Tartaglia Arte: maxi sequestro di opere d’arte per l’architetto italiano del “Palazzo di Putin”

Quasi 150 opere d’arte di Modigliani, de Chirico, Cézanne, Fontana, Kandinskij, Picasso e Botero oltre a ville, conti correnti ed elicotteri: è questo il risultato del maxi-sequestro da 141 milioni di euro attuato dalla Guardia di Finanza di Brescia contro Lanfranco Cirillo. Su disposizione della gip Alessandra Sabatucci, nello specifico, sono sotto sequestro preventivo dal 3 agosto 2022 le lussuose ville dell’architetto 63enne a Roncadelle e in Sardegna, le sopra citate 143 opere, borse, gioielli, auto, moto, terreni agricoli, uno yacht e oltre 670mila euro in contanti. Le indagini della GdF erano scattate nei mesi scorsi in seguito alla scoperta di un elicottero immatricolato in Russia ma per cui non erano stati assolti gli adempimenti doganali, cosa che ha a sua volta ha portato alla luce una forte discrepanza tra gli imponibili dichiarati e un elevatissimo tenore di vita. Da febbraio 2022, infatti, Cirillo è iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura di Brescia per contrabbando e dichiarazione infedele – e in particolare, scrive la GdF per “non aver dichiarato redditi per decine di milioni di euro per gli anni tra il 2013 e il 2019”, per riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

La villa di Putin sul Mar Nero

LANFRANCO CIRILLO, I LEGAMI CON PUTIN E GLI OLIGARCHI

Cirillo è iscritto all’Associazione italiani residenti all’estero e dotato di cittadinanza russa – grazie a Vladimir Putin stesso nel 2014 – e nella Grande Madre ha progettato palazzi per personaggi come l’ad della Gazprom Alexei Miller e lo “zar” in persona, compresa con ogni probabilità la gigantesca proprietà sul Mar Nero, a Gelendzhik, soprannominata “Palazzo di Putin“. Sia il presidente russo sia Cirillo hanno negato il coinvolgimento del presidente russo con la proprietà da un miliardo di euro: in un’intervista rilasciata lo scorso aprile in Italia, Cirillo aveva dichiarato sì di aver progettato l’edificio, ma come questo non fosse stato commissionato da Putin bensì da un gruppo privato, aggiungendo come fosse “una follia pensare che il presidente di un Paese così importante abbia bisogno di costruire un palazzo per sé”. Le voci erano però consistenti, e persino il primo oppositore del governo putiniano, Alexei Navalny, aveva realizzato all’inizio dell’anno scorso un video in cui sottolineava come fosse in realtà lui il proprietario della tenuta. Stando alla GdF il professionista manteneva “in Italia il centro dei propri interessi familiari, affettivi ed economico-patrimoniali”, nonostante Cirillo avesse dichiarato lo scorso febbraio di avere vissuto per 20 anni in Russia, e – rientrato nel 2019 – ora avrebbe la residenza a Dubai. Diventato famoso in Italia e in Russia come l’”architetto di Putin” proprio per via del video di Navalny sul complesso di Gelendzhik (secondo alcuni ispirato a Villa Certosa, di Silvio Berlusconi), il professionista aveva lavorato anche per altri 44 oligarchi russi, a cominciare dal petroliere Vagit Alekperov, prima in proprio e poi con lo studio moscovita Masterskaya (che aveva toccato quota duemila dipendenti prima di chiudere), ed è socio di oligarchi in un’ampia azienda vitivinicola sempre sul Mar Nero. “In Russia sono orgoglioso di avere realizzato importanti opere, dando lavoro a decine di aziende italiane e portando nelle dimore di molte delle persone più importanti e influenti il meglio dell’eccellenza italiana”, aveva dichiarato sempre lo scorso febbraio. Ma non solo oligarchi: Cirillo era amico di un grande numero di artisti e personaggi di spicco della cultura di tutto il mondo, cosa di cui aveva dato sfoggio nel 2021, quando a Repubblica aveva fatto presente, indicando una statua nella sua casa del bresciano, che Fernando Botero “è un buon amico, ha scolpito il mio gatto”.

By Giulia Giaume – artribune.com

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