Tasse, il Governo cancella 2 miliardi di imposte locali, per sbaglio

Gli enti locali potrebbero ben presto trovarsi con un ammanco di cassa di ben 2 miliardi di euro. L’allarme viene lanciato dal quotidiano economico Italia Oggi, che ricostruisce una vicenda apparentemente tratta da un libro di Franz Kafka o da un’opera del cosiddetto “Teatro dell’assurdo”. E, se in ballo non ci fossero cifre davvero importanti, verrebbe quasi da sorridere.

Ma procediamo con ordine e vediamo esattamente cosa è successo. Dopo un lungo, lunghissimo tira e molla, il Governo riesce ad approvare la Legge di Bilancio 2020   “trasformandola” in un maxi emendamento e ponendo la questione di fiducia. Una scelta dettata dalla necessità di accorciare i tempi parlamentari e approvare la manovra prima dell’inizio del 2020. Peccato, però, che in questo modo eventuali errori o dimenticanze non possano essere corrette. Ed è esattamente quello che è accaduto con una serie di imposte locali  che garantiscono un gettito non inferiore ai 2 miliardi di euro annui.

Cancellazione delle imposte comunali, nessun rinvio

Nella formulazione originaria (quella pre-maxiemendamento, per intenderci), la Legge di Bilancio 2020 prevedeva una riforma sostanziale dei tributi locali, con abrogazione di tributi quali l’imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni, la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari e del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche e contemporanea istituzione di un cosiddetto canone unico.

Secondo il dettato legislativo, questa riforma sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1 gennaio 2021, così da dare tempo alle amministrazioni locali di redigere ed emanare dei regolamenti che avrebbero disciplinato tariffe, rilascio di concessioni e rimozione di mezzi pubblicitari abusivi. Nel maxi emendamento, si legge nell’analisi effettuata da Italia Oggi, è stato però eliminato qualunque riferimento alla data di decorrenza. In soldoni, la riforma entra in vigore dal 1 gennaio 2020 (come tutte le altre norme previste nella manovra 2020) mentre il canone unico per le affissioni entrerà in vigore dal prossimo anno.

L’allarme di Sindaci e amministratori locali

Se il Parlamento non interverrà a breve (inserendo una nota correttiva nella legge di conversione del Decreto Milleproroghe, magari), comuni, province e regioni italiane si troveranno improvvisamente a fare i conti con un buco da 2 miliardi di euro. In una nota, l’Istituto per la finanza locale sottolinea che “l’abrogazione non segue la decorrenza del canone unico, non essendo indicato il termine «a decorrere dal 2021». È evidente che il comma 847 deve essere al più presto integrato, al fine di non determinare una paradossale vacatio normativa“.

Un bel grattacapo, dal momento che il versamento della prima rata per le imposte locali decorre dal 31 gennaio e gli operatori passivi avrebbero tutto il diritto di sospendere i pagamenti. Dal Governo assicurano che l’emendamento arriverà entro la prossima settimana, ma comunque entrerebbe in vigore solamente nella prima metà di febbraio.

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