il senso comune e la semplice osservazione dimostrano che in effetti non è così. Nasce invece la tendenza opposta. A causa delle azioni dei gruppi terroristici, la segretezza e l’uso sistematico della violenza, questi gruppi tendono a diventare autonomi da quelli che originariamente li hanno creati o sorvegliati. Caso di specie è la nascita di uno dei più violenti e spietati gruppi, che è l’ISIS. Le vittime dei militanti islamici si contano ormai in decine di migliaia di persone. Ne è, inoltre, conferma l’aereo russo distrutto quando era ancora in volo in Egitto. Egitto che riconosce come possibile l’ipotesi di un’esplosione del velivolo russo. Pur non parlando esplicitamente né di bomba né di esplosione, il governo egiziano conferma che le scatole nere hanno registrato a bordo nell’ultimo secondo un rumore anomalo, che però è ancora da analizzare. A confermare che Il Cairo valuta ora più attentamente l’ipotesi di un attentato, anche la notizia dell’apertura di un’indagine su tutto il personale dell’aeroporto di Sharm che è entrato in contatto con l’aereo russo. Mentre l’inchiesta egiziana fa un piccolo passo in avanti, si moltiplicano tra gli esperti le ipotesi sulle cause della tragedia costata la vita a 224 persone. Uno scenario suggerisce che la sciagura non sia stata provocata da una bomba, ma da un dispositivo esplosivo non tradizionale, come una bombola da sub. L’organizzatore dell’attentato contro l’Airbus A321 della russa Metrojet, esploso in volo con 224 persone a bordo, sarebbe un egiziano, Abu Osama al-Masri, leader dei miliziani che da anni infestano il Sinai, Ansar al Beyt al Maqdis, formazione che lo scorso anno si è legata all’Isis facendo il rituale atto di sottomissione al califfo Abu Bakr al Baghdadi. Un reportage rivela che almeno il 50% delle volte non c’è nessuno ai monitor che trasmettono le immagini delle telecamere interne, che erano rotte, e che riprendono le aree dove opera il personale di terra preposto al carico i bagagli sugli aerei in partenza dall’aeroporto egiziano, o dove passano i nastri che dal check-in smistano le valigie. Cosa che avvalora la pista che un complice di Is possa aver inserito un ordigno sul volo della russa Metrojet. Consideriamo che con cesio radioattivo, acquistabile nella ex Unione Sovietica, magari in Moldova, al prezzo di due milioni di euro, è possibile costruire una bomba perfetta per lo stato islamico. Questo mette in luce l’incubo dei servizi occidentali e dei paesi arabi nei mirini dell’Isis. Se poi metti insieme radioattività e tecnologia delle mini bombe l’esplosivo può essere nascosto dovunque, e introdotto negli stessi bagagli. A questo punto si potrà realmente capire l’attentato al Metrojet russo decollato da Sharm el Sheikh e precipitato nel Sinai. Ovvero, parliamo di compravendita di materiale radioattivo contrabbandato per fare bombe sporche, fatte da chi   risponde a un ordine diretto di Allah, e le costruisce a uso e consumo del Califfato di Al Baghdadi. Pronte ad esplodere, magari su un aereo…

 

 

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