Tartaglia Arte: I primi 25 anni del Museo Tinguely a Basilea – video

IL MUSEO SVIZZERO INTITOLATO A JEAN TINGUELY COMPIE 25 ANNI. VI RACCONTIAMO NEL DETTAGLIO LA SUA COLLEZIONE E GLI EVENTI ORGANIZZATI PER CELEBRARE QUESTA RICORRENZA.

Jean Tinguely, Mengele-Dance of Death, 1986. Tinguely Museum, Basel, 2021. Photo © Francesca Pompei

Il 2021 segna il 25esimo anniversario del Museo Tinguely a Basilea. Disegnato dall’architetto ticinese Mario Botta su una collina digradante verso il Reno e con la facciata interna in dialogo con il parco circostante, ospita la più grande collezione di opere dell’artista svizzero Jean Tinguely. Membro del movimento del Nouveau Réalisme insieme ad Arman, Yves Klein, Rotella e Spoerri, fu un interprete geniale del panorama culturale dagli Anni Sessanta fino alla sua morte nel 1991. Il museo ospita la più grande raccolta delle sue celebri macchine mobili e multisensoriali, dai primi assemblage fino alle ultime opere di grandi dimensioni, simili a giostre dadaiste di felliniana memoria, passando per ingegnosi pantografi, documenti originali e oggetti creati a quattro mani con la compagna Niki de Saint Phalle.

MENGELE-DANCE OF DEATH

Vertice della collezione, con cui il visitatore può interagire grazie a dei pulsanti che azionano ogni pezzo, in uno scenario dinamico di suoni e movimenti, è la celebre Mengele-Dance of Death, un gruppo scultoreo di 18 elementi creato da Tinguely nell’arco di una settimana. L’opera si compone di elementi che l’artista trasse dal devastante incendio avvenuto nel 1986 vicino al suo studio a Neyruz, nella fattoria e fabbrica di mais della famiglia dei Mengele, parenti di quel medico Josef tristemente noto per gli atroci esperimenti ad Auschwitz. In una sorta di catarsi simbolica del tempo e della storia, l’artista raccoglie i pezzi carbonizzati e bruciati nel rogo per ricostruire, sulla scia dell’iconografia della danza macabra, diffusa soprattutto nei Paesi nordici, un’installazione di dolore e di morte. “Il fenomeno dei materiali mi ha ispirato. L’orrore che conteneva”, scrive in un testo di presentazione dell’opera esposta anche a Palazzo Grassi nel 1987 e alla Fondazione Beyeler prima di essere definitivamente acquisita dal museo nel 1996. Motoseghe, bucrani, rastrelli, presse da lavoro e attrezzi agricoli, sbriciolati, liquefatti, trasformati dal calore delle fiamme che andarono avanti per giorni, compongono quella che è non solo un’opera inquietante e unica nel suo genere ma, soprattutto, una messa in scena dagli echi agghiaccianti che affonda le sue ragioni di contrappasso nella spaventosa figura di Mengele e delle sue atrocità all’epoca del Reich.

UN VIAGGIO NEL NOME DI TINGUELY

Un’opera che, nel suo impegno civile e nella sua risonanza estetica, vale una visita al museo che, in occasione dell’anniversario, ha anche organizzato una crociera in barca: in partenza da Basilea, toccherà Parigi, Anversa, Maastricht e Amsterdam, come in una sorta di fil rouge dei luoghi visitati e vissuti da Tinguely. Un’occasione da non perdere per ricominciare a viaggiare, attraverso l’arte, nei luoghi dello spazio e della memoria.

By Francesca Pompei – artribune.com


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